Giorgio Rocca super star

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Erede di Tomba e re dello sci azzurro. Le sue vittorie? Sono frutto di lavoro, lavoro, lavoro. Perché nello sci, come nello slalom della vita di ogni giorno, quel che conta è l’impegno. Millionaire ha incontrato Rocca alla vigilia delle Olimpiadi

Da 30 anni lavora per la sua forma fisica. Con grande dedizione. Lo chiamano “il solido livignasco”, ma del macigno ha ben poco. E’ veloce, preciso, adattabile. Al momento in cui scriviamo (metà gennaio 2006), Giorgio Rocca insegue i successi sciistici di Coppa del Mondo di Alberto Tomba, con la quinta vittoria consecutiva. E alle Olimpiadi invernali di Torino, i fan si aspettano grandi cose.

Giorgio, quali sono i tuoi segreti?

«Adoro sciare e ho la fortuna di poterlo fare come lavoro. Sciare è divertimento puro. Quest’anno ho lavorato tantissimo durante la preparazione estiva e ora mi sento veramente in forma».

Obiettivi?

«I più vicini sono le Olimpiadi e vincere più gare possibili in Coppa del Mondo».

Che cosa provi quando sali sul podio?

«Gioisco per me, per i miei tifosi, per la mia famiglia e per la mia nazione. Il podio alle Olimpiadi vorrebbe dire un sogno che si avvera. E’ una fortuna che in Italia pochi possono vantare: si entra nella storia».

Quali sono gli ingredienti del tuo successo?

«Lavoro, lavoro, lavoro. Curo moltissimo i dettagli tecnici e i particolari. Cerco sempre di variare l’allenamento. Poi da tre anni mi sono circondato di professionisti seri e preparati, che mi aiutano e mi supportano in tutto e per tutto».

Allenamenti continui, trasferte, vita con i compagni: non ti pesa mai la tua attività?

«La mia squadra è un po’ come una seconda famiglia. Non c’è il tempo di annoiarsi, perché dopo gli allenamenti ci sono le partitine a scopa la sera, un buon libro o un dvd. E, appena sono libero, corro a casa a Livigno da mia moglie Tania e da mio figlio Giacomo, che ha solo un anno, ma già a tre lo metterò sugli sci».

Una battuta d’arresto che ti ha mandato in crisi?

«Gli infortuni gravi che ho subìto nella mia carriera potevano essere una battuta d’arresto, ma il mio carattere e la mia tenacia mi hanno sempre spinto a rialzarmi in piedi. Non mollo mai!».

I tuoi miti?

«Tra gli sciatori Zurbriggen e Tomba. Ma le persone a cui devo tutto sono mio padre e mia madre, che hanno fatto tanti sacrifici per farmi sciare. E i miei allenatori».

Quali sono i tuoi avversari più temibili?

«L’austriaco Benjamin Raich. Quest’anno sta sciando molto bene anche Ted Ligety, un giovane americano».

Che cosa significa la parola «sfida»?

«La sfida è il sale della competizione».

Chi sfidi, l’avversario o te stesso?

«Prima di tutto me stesso, poi l’avversario».

La parola «sacrificio» fa parte del tuo vocabolario?

«Il sacrificio deve essere una costante nella nostra attività, però per carattere cerco di vedere l’aspetto positivo anche nelle cose che a volte pesano».

Impegno, fatica, disciplina: quali sono le regole che ti imponi ogni giorno?

«Tutte e tre fanno parte della mia quotidianità: ci aggiungerei la lealtà. Credo molto nello sport pulito, senza trucchi o sotterfugi».

Tu fai parte dei Carabinieri… Un aiuto reale per emergere nello sport?

«Il Gruppo Sportivo dei Carabinieri mi ha dato sicurezza e aiuto. Mi ha permesso di gareggiare quando non ero ancora nessuno e mi ha dato grande supporto. Sono molto orgoglioso di indossare la divisa».

Quando si vince tutto, che cosa si desidera ancora?

«Sono una persona felice perché ho una bellissima famiglia. Dopo le gare il mio rifugio è a Livigno, in Valtellina, dove “ricarico le pile”. Vincere è bellissimo, ma non è tutto nella vita. Il mio grande desiderio è la salute e la serenità per i miei cari».

Che cosa fai nel tempo libero?

«Leggo, vado in motoslitta, esco con gli amici, intaglio il legno, faccio passeggiate con le racchette da neve e telemark, mi alleno nella palestra, in casa… Ma il tempo libero che ho non è mai molto. Quest’estate ho fatto una sola settimana di vacanza!».

Che cosa ti dà più fastidio?

«L’arroganza, la prepotenza e la slealtà».

Che cosa ami di più?

«La natura. La montagna e la neve sono tutto per me. Sono nato in montagna, vivo in montagna, lavoro in montagna. La cosa che adoro di più è alzarmi prestissimo per ammirare l’alba».

Hai mai pensato a un lavoro diverso?

«Ogni tanto ci penso, però faccio fatica a vedermi in una professione che mi allontani troppo dalla neve. Vedremo…».

Lo sport e gli sponsor ti stanno rendendo ricco?

«Non sono legato al denaro, le mie scelte in fatto di sponsor sono sempre state orientate al progetto, prima che al lato economico. E’ chiaro però che gli sponsor sono importanti, perché noi sciatori non abbiamo una carriera lunghissima e, in Italia, si guadagna meno dei calciatori».

Come usi e userai il tuo denaro?

«Cercherò di comperarmi una casetta a Livigno. Attualmente sono in affitto».

Ti piace la popolarità?

«Sì, ma non la vivo con ossessione. Ho un bellissimo rapporto con i fan, apprezzo i loro sforzi per seguirmi in ogni gara. Al termine di ogni stagione agonistica, organizzo un raduno a Livigno dove facciamo una gara con i tifosi, i giornalisti, gli amici, gli sponsor».

Un consiglio per chi vuole vincere nella vita?

«Insistere, persistere, mai desistere».

Una carriera nel mondo dello sci è possibile?

«Certo, se ci sono le qualità, è possibile. Lo sci è uno sport meraviglioso. Spero che le mie vittorie possano essere il giusto stimolo per avvicinare tanta gente allo sci e per far appassionare gli italiani».

Dove, come, quando cominciare?

«Dai tre anni in poi. Rivolgetevi a una scuola di sci, iniziate sempre sotto la guida di maestri, con la giusta attrezzatura. E non cercate mai di strafare. Sciate in sicurezza e cercate di godervi la meraviglia delle nostre montagne. Sono le più belle al mondo!».

Identikit

Anni: 31, nato a Coira (Grigioni, Svizzera) il 6 agosto 1975, vive a Livigno (SO).

Altezza: 1,82 m

Peso: 93 kg

Inizio della carriera: nel 1992 entra in Nazionale e nel gruppo sportivo dei Carabinieri.

Gli infortuni: nel 1995 debutta in Coppa del Mondo, ma si rompe il ginocchio destro e deve fermarsi per qualche anno.

Il primo podio: l’annata ’98-99 vede il suo primo podio a Kitzbuhel.

Coppa del Mondo: ha disputato 119 gare con 11 trionfi e cinque vittorie consecutive in una sola stagione nello slalom. Questo risultato uguaglia i successi consecutivi di Marc Girardelli e Ingemar Stenmark. Alla data del 17 gennaio 2006, lo precede solo Alberto Tomba, che salì 50 volte sul podio, 9 volte consecutive per lo slalom.

Silvia Messa, Millionaire 2/2006

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