I business che faranno tendenza

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Viaggio intorno al mondo a caccia di fenomeni, prodotti e mode che potrebbero cambiare il tuo futuro

Cosa ci riserverà il 2010? Su quali business puntare? Quali mode seguire? A quali stili di vita ispirarci? Molte domande, qualche risposta. Sì al lavoro, ma flessibile: che ci fa crescere ma non ci ingabbia. Sì a semplificarsi la vita, alle piccole cose di ogni giorno, alla felicità quotidiana. E a coccolarsi con i servizi a domicilio e i cibi biologici. Ma in modo nuovo, intelligente, personalizzato. E sempre sul filo del Web. Cureremo l’orto on line. Parteciperemo alle gare creative sul marketplace. Ascolteremo le voci dei paesi lontani sulle web radio. E quelle degli immigrati a casa nostra. Indosseremo la tecnologia come se fosse un vestito. Un mondo a metà tra il preindustriale e il postindustriale. E vivremo anche il sesso sempre più come un gioco. Lo dimostra il calendario Pirelli 2010. Nelle 30 immagini che scandiscono i mesi, il fotografo Terry Richardson ritrae una donna accattivante perché semplice, che fa dell’ironia l’unico suo velo (qui a fianco la modella di gennaio). Poi abbiamo viaggiato intorno al mondo, consultando i media, gli esperti e la gente comune. Abbiamo chiesto la consulenza agli anticipatori di tendenze, professionisti che hanno fatto dell’intuito un mestiere e che hanno il polso di quello che succede all’estero. E se accade in più Paesi, accadrà in Italia. Inizia il nuovo anno: è il momento giusto per guardare avanti. E tra le tante scommesse che siamo pronti a fare, ce n’è una particolare: scommettiamo che le Marche, regione italiana spesso dimenticata, avrà il suo momento di gloria?

Flessibilità, tutta da inventare

Posto fisso? No, grazie. Nel 2010 io lavoro libero. Quello che potrebbe sembrare uno slogan è invece una tendenza sempre più forte. Tramontata l’era del posto fisso e fallita l’ipotesi di un contratto a progetto che sia legato a un vero progetto di vita, è necessario muoversi su un nuovo paradigma. «Nell’anno che sta per arrivare supereremo la contraddizione posto fisso-precariato» conferma il sociologo Francesco Morace. L’occasione ce la dà il mondo del lavoro, che sta cambiando radicalmente: se nel passato infatti le aziende erano nuclei chiusi, che utilizzavano soltanto risorse interne, oggi integrano le competenze interne con quelle esterne, e selezionano le persone in base ai progetti da portare a termine. Conferma questa tendenza Giorgio Lavelli, direttore di Radartrend: «Le imprese si organizzeranno sempre più come il mondo del cinema, che crea una vera e propria struttura nel momento in cui deve fare un film, con tanto di budget e assunzioni. Una volta prodotto il film, l’azienda si scioglie». Se le cose stanno così, cosa deve fare il lavoratore del futuro? Costruirsi delle competenze professionali approfondite, trasformarsi in una piccola impresa che offre i suoi servizi alle aziende che lo richiedano. È quello che succede già per alcuni professionisti, come i pubblicitari, i progettisti di videogiochi, i grafici o chi crea contenuti per i fumetti. «Nasce un equilibrio nuovo, in cui a essere al centro non è più il lavoro ma la persona. E il posto fisso è destinato a essere sempre meno un sogno» aggiunge Morace. Secondo uno studio britannico realizzato dalla Equality and Human Rights Commission, il 62% degli uomini sarebbe disposto a ridurre l’orario d’ufficio per dedicarsi ai figli. Non a caso le aziende più illuminate stanno valutando strumenti per venire incontro ai dipendenti. Alla Microsoft Italia tutti hanno un tetto di ore in cui possono decidere di lavorare da casa. Non solo, il gruppo ha avviato degli esperimenti di flextime che permettono di spostare l’orario di ingresso per recuperarlo in serata. «La tecnologia e i modelli produttivi permetterebbero di dedicarci maggiormente alla nostra vita privata, ma il problema è che non riusciamo a liberarci da un’idea del lavoro tanto inattuale quanto punitiva che misura la professionalità sul metro della presenza in ufficio» commenta il sociologo Domenico De Masi.

Tutto a casa, è boom

Semplificarsi la vita, prendersi cura di sé, ricerca della felicità nel quotidiano. Ecco i nuovi desideri degli italiani. Quelli che spingeranno nuovi business. Un esempio? I servizi a domicilio sono destinati a essere sempre più richiesti (per un’idea di quel che tira di più www.voglioadomicilio.it). Attenzione, però: non parliamo di pizza e tramezzino. Il futuro sta nelle idee nuove, in quelle che risolvono problemi quotidiani. Negli Stati Uniti sono una realtà ormai molto strutturata, tanto che vengono “appaltati” dalle grandi aziende per essere offerti ai loro dipendenti. È il caso dei servizi a domicilio nel settore della cura e prevenzione dei denti: Onsite Health è uno studio dentistico mobile che fa il giro delle aziende della California (www.onsitehealth.com). O quelli mirati sul recupero fisico e psicologico delle neomamme di Go Home Gorgeous (www.gohomegorgeous.com). Ma ce ne sono molti anche nel campo dei lavori manuali classici, per esempio le sartorie che arrivano a casa. Anche in Italia qualcosa si sta muovendo. Ed è l’idea originale a essere la più premiata. Così c’è chi si è inventato la dieta a domicilio. Si chiama Diet to go (www.diet-to-go.com) e permette ai fanatici delle calorie, residenti a Milano Torino, Parma, La Spezia Genova e Roma di ricevere ogni giorno in ufficio una borsa termica contenente i pasti che dovranno essere consumati durante la giornata, secondo un preciso programma alimentare. I prezzi: 340 euro per il menu di due settimane. Ma c’è anche chi consegna cubetti di ghiaccio express a chi durante una festa ci si accorge di essere rimasto senza. Lui si chiama Hani EI Mallah (www.ice-man.it), è un egiziano che ha fatto della produzione e della vendita di ghiaccio un vero e proprio business. Il prezzo è 0,50 centesimi al kg; e il costo del trasporto 0,60 al km. E ancora: vanno sempre più forti i servizi di “soccorso da sbornia” degli scooter man di Roma, Milano e Torino (vedi box). Così ti salvi la vita e la patente.

La forza del km zero

La ricerca della felicità quotidiana passa anche attraverso il bisogno di sicurezza e di socializzazione. Quasi un’involuzione, che si è manifestata già nel 2009 con il fenomeno del “km zero”, i prodotti della terra coltivati a pochi km da casa e con metodi naturali. «Nel 2010 questa tendenza è destinata a esplodere on line» afferma Morace. Non è un caso se l’applicazione più popolare in tutta la storia di Facebook (che in America è una vera e propria ossessione, con 62 milioni di utenti) sia Farmville (www.farmville.com), un gioco in cui si crea una fattoria “virtuale” con tanto di coltivazioni e animali. Da curare e seguire, pena la perdita del raccolto. E che consente di crearsi degli amici, i vicini di casa dei poderi con i quali si collabora e ci si scambia regali. «Negli Stati Uniti il rapporto tra contadini virtuali e reali è di 60 a 1» scrive il New York Times. «Molti studiosi interpretano questa tendenza come il desiderio di un ritorno alla vita rurale». Una tendenza che nella realtà si può trasformare in business. «All’estero ci sono tante iniziative interessanti, che partendo dal concetto di km zero, hanno trovato forme nuove e moderne per farsi conoscere. Caratteristiche comuni: stagionalità e tracciabilità, che sono sinonimo di qualità» afferma Morace. E proprio sulla tracciabilità hanno puntato in Francia i 200 agricoltori riuniti sotto il nome di Le Petit Producteur (www.lepetitproducteur.com) che, per garantire la trasparenza dei processi, appongono sulle confezioni di frutta e verdura la loro foto e il loro nome, nonché il luogo in cui i prodotti sono stati coltivati. L’iniziativa, nata nel 2007 dall’idea di due fratelli, Elizabeth e Nicolas Rapetti, ha attirato l’attenzione della grande distribuzione, tanto che oggi i prodotti Le Petit Producteur si trovano sugli scaffali di Auchan, Carrefour e altri supermercati francesi. E negli Stati Uniti, ogni mercoledì a Seattle, alla fermata del traghetto di Bainbridge Island arriva, a orari prestabiliti, il Ferry Farm Stand, un barcone che distribuisce ai pendolari in attesa di imbarcarsi verso casa sacchetti contenenti frutta e verdura al prezzo fisso di cinque dollari. Prodotti locali, che vengono coltivati proprio nella zona intorno a Bainbridge I-sland (www.soundfood.org).

È Internet la grande rivoluzione

Le soluzioni per la nostra vita passeranno sempre più da un clic. Internet diventerà sempre più il punto d’incontro tra domanda e offerta, un mercato dove si va non solo per acquistare ma anche per progettare, produrre, creare. In Nuova Zelanda la società Ponoko, soprannominata la “fabbrica del XXI secolo” (www.ponoko.com), dà la possibilità di progettare on line un oggetto (grazie a un software di modellizzazione 3D e un catalogo di materiali), creare un prototipo, metterlo in produzione e venderlo sul sito, devolvendo una parte dei proventi al creatore dell’oggetto. Un punto di incontro on line tra creatori, fabbricanti digitali, fornitori di materiali e compratori per fare quasi qualsiasi cosa. Da quando è stata lanciata, nel 2007, ha realizzato e consegnato più di 30mila progetti. Gli affari si sviluppano solo tra aziende nel caso di Ali Baba (www.alibaba.com), il più grande marketplace on line per aziende, molto famoso in Asia, dove le aziende possono vendere quello che producono ma anche comprare ciò che serve per la loro produzione.

Ma anche in Italia qualcuno si è già mosso. Pier Ludovico Bancale, 42 anni e un passato da manager in aziende multinazionali, ha creato BootB il marketplace dell’advertising. Si è chiesto: come far incontrare un’azienda svizzera che vuole progettare una nuova campagna pubblicitaria con un freelance creativo di Jakarta? Detto fatto. Funziona cosi: le aziende inseriscono nel sito le loro richieste e il loro budget di spesa. I creativi di tutto il mondo, dal giovane freelance alle super agenzie di pubblicità (ma in realtà chiunque può partecipare) elaborano le loro proposte. Al termine della campagna, l’azienda sceglie l’idea migliore e il vincitore si porta a casa il budget (vedi box a fianco).

Il futuro delle radio è on line

Intanto anche il futuro della radio è nel Web. «Bastano un computer e una buona connessione: si digita il sito e si ha la possibilità di ascoltare programmi radiofonici da tutto il mondo» spiega Dario Morelli, 23 anni, speaker e co-fondatore di Radio Street Messina (www.radiostreetmessina.it). Il bello è che si possono ascoltare radio di tutto il mondo, dall’America all’Estremo Oriente. Il “brutto” è che bisogna conoscerle: a differenza della radio Fm, le cui frequenze si trovano anche casualmente girando la manopola, per andare su una web radio bisogna conoscere l’indirizzo Internet. «Potenzialmente la web radio è uno strumento molto interessante. Ma l’Italia sconta un ritardo tecnologico che ancora non permette una sua completa diffusione. Occorrono investimenti nel wireless, nel Wi-Fi e nella banda larga» spiega Morelli. Basti pensare che l’Italia è al 14° posto (su 19) nella classifica sull’accesso al Web tra i Paesi Ocse, e ha appena 147 utenti di banda larga ogni 1.000 abitanti. Il che significa che l’ascolto delle web radio per il momento avviene al computer, e non anche su iPhone e Smartphone. Negli Stati Uniti le cose vanno diversamente: Pandora, una delle web radio più popolari, con 11 milioni di utenti registrati, ha lanciato a settembre 2009 un’applicazione che permette di ascoltare i suoi programmi sui telefoni cellulari. «La maggior parte delle nuove registrazioni al sito sono di persone che ascoltano la radio al telefono» riportava il New York Times a settembre. «La gente ascolta la radio mentre cammina per strada o quando è in auto, dopo aver inserito la spina nelle casse».

Immigrati-imprenditori: il trend del kebab

Un fenomeno interessante nell’Italia del 2009, che si rafforzerà nell’anno che è appena cominciato, è la presenza di immigrati-imprenditori. Secondo una recente elaborazione dell’Eurispes, il tasso di imprenditorialità degli stranieri è più elevato di quello degli italiani: uno straniero su sette apre un’impresa, contro un rapporto di uno a dieci nella popolazione italiana. Le ditte individuali con un titolare straniero sono ormai la metà delle nuove aperture, e sono 250mila gli stranieri titolari di ditte individuali.

è nel commercio che si rileva il vero boom, con un incremento dell’80% dei negozi aperti dagli extracomunitari. Tra i filoni che tirano maggiormente: ristoranti etnici, bar, macellerie, punti vendita ambulanti, gastronomie e kebaberie. Dervis Bozyel, 38 anni, turco, è in Italia dal 2002. Ha una laurea in Economia in tasca, è uno di quelli che ce l’ha fatta. Ha aperto a Milano nel 2004 l’Euro Doner Kebap, una piccola kebaberia oggi molto frequentata nel quartiere Isola. «Ho una laurea in Economia e commercio, ma in Turchia non trovavo lavoro. Ho lavorato per due anni come operaio di calzaturificio, prima ad Arezzo poi a Como. Nel 2002 ho ottenuto il ricongiungimento famigliare, e quando mia moglie è venuta in Italia, sono andato a lavorare in una kebaberia a Milano». Bozyel impara il mestiere, e due anni dopo apre il suo locale. «C’era una pizzeria che chiudeva, l’ho rilevata e trasformata in un Doner Kebap (che letteralmente significa “carne che gira”). Ho investito circa 100mila euro, pagati metà in contanti, metà con un finanziamento bancario». La sua specialità è lo Yufka kebap, una piadina calda fatta al momento, che viene poi riempita di carne, salse e verdura. «Questo lavoro mi dà da vivere. Mi sono iscritto all’università per prendere una seconda laurea, in Amministrazione pubblica. L’Italia è ormai il mio Paese, i miei due figli sono nati qui. La mattina andiamo tutti a scuola: i miei figli, mia moglie e io. Lei frequenta un corso di inglese e io sto studiando l’italiano. Poi inizia la giornata lavorativa».

Ed è proprio questa categoria di immigrati che può arricchirci. «Quello che occorrerà fare nel 2010 è valorizzare il genius loci» sostiene Morace. «Ogni immigrato si porta dietro un suo patrimonio. Se gli si dà la possibilità di esprimerlo in modo sano, può essere un arricchimento per tutti. E l’integrazione diventa un punto di arrivo».

Sex, bisex, trans: parole di uso comune

Il sesso e la bisessualità dichiarata sono tra i cavalli di battaglia di Lady Gaga (all’anagrafe Stefani Joanne Angelina Germanotta), il fenomeno musicale esploso nel 2009 e destinato a imporsi nei prossimi mesi anche in Italia. Pur non essendo una bellezza da copertina, ha puntato su mise molto succinte e messaggi non subliminali: «Per me il sesso è intelligenza e forza» ha dichiarato. Il sesso, insomma, non passa di moda, e anche il 2010 favorirà i business che lo esalteranno. Partendo dagli ultimi dati di cronaca: in Italia ci sono 30mila transessuali, di cui 12mila si prostituiscono. Il 20% dei tradimenti coniugali si deve a rapporti con trans. Non solo. Un terzo degli utenti di Meetic, il più celebre sito di incontri, è sposato. E il nuovissimo sito Gleeden, aperto l’1 dicembre, unicamente dedicato a un pubblico sposato o fidanzato che voglia conoscere persone nuove al di fuori della propria coppia, conta già 10mila iscritti. Ma c’è chi va controcorrente, e ha fatto un business non sul modo abituale di incontrarsi on line degli omosessuali ma sul loro desiderio di un progetto di vita. L’agenzia, avviata alla fine del 2009 da una nostra lettrice, ha già 400 iscritti. L’iscrizione costa 1.500 euro l’anno e potrebbe essere l’idea del business del futuro (vedi box a pag 45).

Mollo tutto e vado nelle Marche

Se volessimo scommettere sulla regione italiana che decollerà nel 2010, su quale punteremmo? Noi abbiamo scelto le Marche. Splendide colline, spiagge meravigliose, borghi medievali ricchi di arte e cultura. E l’intraprendenza della sua popolazione. È nelle Marche che due mesi fa è atterrato Dustin Hoffman, portando con sé il testo dell’Infinito di Leopardi, che ha recitato in italiano nel centro storico di Urbino, in occasione di alcuni spot girati per la Regione. Ed è stato un agriturismo nel borgo di Rosora, in provincia di Ancona, il premio messo in palio l’anno scorso da un reality show danese, dal titolo Il mio sogno italiano. I concorrenti dovevano avviare l’attività del bed & breakfast restaurando il rustico, ma anche integrarsi nella comunità locale e apprezzarne le caratteristiche. E ancora le Marche hanno fatto da scenario al film L’erede, che il regista italo-francese Michael Zampino ha girato nell’ottobre scorso (vedi box). Anche chi si occupa di mercato immobiliare intravede grandi potenzialità: «Negli ultimi anni a investire nelle seconde case sono stati soprattutto gli stranieri, inglesi e tedeschi in testa, che hanno visto le Marche come “le sorelle povere della Toscana”» ci spiegano da Tecnocasa. «Con una cifra più bassa si acquistano casali di campagna, si ristrutturano e si vengono a trascorrere le vacanze». Il prezzo per un rustico di 200 mq da ristrutturare: 300mila euro se si trova a ridosso della fascia costiera, la metà se nell’entroterra. Pronti a fare le valigie?

Cosa ci insegna il bestseller di Dan Brown

Dopo il romanzo Angeli e demoni e il Codice Da Vinci (80 milioni di copie vendute) sarà Il simbolo perduto (Mondadori, 24 euro) a risollevare le sorti dell’editoria mondiale nel 2010? Probabilmente sì. Un minuto dopo la mezzanotte del 15 settembre 2009 (primo giorno in libreria) l’ultimo romanzo di Dan Brown (a sinistra) aveva venduto già 550mila copie nella sola Gran Bretagna. Un record. E, dopo 24 ore, in Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti le copie erano un milione. Ma la vera novità del romanzo, in Italia dalla fine di ottobre, è la tesi di fondo: secondo Brown la nostra mente può modificare la realtà. Si chiama noetica (dal greco nòos, pensiero), è la scienza che studia la possibilità della mente di influenzare il mondo. La protagonista del thriller è una scienziata che svolge ricerche che richiamano quelle eseguite dall’Istituto di Scienze noetiche in California (www.theintentionexperiment.com). Insomma, Brown non ha inventato nulla. Spiega: «Nel romanzo cito un esperimento dell’Università di Princeton: se davanti a un bicchiere d’acqua che si congela pensi a cose belle, il bicchiere fa splendidi cristalli di ghiaccio. Se pensi a cose malvagie, i cristalli diventano brutti». Vero o falso? Nel dubbio, cosa aspettate a pensare a cose belle?

1. lavoro libero

In Germania chi la riduce al minimo, esce prima dall’ufficio.

In Inghilterra vale la regola della flessibilità: chi pranza davanti al computer può correre prima a casa. E in Italia? La battuta del ministro Gianfranco Rotondi “Aboliamo la pausa pranzo” ha fatto discutere, ma potrebbe essere invece una strada per il futuro nel segno della flessibilità. Chi preferisce tornare a casa un’ora prima per potersi dedicare ai figli o al tempo libero, dovrebbe essere libero di farlo.

2. bevi quanto vuoi, guido io

Arriva a bordo di un motorino pieghevole, lo ripone nel baule della tua auto e ti guida sano e salvo a casa: è lo scooter man, una specie di “soccorritore sobrio”, utile quando si è alzato un po’ troppo il gomito. L’idea, che in altri Paesi (Inghilterra, Paesi Bassi, Spagna, Stati Uniti e Australia) è una realtà già consolidata, è approdata in Italia. Carlotta Fabietti, 40 anni, ex libraia, l’ha lanciata a Torino (www.yoyo-torino.it). «C’è voluto un po’ di tempo per inquadrare l’attività, era la prima volta che si sentiva parlare di un servizio del genere. Non siamo autisti perché non guidiamo mezzi nostri, ma facciamo un servizio “alla persona”» spiega Fabietti. «Siamo in tre, ognuno di noi ha aperto una ditta individuale. Il mio investimento è stato di circa 7.000 euro: è servito per comprare un motorino pieghevole (1.800 euro quello prodotto da Di Blasi, ndr), affittare un garage, farsi un po’ di pubblicità. «Le chiamate arrivano su un Numero Verde, che le dirotta sul cellulare disponibile in quel momento, per essere sempre reperibili senza la necessità di una sede fissa». La tariffa richiesta per il servizio è di 15 euro l’ora negli orari diurni, due euro per ogni km percorso di notte. Molto più economico di un taxi.

Gli altri scooter man d’Italia sono a Roma (www.mariuccio.it), Milano (www.togaproject.com) e Vicenza (www.sos-party.com).

3.le verdure del mio orto? sono tue

Si chiamano Paolo, Francesca e Giovanni Ferraris. Hanno rispettivamente 28, 32 e 36 anni e l’anno scorso hanno trasformato in modo innovativo l’azienda di famiglia nella campagna di Santhià, ereditata nel 2004 e interamente coltivata a riso. La loro iniziativa si chiama Le verdure del mio orto e permette di crearsi un orto on line. L’utente sceglie sul sito dimensioni e composizione. Poi le verdure vengono realmente piantate, coltivate e recapitate a casa ogni settimana. «La terra è sempre stata nel nostro dna, ma quando ci siamo iscritti all’università ci siamo dovuti allontanare: mio fratello Paolo è andato a studiare all’Istituto europeo di Design, mia sorella Scienze naturali e io Psichiatria. Poi abbiamo deciso di tornare per dedicarcene a tempo pieno. L’azienda era coltivata interamente a riso, e noi volevamo introdurre qualcosa di nuovo. Le verdure ci sembravano un buon punto di partenza: sono facili da coltivare, ed eravamo abituati sin da piccoli a curare un orto per i nostri bisogni personali. Così abbiamo ampliato i nostri terreni per includere degli orti. Poi l’idea del sito: è quasi un gioco, ma crea comunque un rapporto con la terra. E durante il fine settimana si può venire qui a vedere “dal vivo” dove arriva la verdura che si consuma». Quanto costa affittare un orto? Per una famiglia di quattro persone l’appezzamento consigliato è di 90 mq, e il costo annuale si aggira sui 1.300 euro (circa 3,6 euro al giorno). I 30 orti creati sono stati tutti affittati e c’è gente in lista d’attesa». INFO: www.leverduredelmioorto.it

4. chi mi dà l’idea per uno spot? io

«Ero direttore marketing presso L’Oréal Italia e mi occupavo delle campagne pubblicitarie, ma mi sentivo profondamente insoddisfatto di lavorare con una sola agenzia. Così ho pensato: “Perché non utilizzare la straordinaria potenza di Internet per rendere visibili a tutti i creativi le richieste delle aziende, e far vincere il migliore?”. Oggi il mercato italiano è maturo per questo business» racconta Pier Ludovico Bancale di BootB (acronimo di Brands out of the Box), il marketplace dell’advertising che conta già 15mila iscritti da 132 Paesi e due mesi fa è stato presentato in Italia.

Quali sono i vantaggi per le aziende?

«Tantissimi. Si riceve in tempi brevi un numero elevato di proposte molto diverse tra loro. I progetti vengono gestiti totalmente on line, con risparmio di tempo ed energie. Si è liberi di decidere quanto investire, perché non abbiamo prezzi di listino. E si ha un solo interlocutore, fondamentale per tutti i progetti dove la creatività è un fattore critico di successo».

Quali vantaggi per i creativi?

«Lavorano su progetti che scelgono loro, e non su quelli che vengono loro assegnati. Possono comunicare direttamente con il cliente, senza filtri e con la possibilità di restare anonimi. Il che significa che saranno ricompensati per le proprie idee e non per la reputazione: l’agenzia di New York e il freelance di Nuova Delhi hanno le stesse possibilità di vincere. E la volta seguente il cliente potrà rivolgersi direttamente al creativo che ha dimostrato di essere più in gamba».

Dove sta il vostro business?

«Tratteniamo una fee del 20% per l’intermediazione».

INFO: www.bootb.com/it

5. aprire una web radio: business o passione?

Basta un computer e un microfono. Si scaricano da Internet i software (anche gratuiti) e il gioco è fatto. L’investimento è bassissimo, praticamente nullo. Da casa, con un server normale ci si può divertire e trasmettere in tutto il mondo, ma a non più di una trentina di utenti contemporaneamente. Se invece si vogliono fare le cose “seriamente” le cose cambiano. «Per aprire una web radio occorre innanzitutto comprare le licenze dalla Siae e dalla Scf (che tutelano i diritti relativi rispettivamente alla composizione musicale e alla registrazione discografica, ndr). La spesa, nel caso di radio non commerciale, è di circa 1.000 euro» ci racconta Danilo Monverde, 35 anni, proprietario di Network Studio 5, una delle web radio più seguite in Rete. «Il resto dell’investimento dipende dalla qualità audio che si intende offrire e dal numero di ascoltatori che si vuole avere in contemporanea. Spesso, come nel mio caso, ci si appoggia a server dislocati in America. Si comprano gli slot, cioè delle cifre fisse ad ascoltatore. In media 100 euro al mese ogni 50 ascoltatori». A fronte di queste spese, quali gli incassi? «Se non ci si registra come radio commerciale non si può fare pubblicità» continua Monverde. «Sto tempestando i pubblicitari per convincerli a far investire le aziende nella mia radio. Pensano che gli ascoltatori siano pochi, ma una web radio di dimensioni medio-grandi può raggiungere 60mila utenti al giorno. Come una radio locale in Fm».

INFO: www.networkstudio5.it

6. il fenomeno Lady Gaga

La sua musica è stata influenzata dal pop degli anni 80. D’altra parte il suo nome d’arte deriva dalla mitica Radio Ga Ga dei Queen. È considerata la nuova Madonna. Occhialoni scuri, capelli biondo platino, look tra gli anni 80 e il provocante. Ma il suo curriculum ci descrive una sorta di bambina prodigio: a quattro anni suona già il pianoforte e a 13 compone la sua prima ballata per piano. A 17 anni è una delle 20 persone al mondo a ottenere l’ammissione anticipata alla Tisch School of the Arts presso la New York University, dove studia Musica. Con un pizzico di trasgressione: a 20 anni si mantiene esibendosi in un club newyorkese di burlesque accanto alle drag queen. Il suo debutto avviene nel 2008 con l’album The Fame, che ha venduto quattro milioni di copie e scalato le classifiche di mezzo mondo. I suoi singoli si sono piazzati alle vette della classifiche mondiali, diventando vere e proprie hit. Il suo ultimo album The Fame Monster (Universal Music Group, 11,99 euro) è uscito a novembre 2009. E nel 2010 è atteso il suo tour in Europa.

INFO: www.ladygaga.com

7. cerco l’anima gemella (del mio stesso sesso)

Sabrina Sardu, torinese di 42 anni, ha fondato Il Delfino: un’agenzia di ricerca e selezione partner dello stesso sesso. «Non può definirsi agenzia matrimoniale perché in Italia il matrimonio gay o lesbo è anticostituzionale, ma lo spirito con cui l’ho creata è lo stesso. Quello che manca è un canale attraverso il quale gli omosessuali possano conoscersi per intrattenere un rapporto serio e non occasionale». L’idea, a lei che voleva aprire sì un’agenzia matrimoniale, ma per eterosessuali, gliel’hanno data proprio dei suoi amici omosessuali. Sabrina si informa, parla con un legale per capire che tipo di licenza occorre, apre una ditta individuale e cerca un piccolo locale da affittare. «A pesare non è stato tanto l’investimento in denaro (circa 20mila euro), ma quello in energia. C’è voluto un po’ di tempo prima che la gente capisse che la mia era un’attività seria. E ho dovuto scremare parecchio, molti mi contattavano con richieste “un po’ sopra le righe”». Oggi Il Delfino conta 400 iscritti. La tariffa d’iscrizione per un anno è di 1.500 euro più Iva, per tre anni 3.000 euro più Iva. Ed è già pronto il progetto di una rete in franchising. INFO: www.agenziaildelfino.com

8. l’erede

Amandola, Sarnano, i Monti Sibillini e i Monti Azzurri: sono le località dell’Appennino marchigiano che fanno da sfondo alle scene de L’erede, il film girato nelle Marche nell’ottobre scorso dal regista italo-francese Michael Zampino e che uscirà nelle sale cinematografiche italiane nel 2010. «Questa regione è stata la cornice perfetta per raccontare la storia di Bruno, un medico milanese che riceve in eredità una villa sugli Appennini marchigiani, attraverso la quale scoprirà il lato oscuro della vita del padre» spiega il regista del film, che è stato sceneggiato da Ugo Chiti (sceneggiatore di Gomorra e Italians). Bruno, cittadino educato e accomodante, affronta una natura selvaggia e sconosciuta, che rimanda al mondo delle fiabe».

9. moda e modi

Trendsetter del 2010, la parola d’ordine per voi è: visibilità. Basta con le cuffie da iPod invisibili e i fili sottili che si attorcigliano continuamente. «L’accessorio tecnologico diventa accessorio moda» spiega Paolo Ferrarini, ricercatore del Future Concept Lab di Milano. «Gli auricolari non spariranno più dentro l’orecchio, ma saranno sostituiti da grandi cuffie, tipo quelle per lo stereo, molto colorate, da abbinare a scarpe e cintura. E i fili dell’iPod diventeranno più grossi e anch’essi molto colorati. Una tendenza che sta arrivando da Stati Uniti e Giappone». A fare da apripista a questa tendenza è sempre lei, Lady Gaga, che a novembre ha lanciato i suoi Heartbeats (foto a destra), gli auricolari gioiello che sembrano degli orecchini con gli strass, hanno il filo piatto interrotto a metà da una targhetta con la firma della popstar. E pare che anche il suono sia ottimo: gli auricolari gioiello sono infatti prodotti da Doctor Dre (www.beatsbydre.com), un’azienda specializzata in cuffie e accessori musicali.

10. la bellezza senza fronzoli ci salverà

37edizioni, oggetto di culto da oltre 40 anni, soprannominato

The Cal, il calendario Pirelli ha da sempre precorso i tempi: per questo abbiamo scelto di dedicargli l’immagine di copertina. Da gadget aziendale è diventato un piccolo capolavoro conteso da ricchi e potenti. Nel 2010 tocca al Brasile (una nazione in pieno boom) e al fotografo americano Terry Richardson, celebre enfant terrible, raccontarci il ritorno alla semplicità. Un ritorno al nudo (ma non alla volgarità), perché forse dopo la crisi siamo rimasti tutti un po’ in mutande. La fotografia è senza ritocchi, la naturalezza prevale sulla tecnica e la donna è accattivante perché semplice. Basta guardare le immagini per sentire le suggestioni della Pop Art, che aveva già ispirato le prime edizioni. Un calendario giudicato “pop” anche da Francesco Negri Arnoldi, già professore ordinario di Storia dell’arte presso le Università Del Salento a Lecce e Tor Vergata a Roma, che lo definisce “del tutto nuovo, nel suo ritorno al passato”.

Info: www.pirellical.com

Tiziana Tripepi, Millionaire 1/2010

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