Il caso The Jackal: “Così ci siamo inventati un lavoro”

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Millionaire ha incontrato Francesco Capaldo (in arte Francesco Ebbasta), 31 anni, uno dei fondatori del collettivo napoletano.

Youtuber di successo=milionari. A sfatare il mito ci pensa il gruppo di videomaker napoletani The Jackal. I loro video virali fanno il pieno di visualizzazioni: Gli effetti di Gomorra (4,2 milioni), Gli effetti di Despacito sulla gente (3,5 milioni), Le cozze (1 milione). E poi ci sono le web serie, come Lost in Google. Per un totale di oltre 50 milioni di visualizzazioni. Si tratta di video curati e di qualità, che richiedono tempi lunghi e grande impegno. Salvo poi rendere su YouTube, grazie alle pubblicità, al massimo qualche migliaio di euro al mese. A essere più premiati economicamente su YouTube sono altri contenuti, più semplici, veloci ed economici come i tutorial, le recensioni, i video umoristici. Eppure, come il caso The Jackal dimostra, i video su YouTube sono una grande opportunità.

Oggi il collettivo napoletano è in libreria, ma soprattutto al cinema con il suo primo film, coprodotto insieme a Cattleya e Rai Cinema. Nel fanta-demenziale Addio fottuti musi verdi, il protagonista riesce a trovare lavoro solo nello spazio, con gli alieni. Nella realtà, The Jackal il lavoro se lo è creato proprio a Napoli. In uno studio di 200 mq, Millionaire ha incontrato Francesco Capaldo (in arte Francesco Ebbasta), 31 anni, uno dei fondatori del collettivo, regista del film.

Come è cominciato tutto?

«Alle medie eravamo quattro amici negati a giocare a pallone: dovevamo inventarci qualcos’altro. Così abbiamo iniziato a girare video con le telecamere di papà».

Dall’hobby al lavoro: come è avvenuto il grande salto?

«La formula è semplice: fare qualcosa che ci appassiona, ma in modo professionale. YouTube è una grande vetrina, ma i nostri video umoristici sono solo la punta dell’iceberg. La parte meno nota e più consistente del nostro lavoro è la nostra attività di videoproduzione. Siamo stati tra i primi a credere nel contenuto sponsorizzato. All’inizio è stato complicato, perché il nostro non era visto come un vero lavoro. Ora realizziamo prodotti e campagne per clienti importanti. Non abbiamo mai ricevuto aiuti
o finanziamenti».

Perché vi chiamate The Jackal?

«Perché siamo sciacalli. Prendiamo spunto da tutto: serie tv, film, vita vera, attualità, cronaca».

Quanto conta il lavoro in team?

«Moltissimo. Oggi siamo 20 persone che lavorano con ruoli diversi. Siamo una “macchina da guerra” che si occupa di tutto. Il nostro modello funziona, non ci affidiamo solo a YouTube, ma abbiamo creato una struttura che può lavorare su un’ampia gamma di progetti».

Napoli: molti scappano. Voi no, perché?

«Napoli è stimolante e creativa. Ci siamo inventati un lavoro e siamo rimasti. Ma c’è anche chi parte e poi magari torna. E poi lavoriamo tantissimo, senza orari. La gente non lo immagina».

E ora il film. Come ci siete riusciti?

«Con la casa di produzione Cattleya era un po’ che “flirtavamo”. Abbiamo presentato vari progetti. A sorpresa, loro hanno puntato su quello più complicato: un film di fantascienza, in chiave ironica. Il budget? 2,4 milioni di euro, che ci siamo divisi. Sei mesi di preparazione, due di riprese, cinque società coinvolte, 250 copie distribuite nelle sale. La sfida è stata portare al cinema un prodotto adatto al grande schermo. È stato un lavoro duro. Fino all’ultimo giorno ci siamo chiesti chi ce l’avesse fatto fare. Ma ora siamo contenti. Ogni esperienza che facciamo ci spinge a fare meglio».

Cosa insegna la vostra storia?

«A crederci, impegnarsi, lavorare con tanta professionalità. Tutto è più facile se facciamo qualcosa che ci appassiona insieme ad amici. Ma guai a credere ai facili guadagni di YouTube».

INFO : www.ciaopeople.it/ thejackal

Tratto dall’articolo “Come fare un video e sbancare il Web” pubblicato su Millionaire di gennaio 2018.  Per acquistare l’arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it.

 

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1 COMMENTO

  1. Grande stima per i The Jackal. Non solo perché fanno video fantastici, ma anche perché hanno tirato fuori un lavoro dalla loro passione e perché invece di fuggire via, sono rimasti nel loro territorio (sebbene comprenda chi fugge all’estero, credo che se tutti ci impegnassimo e valorizzassimo ciò che abbiamo, l’Italia sarebbe un paese migliore).

    Congratulazioni, ragazzi, e continuate così!

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