Ho creato la fattoria sociale. Vi spiego cos’è e perché l’ho fatto!

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#Italiacheriparte ha la determinazione e l’inventiva di Giulia Lovato, imprenditrice agricola, e della sua famiglia. 29 anni, laurea in architettura, è tornata alla terra e insieme alla sorella e alla madre, ha dato vita a una fattoria sociale a San Pietro di Morubio nel veronese:

Siamo un’azienda agricola che ha come principale attività il reinserimento sociale di persone che vivono situazioni di disagio: dal bambino down all’autistico, a persone affetti da disabilità motorie, con episodi di carcere e violenza alle spalle. Li accogliamo: lavorano con noi, ci aiutano nelle nostre produzioni biologiche, e man mano riescono a migliorarsi e a rigenerarsi» racconta Giulia a Millionaire.

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La Vecchia Fattoria, questo il nome dell’azienda, nasce negli anni ottanta, passando da un’attività di produzione di tabacco ai prodotti biologici (frutta e verdura, cereali, marmellate, passate di pomodoro). Verso la fine degli anni novanta diventa fattoria didattica (oggi ospita 16mila bambini ogni anno) e nel 2011 con l’entrata in azienda di Giulia e di sua sorella, aumenta la sua vocazione sociale:

Stipuliamo convenzioni con l’Asl, enti locali e privati. Rispetto a una comunità di recupero, costiamo meno. Vengono qui e creiamo dei piani di recupero adatti a ogni persona con l’aiuto di un educatore e uno psicologo che lavorano per noi».

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Vincitori di un Oscar Green, premio con cui Coldiretti premia idee innovative nell’ambito agricolo, la fattoria ha un modello di business sostenibile grazie alle diverse attività di cui si occupa:

Produzione agricola biologica, fattoria sociale, didattica, agriturismo e per aziende. Mettendo insieme tutte queste attività riusciamo a portare avanti l’azienda e a darle una progettualità per il futuro. Le attività sociali ci hanno dato una grossa visibilità che ha promosso la nostra azienda su stampa, Web e social».

Perché sei passata dalla laurea in architettura all’imprenditoria agricola?

Perché ci sono storie incredibili che avvengono qui e che danno ogni giorno un senso alla mia scelta. Come un bambino di tre anni che è venuto da noi con una forma grave di autismo. Con le nostre iniziative, è migliorato man mano: ha iniziato a parlare, a leggere, a comunicare con gli altri. Oggi sta bene, va alla scuola materna ed è uno dei primi della classe. Dopo la prima settimana ci ha chiamato sua madre. Piangeva perché il bambino le aveva accarezzato il viso per la prima volta. Un episodio come questo dà significato a una decisione, più di ogni altra cosa».

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Che consigli daresti a chi vuole aprire una fattoria sociale?

Partire dalla formazione, sia pratica che teorica. Per guidare un’azienda bisogna conoscere tutto: dalle mansioni più umili a quelle amministrative. Poi informarsi sul Web, ci sono tanti bandi europei che finanziato attività di giovani. E poi non demoralizzarsi: l’inizio è sempre in salita, ma vale sempre la pena perché le soddisfazioni arrivano».

INFO: http://bit.ly/1mpWWsR

Giancarlo Donadio

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3 Commenti

  1. […] Una fattoria sociale per accogliere bambini da ogni parte d’Italia, soprattutto disabili o affetti da patologie psicofisiche. Questa è l’idea di Giulia Lovato, 30 anni, laurea in architettura, è tornata alla terra e insieme alla sorella e alla madre, ha dato vita a una fattoria sociale a San Pietro di Morubio nel veronese: «Siamo un’azienda agricola che ha come principale attività il reinserimento sociale di persone che vivono situazioni di disagio: dal bambino down all’autistico, a persone affetti da disabilità motorie, con episodi di carcere e violenza alle spalle. Li accogliamo: lavorano con noi, ci aiutano nelle nostre produzioni biologiche, e man mano riescono a migliorarsi e a rigenerarsi» racconta Giulia a Millionaire (qui la sua intervista completa). […]

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