Il match della mia vita

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Un incidente mette a rischio la sua carriera e durante la convalescenza muore suo padre. La storia difficile di James Blake, giovane promessa del tennis americano

«Mi stavo allenando per un torneo a Roma. Correvo per prendere una palla sotto rete e sono inciampato. Il piede mi è rimasto come incollato a terra, ho battuto il collo contro il palo della rete. Ma non ho perso conoscenza e immediatamente mi sono reso conto che la cosa era grave». Quel giorno di maggio 2004 James Blake, giovane promessa del tennis americano, si fratturò la settima vertebra del collo. Seguirono giorni di angoscia, in cui il dolore fisico non era niente a confronto del panico di non poter più giocare e passare il resto della vita su una sedia a rotelle. Poi, la buona notizia: non si riscontravano lesioni nervose, non c’era paralisi e avrebbe potuto giocare ancora. Cominciò così il periodo di riabilitazione, che Blake affrontò con la stessa volontà e determinazione di quando, a 13 anni, fu costretto a mesi di busto per curare una grave scoliosi. «Può sembrare un banale cliché – ha dichiarato il tennista alla rivista People – ma l’incidente è stato un campanello d’allarme. Stavo dando per scontata la mia carriera e invece, mi sono reso conto che può sempre succedere qualcosa, in qualsiasi momento, e portarti via quello che ami di più». E questo è ciò che accadde un mese e mezzo dopo l’incidente: Thomas, il padre di James muore di cancro allo stomaco. Anche in quell’occasione il ragazzo affrontò il dramma con grande forza d’animo, quasi “benedicendo” l’incidente che gli aveva dato l’opportunità di restare al capezzale del padre nei suoi ultimi giorni: «Avrei potuto trovarmi impegnato in qualche torneo chissà dove e invece ero in Connecticut, nell’appartamento che dividevo con alcuni amici, a poche miglia dalla casa dei miei. Appena mi sentii meglio presi ad andare a trovare papà tutti i giorni. E parlavamo di tante cose. Quelle ultime settimane sono state le più preziose della mia vita».

Dopo la morte del padre, un’altra disgrazia si abbatte su Blake: un’infezione virale, l’herpes zooster, gli paralizza la faccia e gli offusca la vista. Per il giovane è una nuova lezione di vita: «Avevo la bocca storta ed ero bruttissimo. Ho imparato a non essere vanitoso».

Adesso che ha superato anche questo problema, James si rende conto di essere più forte di quanto credesse. Ha scoperto che anche il dolore più lancinante si può superare facendo appello alle proprie risorse interiori e all’aiuto degli altri. E nonostante tutto si reputa una persona toccata dalla buona sorte: «Mi è stato concesso di restare accanto a mio padre fino all’ultimo. Sono stato fortunato a non rimanere paralizzato. Ho una famiglia e amici straordinari e posso ancora sperare in una carriera sportiva. Quando succede qualcosa di brutto è facile lamentarsi e chiedersi “Perché proprio a me?”. Ho imparato a farlo anche quando capita qualcosa di positivo. E questo cambia totalmente la prospettiva di come vedi la vita».

Cristina Galullo, Millionaire 2/2006

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