Il mio capo Steve Jobs

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A volte i sogni possono farci volare in alto, permetterci di attraversare l’Oceano e portarci nella sede della Apple, a Cupertino. Per lavorare con Steve Jobs. È quello che è successo a Enza Sebastiani. A 22 anni ha lasciato l’Italia. Voleva fare la regista. Ha incontrato il fondatore della Apple e la sua vita è cambiata per sempre

Il mio sogno era fare film. Non il grande cinema, ma riprese, filmati, documentari. Avevo voglia di imparare: le tecniche, il montaggio, la produzione. A Roma avevo un posto fisso come segretaria e una famiglia che mi adorava. Ma sentivo che non era quella la mia strada. A 22 anni ho raccolto un po’ di risparmi e sono partita per la California.

Enza Sebastiani trascorre i primi anni tra Los Angeles, dove è più facile trovare lavoro sui set ma più difficile sfondare, e San Francisco, dove studia cinematografia. Per mantenersi, fa tantissimi lavori e una vita molto dura.

Nel 1999 ho deciso che mi sarei stabilita definitivamente a San Francisco. Avrei fatto la filmmaker indipendente, e il mio primo lavoro sarebbe stato un documentario sulla cucina italiana. Così ho contattato due amici che facevano gli chef in un ristorante di San Francisco. Ma Luigi e Francesco nel frattempo avevano cambiato lavoro: erano a capo della mensa di un’azienda di computer innovativa. Si chiamava Caffè Macs, e si trovava a Cupertino. Luigi mi ha detto: “Vieni a trovarci qui, devi cercare il logo con una mela colorata con i colori dell’arcobaleno”. Pensai: “Strano, è lo stesso logo del mio computer”.

Alla mensa di Apple

Quel giorno al Caffè Macs i miei amici mi hanno detto: “Noi ti aiutiamo a realizzare i tuoi video, ma tu devi aiutare noi”. Mi hanno chiesto di occuparmi dei budget delle grandi feste. In Apple quando un prodotto aveva successo, si organizzavano ricevimenti per i dirigenti, gli impiegati e gli sviluppatori. Nel campus lavoravano 4mila persone e il lavoro da fare era tanto. Ho iniziato a dare una mano, ma il bello è che dalla mensa passavano davvero tutti. Un giorno un dirigente mi ha chiesto cosa facessi lì e mi ha detto: portami un tuo curriculum. Dopo qualche settimana mi è stato offerto un posto come Advertising budget coordinator.

Un lavoro amministrativo, che però le dà la possibilità di farsi conoscere come regista. Si era sparsa la voce che realizzava filmati e da vari settori aziendali le arrivavano le richieste. E Steve Jobs? Erano i tempi del rilancio della Apple, Jobs era rientrato nella società due anni prima, dopo la parentesi NeXT. Nel 1998 aveva lanciato l’iMac. E secondo lui doveva diventare l’hub, cioè lo snodo digitale della vita delle persone.

Un regalo sotto l’albero di Jobs

In quei tempi la Apple stava sviluppando software che avrebbero reso possibile quest’idea: iPhoto per organizzare le foto, iTunes e iPod per riprodurre la musica. E iMovie, per trasformare i video in veri e propri film.

Quando Steve ha presentato iMovie nell’ottobre del 1999, avevo le lacrime agli occhi: questo programma permetteva di montare, tagliare, aggiungere effetti speciali. Ed era estremamente facile da usare. Per me significava realizzare tutti quei filmati che avevo in testa ma che, per motivi economici non potevo girare. D’impulso ho prodotto un video: ho scritto il soggetto, messo insieme una piccola troupe, fatto le riprese, montato e scelto la musica. Si intitolava Swing Dance. Lì ho avuto il colpo di genio che avrebbe cambiato per sempre la mia vita: l’ho messo sotto l’albero di Natale di Steve. Un albero dove tutti i dipendenti attaccavano il loro cartoncino di auguri. Ho pensato: invece di un banale biglietto, gli regalo un film fatto con iMovie, il prodotto da lui ideato.

Non passa molto tempo e a fine 2000 Enza riceve a casa un invito a partecipare al Macworld di gennaio, il più grande evento della Apple che si tiene ogni anno al Moscone Center di San Francisco e famoso per i keynote, le mitiche presentazioni di Jobs. «Non capivo perché avesse invitato proprio me, solitamente sono ammessi solo i dirigenti». Ed è proprio durante la presentazione che accade l’imprevedibile: per dimostrare le potenzialità del nuovo software, Jobs mostra un frammento del filmato di Enza, dicendo: “Questo video è stato realizzato con iMovie da una dipendente molto dotata”.

Stavo per svenire. Il mio video presentato da Jobs e trasmesso in contemporanea in tutte le sedi Apple del mondo. È stato il momento più bello della mia vita. Jobs non aveva potuto fare il mio nome per motivi di policy, ma nelle settimane successive mi ha ringraziato via email. Finché un giorno ho ricevuto un biglietto. Diceva: “Saresti disponibile per un colloquio? Steve Jobs”. Nessun dipendente Apple aveva mai ricevuto un messaggio del genere da Jobs. Pensai “mi vuole licenziare o mi vuole assumere”.

Steve mi ha abbracciato così forte da stritolarmi

Jobs è descritto da molti biografi come un capo severo, ma era anche una persona che capiva subito chi aveva davanti ed era capace di tirare fuori quanto di straordinario c’era nei suoi dipendenti.

Quando sono entrata nella sua stanza, mi ha abbracciato così forte da stritolarmi. Mi ha sollevato da terra. E mi ha detto: “I really loved your film (Ho davvero apprezzato il tuo film). Per lanciare iMovie ho assunto grandi professionisti e troupe, mi sono stati presentati centinaia di video, ma nessuno è riuscito a rendere così bene l’idea di cosa si possa fare con questo software”. Steve l’ho conosciuto così: aveva un carisma unico, un’energia travolgente che ti faceva capire l’importanza della tecnologia.

Il colloquio tra Enza e Steve dura 45 minuti: parlano di tutto, dall’Italia alle sue aspirazioni. Jobs amava moltissimo il nostro Paese, in particolare Firenze. «La nostra chiacchierata si è conclusa con la proposta di lavorare su iMovie come Video Communications Specialist. Era il miglior lavoro che potesse essermi offerto».

Perché io?

Cos’è che fa la fortuna delle persone? Il trovarsi al posto giusto al momento giusto? Il talento? «Quel giorno ho domandato a Jobs: “Perché proprio io? C’è un’infinità di gente qui fuori più creativa di me e con anni di esperienza”. Mi ha risposto: “La tua storia parla da dentro, dall’anima”». Da allora Enza non ha smesso di lavorare su iMovie, realizzando tanti progetti. «Ho osservato come questo programma venisse usato con estrema facilità anche da chi non aveva alcuna idea di come usare i computer. Da allora ho avuto altri incontri con Jobs, veniva spesso a vedere cosa facevamo e ci ascoltava».

«Il nuovo lavoro in Apple mi ha anche permesso di confermare la richiesta di mutuo per la casa dei miei genitori a Roma, allora 70enni, e di contribuire all’anticipo e al pagamento mensile. Mio padre è affetto dal morbo di Parkinson, nessuna banca gli concedeva un prestito. Sono anche riuscita a mettere da parte qualcosa per fare film indipendenti». Enza lavora 20 ore al giorno, non si ferma mai.

La mia storia insegna che nella vita se hai la testa dura puoi farcela. Anche se ricevi mille rifiuti, mille porte in faccia, devi andare avanti. Gli anni 90 non erano un periodo di crisi come quello attuale, ma lo stesso non erano facili. E io cominciavo a essere non più giovanissima. Avevo fatto tante domande per lavorare nella produzione di film, chi avrebbe mai pensato che avrei ricevuto una proposta da Steve Jobs in persona? Ho lavorato come cameriera, traduttrice, doppiatrice, ho dovuto ricominciare daccapo tante volte. Se questa realtà ci fa paura, abbiamo meno possibilità di riuscire. Se invece la vediamo per quella che è, cioè semplicemente come la realtà dei fatti, possiamo farcela.

La più grande lezione di Steve

«Ci restano la sua visione, la sua passione, la sua leadership». Molto di questo è racchiusa nelle parole per la campagna Think different, del 1997. “Le persone così pazze da pensare di cambiare il mondo sono quelle che lo fanno davvero. Noi costruiamo strumenti per loro”. «Non mi sento di far parte di un’élite. Ogni mattina vado in ufficio perché credo nel lavoro di squadra, nei prodotti, e nel renderli semplici nell’uso e belli nel design. Per portare avanti il messaggio di Steve. Qui a Cupertino è un momento triste per tutti. Ma stiamo già lavorando sul prossimo progetto».

INFO: www.enzasebastiani.com

Cosa abbiamo imparato

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  • Segui il tuo istinto.
  • Credi nei tuoi sogni.
  • Non arrenderti di fronte alle difficoltà.
  • Abbi il coraggio di mostrare le tue idee.
  • Non aver paura di chi sta sopra di te.
  • Guarda la realtà per quella che è.
  • Lavora sodo.

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Tiziana Tripepi, Millionaire 11/2011

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