Il disco volante

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Da gioco da spiaggia a vero e proprio sport. Storia  del frisbee, creato da un fornaio del Connecticut che lo usava come teglia per torte

Negli anni Settanta le spiagge italiane furono invase da miriadi di dischi volanti colorati. Oggi lanciare e riprendere il frisbee non è più solo un gioco dell’estate, ma una disciplina sportiva con tanto di campionati mondiali. Eppure la sua storia risale alla fine dell’Ottocento. A quel tempo la Frisbie Baking Company di Bridgeport (Connecticut, Usa) stampava il suo marchio di fabbrica sulle teglie di latta in cui preparava le sue torte. I prodotti venivano distribuiti anche nei campus universitari. E furono proprio gli studenti di Yale a scoprire che, una volta mangiata la torta, ci si poteva divertire sfidando i compagni ad acchiappare lo stampo circolare lanciato come un boomerang.

La cosa non passò inosservata agli occhi di Walter Frederick (Fred) Morrison, geometra con il pallino delle invenzioni e la passione per gli Ufo, che nel 1948, finanziato dall’amico Warren Franscioni, ideò una versione in materiale plastico della “teglia volante”. La chiamò Piatto di Plutone e ne chiese il brevetto. Ma, poiché il destino del frisbee è quello di passare di mano in mano, ecco che qualche anno dopo il piattello richiamò l’attenzione della

Wham-O, azienda di articoli per il gioco e lo sport.

I proprietari (vedi box) convinsero Morrison a cedere i diritti e iniziarono la produzione del frisbee nel gennaio del 1957. Fu così che l’America venne invasa dai dischi volanti della Wham-O: non semplice passatempo, ma un vero gioco che nei cortili delle scuole dava vita a sfide e tornei, tanto che nel 1964 fu prodotto il primo modello professionale. Nel 1967 gli allievi del liceo di Maplewood (New Jersey, Usa) inventarono l’Ultimate Frisbee, che è oggi lo sport di squadra con il frisbee più diffuso al mondo. Nel 1974 si celebrò il primo campionato di Freestyle. Nel 1976 nacque il Disc Golf, una sorta di golf con il piattello volante.

Ed eccoci arrivati ai nostri giorni. Il numero di competizioni internazionali che si svolgono nel nostro continente sono aumentate da tre a 13 nel giro di pochi anni, e la nostra riviera adriatica è sede di alcuni dei più importanti eventi di Ultimate e Freestyle. Nel 1999 esistevano 45 freestyler professionisti, oggi superano i 200. E parliamo di veri atleti che si esibiscono in coppia in performance di abilità artistica e acrobazie, lanciando, roteando e riprendendo il disco con le mani, con i piedi e con i denti a ritmo di musica. L’Italia vanta Claudio Collerà come campione europeo di Freestyle. L’Ultimate è invece un gioco a squadre: un incrocio tra calcio, football e basket in cui i giocatori devono fare goal passando il frisbee al compagno in porta e senza correre con il piattello in mano. Si può giocare anche indoor, ma è sulle spiagge dove lo spettacolo si fa più entusiasmante, specie quando a Rimini si disputa la Coppa del Mondo di Beach Ultimate, cui partecipano oltre mille atleti da tutti i Paesi.

INFO: www.frisbee.com

Cristina Galullo, Millionaire 12/2005

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