«Gomorra? Vi insegno io come si fa»

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Ex finanziere, imprenditore, protagonista di una scena cult del film. La sua esperienza sul set gli ha cambiato la vita. è prossimo al debutto con una pellicola sul tema. «Vi svelerò cosa c’è dietro Gomorra». Intervista a Massimo Emilio Gobbi

Ricordate l’imprenditore veneto che in una scena del film Gomorra tratta con Toni Servillo lo smaltimento dei rifiuti tossici della sua azienda? In giacca e cravatta, seduto alla scrivania del suo ufficio, si assicura che l’operazione avvenga in modo “pulito” (foto a destra). L’attore che interpreta questo personaggio si chiama Massimo Emilio Gobbi, ha 53 anni ed è stato uno dei volti scelti dal regista Matteo Garrone tra la gente “comune”. Attori-non attori, senza alcuna esperienza cinematografica, pagati pochissimo (in alcuni casi anche soltanto 100 euro) che hanno fatto la fortuna e l’originalità della pellicola. Gobbi, ex finanziere, fondatore del movimento politico “Kennedy italiano” (vicino all’area di centro-destra), è realmente un imprenditore. Che oggi esordisce nel cinema come regista e produttore. Gli ingredienti per far parlare di sé ci sono tutti: il tema (svelare i retroscena di Gomorra) e alcuni protagonisti. Come Ciro Petrone e Marco Macor, i due giovani che sparano in mutande nella scena simbolo del film. «In Gomorra il tema della camorra è stato sfruttato a fini commerciali. In tanti ci hanno guadagnato: se la camorra fosse una Spa, dovrebbe chiedere i diritti. Il mio film vuole raccontare come sono andate davvero le cose sul set» ha spiegato Gobbi a Millionaire. Si intitolerà Camorra Live Show.

La sceneggiatura è stata scritta da Claudio Bocchi, che è anche co-regista, le scene si gireranno tra Napoli, Roma, New York e Los Angeles. Tutto si svolgerà secondo il Garrone-style, con attori che interpretano se stessi. L’idea audace, quasi temeraria, rivela un personaggio fuori dagli schemi. Intraprendente e determinato. «Un briciolo di follia è sempre stato presente nel mio carattere» racconta Gobbi. «Sono rimasto orfano da bambino, ho smesso di studiare presto. Fino a 28 anni ho fatto i lavori più diversi, poi sono partito: New York, Singapore, India. Ho lavorato come analista per alcune banche d’affari. Ho sempre cercato di costruire la vita seguendo il mio istinto. Non so cosa sia uno stipendio fisso, non avrei mai fatto un lavoro da dipendente. All’inizio della mia attività imprenditoriale ho avuto anche qualche di­savventura giudiziaria. In Italia, a differenza che in America, se un imprenditore commette degli errori è molto difficile che si risollevi. Ma ci sono delle eccezioni, e una di queste sono io. Ho capito i miei sbagli, e ho voltato pagina».

L’occasione di partecipare a Gomorra gli ha dato nuova linfa. «Matteo Garrone mi ha visto su Sky nel programma Kennedy italiano e mi ha proposto di partecipare al film. Ho girato solo una scena, ma se la ricordano tutti. Ho partecipato anche alla produzione: non avevamo un set, ho trovato un capannone in disuso dove potevamo girare. Abbiamo preso un tavolo, ci siamo messi sotto una finestra: Toni Servillo seduto su una sedia, io su una cassetta della frutta, che nel film non si vede».

Per il cinema americano Gobbi ha una vera e propria passione. «Ho fatto alcune produzioni negli Stati Uniti. Ho collaborato con Abel Ferrara, sono stato sul set di Michael Moore. È a lui che mi ispiro». E a chi lo accusa di non aver mai fatto cinema risponde che anche Flavio Briatore fino a qualche anno fa non sapeva niente di Formula1. Se a Gobbi manca l’esperienza da cineasta, certo non è sprovvisto di volontà e coraggio: «Durante la premiazione di Gomorra a Cannes sono stato avvicinato da Robert DeNiro, ha voluto il mio numero di cellulare per propormi al regista Martin Scorsese, grande estimatore di Gomorra. A breve partirò per Los Angeles per incontrarlo». Si racconta anche che Toni Servillo, innervosito durante le riprese dal modo di fare di Gobbi, sia andato da Garrone protestando “Ma chi è questo, Al Pacino?”. Gobbi non smentisce. «È un attore di teatro, è abituato a seguire il copione. Io invece improvvisavo. Per esempio la battuta “Voglio che l’operazione sia clean, come dicono gli americani” me la sono inventata io al momento, il regista ne era entusiasta». Tra i protagonisti di Camorra Live Show ci sarà chi interpreterà la parte di Roberto Saviano, quella del produttore del film Domenico Procacci (della Fandango) e addirittura quella del boss Francesco Schiavone detto “Sandokan” (il capo del clan dei Casalesi, arrestato nel 1998 e condannato all’ergastolo). «Ma dalla verità si passa alla finzione: alla storia dei personaggi “reali” si intreccia quella di un imprenditore, che si trova suo malgrado invischiato in una situazione difficile, ma che alla fine riuscirà a uscirne» aggiunge Gobbi.

A questo punto la domanda è d’obbligo: non è anche questa un’operazione commerciale? «Gomorra rimarrà nella storia del cinema, ma sarebbe stato un errore non sfruttare questa opportunità. Punteremo sulla velocità e la comunicazione. Un buon trailer spesso fa molto di più di un grande film».

Intanto, l’”effetto Gomorra” si fa sentire anche nel cinema d’autore. Il 27 marzo è uscito Fortapàsc, il film di Marco Risi che racconta gli ultimi quattro mesi di vita di Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino che indagava sui traffici della camorra del dopo-terremoto, ucciso a Napoli nel 1985, a soli 26 anni. Anche Risi utilizza due attori di Gomorra: Salvatore Cantalupo e Gianfelice Imparato. «In Gomorra tutto appare disperato. Fortapàsc vuole dare un messaggio di speranza: fino a che ci saranno ancora uomini come Siani ci sarà un raggio di luce per Napoli e il nostro Paese».

Insomma, d’ora in poi chiunque vorrà parlare di camorra dovrà fare i conti con Gomorra.

un eroe del nostro tempo

Roberto Saviano ha appena 30 anni, e da più di tre è diventato un simbolo della lotta alla criminalità organizzata. Laureato in Filosofia, giornalista, fa parte del gruppo di ricercatori dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità. Il romanzo d’esordio Gomorra – Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra (Mondadori, 2006, 15,50 euro) è il frutto di anni di inchieste e interviste sul campo. Un vero e proprio caso editoriale, che ha provocato le reazioni più disparate: dalle accuse di diffamazione nei confronti della sua terra alla condanna a morte da parte della camorra, dalle manifestazioni di solidarietà del Presidente della Repubblica alla lettura del suo libro nelle piazze. Saviano vive da anni sotto scorta e dall’ottobre scorso, dopo la notizia di un possibile attentato ai suoi danni, ha deciso di lasciare l’Italia. Per lui si sono mobilitati sei premi Nobel. Da dicembre 2008 è anche on line con il progetto Oltregomorra, uno spazio di approfondimento e discussione sul tema delle mafie, che ha l’obiettivo di offrire al lettore una visione differente da quella proposta dai tradizionali mezzi di comunicazione. INFO: www.robertosaviano.it

Tiziana Tripepi, Millionaire 4/2009

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