«Il mio business è tutto un’altra musica»

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Ex bancario molla tutto e fonda un sito dove i musicisti, fuori dal circuito delle major discografiche, possono farsi conoscere. L’idea si chiama Sounday ed è piaciuta a investitori e partner. Così Giuseppe Ravello, 42 anni, è diventato imprenditore. E la sua avventura è già arrivata in Giappone

Giuseppe Ravello, 42 anni, fino a tre anni fa era un dipendente come tanti. Manager alla banca Intesa Sanpaolo, seguiva progetti per acquisire giovani clienti grazie alla musica. Ma qualcosa in lui stava cambiando. «Guardavo gli anni davanti a me e certe sicurezze mi andavano strette. Avevo bisogno di uscire dall’ambiente bancario e occuparmi di altro. Anche da dipendente mi comportavo come un imprenditore: sentivo la responsabilità personale della riuscita economica del progetto. Avevo l’indole del fare, la passione che ti fa lavorare senza risparmiarti. Capivo che l’innovazione tecnologica in campo musicale stava cambiando il settore. Non si può non tenere conto di queste nuove prospettive. Bisognava cambiare il modo di lavorare, scardinare il mercato, creare collaborazioni tra artisti, società di servizi, produttori, uomini di marketing».

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«Avevo un’idea: volevo partire dalla crisi delle etichette discografiche per rendere accessibile agli artisti il mondo della musica. Sviluppare progetti slegati dalle logiche di contratto con le major. Il portale funziona col sistema dei job: i musicisti creano un post-it sulla bacheca. I professionisti in grado di offrire un prodotto o un servizio alle condizioni richieste dell’artista, rispondono all’annuncio. Il portale consente loro di fare scouting: creare un’identità all’artista e una alla discografia di farsi un parco artisti. Di questa idea parlai con Eugenio Caserini e Gianluca Perelli, imprenditori di lunga data nel campo della musica: dopo l’esperienza nel portale Vitaminic, che ha rivoluzionato il mondo della musica dalla fine degli anni 90, con l’offerta di mp3 scaricabili e l’informazione musicale, hanno fondato il gruppo Kiver, distributore di contenuti digitali sugli store, come iTunes. Con loro, conosciuti per Sanpaolo, era nata un’amicizia. Davanti a una pizza, li coinvolsi nella mia visione».

Guadagna su chi fa business

Dov’è il guadagno? «Il guadagno arriva dalle fee sui servizi intermediati, ossia da coloro che offrono servizi ai musicisti. È una percentuale sul loro guadagno. Poi ci sono i servizi a pagamento, con listino prezzi ben visibili. Esempio: mettere in vendita un proprio file musicale, all’artista costa 18 euro, one shot. Pubblicare un album ne costa 50. Poi, tutti i proventi da chi scarica spettano solo all’artista».

Suddividi il progetto in fasi

Per creare una startup e un portale, meglio procedere per fasi. Giuseppe si trasferisce per due mesi in Silicon Valley, terra di startup. Poi fa realizzare la versione Beta del sito in outsourcing. «Ho cercato chi mi offrisse un buon prodotto a un prezzo accettabile». Alla prima fase di concept proof, segue quella di mercato. La seconda fase di Sounday è lo sviluppo di un team tecnologico interno. «Lo dirige Mitch Pirtle, 43 anni. L’ho conosciuto tramite un blog. Avevo commentato un post e lui mi fu raccomandato per le sue competenze. Lo contattai via Skype. Pirtle è il fondatore di Joomla, uno dei software più diffusi al mondo. Gli proposi di lavorare per me. Lui si trasferì con moglie e figli a Torino, affiancandosi due sviluppatori junior. Se non avessi frequentato blog e siti giusti, per migliorare le mie competenze tecnologiche, non l’avrei mai conosciuto».

Trova investitori per ogni fase

Nel 2009, Giuseppe ha il primo contatto con Digital Investment, nella persona di Gianluca Dettori, fondatore di Vitaminic. «Chi più di lui poteva capire che si possono guadagnare soldi parlando di musica? Ha creato un fondo per i primi investimenti: 100mila euro. Obiettivo: produrre dopo nove mesi un piano dettagliato e la versione Beta del portale. Dopo questa fase e l’approvazione del comitato investitori, saremmo passati al test di mercato, alla creazione di un team, per lo sviluppo commerciale (2010). Per la seconda fase (2011) sono serviti nuovi investitori. Li conobbi per caso, tramite un loro collaboratore: una società italo-giapponese, la Compact, con una sede a 100 metri dal nostro piccolo ufficio, a Torino. I titolari, Mario e Zenjiro Miyakawa, si occupano di sport management (Formula 1, calcio…). Non pensavo fossero interessati alla musica. Ci trovammo per un caffè. Sounday li convinse. Hanno investito 200mila euro per la fase test e sono diventati nostri soci».

Una buona idea è contagiosa

Una buona idea trova credito. Se si ha la capacità di comunicarla. Ma ci vogliono preparazione, passione, coinvolgimento totale. Quello dello startupper non è un lavoro, ma la realizzazione del sogno della propria vita. «Fare il manager mi ha insegnato disciplina, rigore, metodo. La passione è lo stimolo, ma si deve mettere nero su bianco, programmare. Ora mi sento un imprenditore, al passo coi tempi, nel mercato. Ho fatto il passaggio dall’era analogica a quella digitale. Ho responsabilità, ma non più le garanzie economiche della mia posizione precedente. Guadagno meno. E lavoro 15 ore al giorno. Ma ho notevoli prospettive».

Valuta altri mercati

«Perché non offrire i nostri servizi in Giappone? È un mercato potenziale enorme, ma impenetrabile per un occidentale senza contatti. Ci ho provato lo stesso. I soci di Compact mi hanno aiutato a organizzare un roadshow di 10 giorni per cercare feedback. Le risposte sono state molto positive. Così è partito lo sviluppo di Sounday Japan. Un team lavora in loco, da ottobre 2011, per creare una rete di operatori e case discografiche. La versione giapponese del portale è pronta, da gennaio si naviga in mare aperto».

Investitori sì, investitori no?

È difficile fare tutto da soli. «Gli investitori servono. Ma c’è una fase in cui la startup diventa company. Si genera reddito, si fa cassa e non si ha più bisogno di un investitore, che può cedere le sue quote e i diritti. La partecipazione di un investitore dovrebbe essere legata a certi obiettivi e scadenze. Finito il periodo di coinvolgimento, l’ideatore dovrebbe tornare in possesso di tutte le sue quote. O vendere tutto. Il mio obiettivo? Voglio fare di Sounday “la figata del secolo”! Da gennaio è cominciata la fase più bella e difficile per Sounday. I piani di sviluppo sono stati rispettati, a parte un piccolo ritardo nella messa online. È il team che determina il vero vantaggio competitivo. Che fa la differenza. Tutti devono condividere coinvolgimento, passione, voglia di venire al lavoro e fare un pezzo di qualcosa di nuovo. Ogni giorno. L’età media è inferiore a 30 anni: gente cresciuta nell’era digitale». La rete cresce anche all’esterno. «Stiamo creando collaborazioni con altri operatori della musica e della comunicazione e con chi offre servizi. Siamo un marketplace: chiunque si può agganciare al nostro network».

Supera i momenti di sconforto

Se si naviga in mare aperto, le difficoltà non mancano. «Lo sconforto arriva quando finisce la cassa. I soldi scorrono come la sabbia nella clessidra: bisogna anticipare la fine della liquidità, mai aspettare che arrivi. Contattare per tempo gli investitori. Ma non con troppo anticipo. Devono essere stati realizzati gli obiettivi stabiliti, per poterli mostrare. I vari fondi hanno diverse regole, vanno conosciuti e studiati. All’estero, le procedure sono più veloci, i termini degli accordi occupano una pagina. In Italia, i comitati degli investitori producono 20 pagine in legalese, i tempi si allungano. Da noi, si parla una lingua ancora lontana da quella dell’impresa. Comunque, se hai un’indole positiva e ottimista, i cattivi momenti li superi. Comprese le difficoltà nel fare capire progetto e sviluppo a un nuovo socio».

Il lancio

Il network piace: il look è apprezzato, riconosciuta la professionalità di chi lo gestisce. Molte le pressioni degli utenti che chiedono sempre nuove funzioni. «Ci impegniamo a proporre novità ogni settimana. A breve, una sezione di profili di locali e club. Dopo giugno, partiranno iniziative di marketing. Per esempio, la ricerca tra gli utenti del gruppo spalla per una grossa band».

INFO: www.soundaymusic.com

 

Silvia Messa, Millionaire 02/2012

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