Il bello del business

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Sostiene e rilancia marchi in difficoltà (ma di gran valore). Investe sul capitale più importante, quello umano. E fa boom. Intervista ad Antonio Baldan, il re italiano della bellezza

Un imprenditore controcorrente, Antonio Baldan, 48 anni. Fa profitti in un settore in crisi, quello dell’estetica. Non chiede una lira alle banche. Sostiene e rilancia marchi in difficoltà (ma di gran valore). Investe sul capitale più importante, quello umano. Diversifica e innova. Guarda lontano, senza però mai dimenticare le sue origini. E i risultati lo premiano. Millionaire, che da anni ne segue i successi, lo ha incontrato. Per scoprire i suoi segreti. E raccontare ai lettori la ricetta imprenditoriale di un uomo che ha ancora molti obiettivi. Tutti ambiziosi.

Prosegue la sua strategia di rilevare marchi prestigiosi in difficoltà. Ce la racconta?

«È chiaro che un’azienda in crisi è di poco interesse sul mercato finanziario. Ma io cerco sempre di guardare oltre. Un know-how di valore associato a trascorsi illustri attirano la mia attenzione. Ma solo se ritengo di poter “vestire” di marketing questo know-how, mi convinco ad acquisire queste aziende per rilanciarle sul mercato. Per il momento, sono due le operazioni portate a termine. Cinque anni fa ho rilevato Jean Klébert, oggi leader di mercato con 4.000 istituti in Italia. A dicembre 2009 ho invece acquistato Vanity Line. In pochi mesi di lavoro, abbiamo riattivato il cuore di quest’azienda – composta da professionisti e istituti super specializzati in epilazione permanente – riportandola ai fasti degli anni migliori. Nel 2010 presumo di effettuare altre due acquisizioni».

Qual è l’andamento del settore dell’estetica? E invece quello delle sue aziende?

«Il settore dell’estetica professionale è in grande crisi e, verificando i bilanci delle principali aziende del settore, abbiamo riscontrato cali di fatturato che vanno dal 30 al 50%. Noi invece, grazie al marketing che non ha niente a che vedere con la vendita tradizionale delle altre aziende, abbiamo avuto incrementi del 22% a gennaio, 28% a febbraio e 87% a marzo».

Quali sono i segreti del suo successo?

«Nessun segreto, ma tanto lavoro, impegno e un contatto costante con i clienti. I miei collaboratori sanno che prendo sempre il primo aereo per le destinazioni che mi attendono e per rientrare, spesso, l’ultimo della sera. Non volendo rubare tempo alla famiglia, amo rientrare a casa anche se questo significa svegliarmi nuovamente prestissimo, il mattino successivo. La verità è che niente si ottiene senza fatica. Il mio impegno è abbondantemente ripagato dai confronti quotidiani con i clienti, poiché ascoltarli significa scoprire i loro veri bisogni».

Quali sono i vostri servizi di punta? Quanto conta l’innovazione?

«L’innovazione è fondamentale, perché oggi i clienti sono sempre più esigenti e informati e cercano risposte efficaci e rapide secondo i loro bisogni di benessere (snellimento, dimagrimento, ringiovanimento del viso…). Per esempio, abbiamo presentato al Cosmoprof il macchinario Vbc (vibrazione battente connettivale), un’innovazione del settore destinata a rimodellare la silhouette. Visti i risultati che si ottengono, penso di non essere troppo ottimista nel dire che aiuterà migliaia di donne a rientrare nell’abitino che non mettevano da tempo!».

Ci parli del rapporto con i suoi collaboratori.

«Il gruppo si compone di un centinaio di collaboratori esterni, una rete di oltre 25 beauty–tecniche a supporto dei centri estetici e 60 dipendenti. Siamo operativi in tre sedi: il quartier generale di Milano, Ferrara e, in seguito alla recente acquisizione, Ovada nell’Alessandrino. Ho la grande fortuna di avere un gruppo di dipendenti storici con i quali, dopo tanti anni, è facile capirsi. Questo mi permette di non disperdere energie e ottimizzare la comunicazione a vantaggio della velocità d’azione. Tengo spesso riunioni per rendere partecipi i collaboratori, informandoli della direzione che intendo seguire in termini di sviluppo e qualità imprenditoriale, con la convinzione che l’obiettivo aziendale debba motivare e avvincere, essere quanto più chiaro possibile e arrivare a tutti attraverso una comunicazione motivante. In tal senso, l’azienda ha intrapreso da qualche mese un percorso interno con una serie di professionisti con l’obiettivo di allineare gli scopi personali con quelli aziendali».

Lei continua ad autofinanziarsi: come ci riesce?

«Per nostra fortuna, il 70% del fatturato è sviluppato attraverso leasing e finanziamenti, quindi i clienti ci pagano praticamente alla consegna. Questa circostanza ci permette di reinvestire con immediatezza in nuovi progetti, anche quando gli stessi richiedono studi e risorse impegnative».

Perché ha deciso di diversificare con un residence?

«Tutto nasce dalla convinzione che il mattone sia sempre un investimento solido e duraturo nel tempo. Quanto al residence, mi sembra un’attività semplice da gestire, che non richiede particolari abilità di marketing e può funzionare da solo. Non nascondo che ho pensato ai miei figli per questo investimento, in modo che loro possano scegliere se continuare quanto mio padre ha iniziato, e io sto portando avanti, o diversificare in un altro settore».

Quali sono stati i suoi inizi? E la gavetta?

«Ho scelto questo settore perché mio padre era ben introdotto nel mondo degli acconciatori, quindi molto affine al settore estetico, nel quale io mi sono potuto spostare con facilità. Per dirla tutta, ho scoperto le mie attitudini un po’ per caso. Lavoravo negli uffici, ma un giorno un venditore mi ha chiesto di sostituirlo temporaneamente. Io ho dato la mia disponibilità e, presentando shampoo e lozioni prodotti da mio padre, ho scoperto la mia fortissima attitudine alla vendita. Da allora non mi sono più fermato».

Come concilia impresa e famiglia?

«Io adoro il mio lavoro, non l’ho mai vissuto e non lo vivo come un sacrificio: penso sia parte del segreto di un’attività produttiva che mi ha dato e continua a darmi grandi soddisfazioni! Ho organizzato la mia vita, fin da quando i miei figli Brando e Amanda erano piccoli, facendo in modo di passare con loro molte sere in settimana. Lo stesso durante i weekend: momenti unici durante i quali coltiviamo i nostri hobby, riusciamo a stare tutti insieme in allegria. Adesso poi che i miei figli sono adolescenti, mi piace ancora di più trascorrere il tempo con loro e confrontarci sui tanti temi della vita. Vivo momenti impagabili che sono anche una grande fonte di energia per me!».

Ha chiamato il suo residence come suo padre: Nino…

«Di mio padre, mancato 13 anni fa, ho ricordi stupendi. Avendo dei figli, capisco quanto sia stato presente nella mia vita, sebbene con discrezione. Da ragazzo, mi è sempre piaciuto divertirmi, fare tardi in discoteca. Però non ho mai mancato una giornata di lavoro. Ho sempre svolto la mia attività, con tantissimo entusiasmo. Mio padre mi ha seguito e, anche se non sono rimasto nel suo settore, alla fine mi ha fatto i complimenti. Un genitore è sempre presente, anche quando non c’è più. Così abbiamo voluto, in sua memoria e come gesto di gratitudine, che il residence avesse il suo nome: se oggi c’è tutto questo, compreso il residence, dobbiamo ringraziare mio padre».

5 consigli d’autore

1)       Niente si ottiene senza impegno.

2)       Il tempo dedicato al lavoro è fondamentale.

3)       In qualsiasi settore, dietro la crisi, c’è un’opportunità che bisogna cercare di far emergere.

4)       È giusto sognare, ma è fondamentale far corrispondere precise azioni ai propri sogni.

5)       Create un gruppo di lavoro affiatato e motivato.

 

Lucia Ingrosso, Millionaire 6/2010

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