Il venerdì notte più trasgressivo d’Italia

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Muccassassina compie 20 anni e un piccolo miracolo nel mondo della notte. Partita come festa gay da non pubblicizzare, si è trasformata in un’azienda che investe. Senza inibizioni

Prendi un venerdì notte qualsiasi a Roma. Organizza un party con spettacoli di drag queen, gay e qualche etero. Fai arrivare più di 3.000 persone alla ricerca di divertimento senza il peso delle inibizioni. E trovi la festa più trasgressiva d’Italia. Si chiama Muccassasssina, un vero e proprio marchio che, con una night alla settimana, è riuscito a resistere per 20 anni nel mondo a respiro breve della vita notturna. Quasi un “miracolo” che impiega un cast di 40 persone, organizza spettacoli al passo con le migliori discoteche internazionali, ma mantiene costi contenuti: l’ingresso è di 15 euro per i tesserati e 18 per i non tesserati. «Usiamo pedane rotanti, laser, elevatori, sparacoriandoli. Siamo simili a un’azienda che investe per mantenere la sua posizione di mercato, ma il nostro obiettivo è dare supporto economico al Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli (www.mariomieli.org), che tutela i diritti di omosessuali e non, fornendo anche aiuto legale» spiega a Millionaire Diego Longobardi, direttore artistico dal 2005 (www.diegolongobardi.it). «Il Circolo lotta contro il pregiudizio omofobo e diffonde informazioni sull’Aids, assistendo anche i malati». Impegni sostenuti fino sulla pista della discoteca. Vladimir Luxuria, direttrice artistica di Muccassassina dal 1993 al 2002, scrive in Chi ha paura della Muccassassina? (Bompiani, 16,50 euro): “La particolarità delle nostre notti era l’interruzione delle danze intorno all’1.30. Salivo sul palco e annunciavo manifestazioni alle quali invitavo la gente a partecipare, commentavo alcuni fatti di cronaca…“.

Tutto inizia nei primi anni 90: «Il nome Mucassassina è un omaggio all’ex mattatoio del quartiere Testaccio, dove le mucche venivano ammazzate e dove ora si trova un centro sociale, Il Villaggio Globale: uno dei pochi luoghi disposti a ospitarci gratuitamente e senza troppe storie tipo “Ok, vi ospitiamo ma non pubblicizzate troppo che è una festa gay”. La politica è quella della valorizzazione delle diversità e della sessualità come ricchezza, quella dove non importa il colore della tua pelle, la tua natura sessuale, quanti soldi hai fatturato. A Muccassassina quelle come me non verranno messe alla porta, anche perché alla porta ci sarò io: door queen, portinaia» ha ricordato Luxuria. Agghindata con piume, parrucche altissime, colori a caleidoscopio e tacchi più che vertiginosi, Luxuria decide chi può entrare e chi no: assolutamente bandito chi non rispetta omosessuali e lesbiche. Via libera invece a qualsiasi tipo di abbigliamento. Al principio l’organizzazione deve accontentarsi di fare le cose in piccolo. «Si ricorreva molto al volontariato: una caratteristica presente ancora oggi. E da subito si lascia spazio alla provocazione: per esempio facendo esibire delle drag queen in una sorta di via crucis» spiega Longobardi. Presepi viventi con pastori trans, serate all’insegna di “Sanremo Drag”… Questo, insieme a borchie, lustrini, latex e colori sgargianti, ha fatto da cassa di risonanza per una promozione che, sprovvista di fondi, si è affidata dapprima al passaparola e poi agli sms. «A Miami avevo visto il film Priscilla, la regina del deserto prima che arrivasse in Italia: dalla reazione e dall’affluenza del pubblico capii che da lì a poco il fenomeno sarebbe diventato anche da noi un’attrazione di massa. A infuocare la platea nei primi anni c’è il trio Porompompero. Erano professioniste e perfezioniste della cura dei costumi, dei trucchi (per il maquillage si prendevano una giornata di ferie dal lavoro), delle coreografie» racconta Luxuria. Il tema della serata, che negli anni di Luxuria spaziava dal Moulin Rouge al Puttana Party (contro le multe alle “lavoratrici del sesso”), è sempre stato diverso per ogni venerdì e negli anni si è dimostrato una valida strategia di attrazione. «Ci si richiama al cinema: I pirati dei caraibi, Il paese delle meraviglie… Momenti forti sono anche Halloween, Epifania, Carnevale…» elenca Longobardi. Ma il travestimento è solo un modo per promuovere la libera espressione di artisti e clienti. «Chi viene qui sa che può essere se stesso: dal punto di vista sessuale ma anche di abbigliamento, di opinione» sottolinea Longobardi. Una libertà che, nel giro di quattro-cinque anni dalla nascita, si decide di allargare a tutti con l’apertura delle feste agli eterosessuali, con quella che può essere definita una svolta nella storia dell’iniziativa ma anche nel costume della vita sociale italiana. «Tra i clienti abbiamo commessi e ingegneri, signore bene e teenager. Per noi è importante che in sala sia presente un pubblico bilanciato: non vogliamo che ci siano solo omosessuali perché non vogliamo essere un “ghetto”. Ma nemmeno che ci siano solo eterosessuali perché vogliamo che i gay si sentano  rappresentati» chiarisce Longobardi. Una formula che trova consenso tra i vip, tra cui gli aficionados Ambra Angiolini, Alessandro Gassman e Raoul Bova. «Con l’aumentare del pubblico, Muccassassina ha dovuto traslocare in locali più grandi: il Palladium al quartiere Garbatella, l’Alpheus all’Ostiense, il Qube sulla Prenestina. Oggi riempiamo quattro sale (con musica techno, commerciale, house…) ma il successo non ci ha allontanato dalla formula originaria, che è quella di permettere a chiunque la serena accettazione di ciò che si è e ciò che si desidera» conclude Longobardi.

INFO: www.muccassassina.com

L’esperto

mix esplosivo di ironia e travestimento

Vent’anni di storia, testimonial e ospiti famosi, una notorietà che non sbiadisce… A cosa si deve il successo di Muccassassina? «A un mix ben calibrato» risponde Roberto Piccinelli, giornalista e autore della Guida al piacere e al divertimento. «I suoi ingredienti sono l’ironia, la simpatia, il travestimento. La musica, a volte anche in chiave di divertimento. Importante poi la capacità di aprirsi al pubblico eterosessuale e la scelta di mantenere negli anni un one night show sempre nella serata del venerdì: dà una forza di tradizione che non guasta».

un altro business

«Difficile quantificare quanti siano gli omosessuali. Ma secondo le ricerche, nelle società occidentali più avanzate rappresentano il 10-20% della popolazione» chiarisce Vanni Codeluppi, docente di Comunicazione pubblicitaria presso l’Università di Reggio Emilia e autore di Dalla produzione al consumo. Processi di cambiamento delle società contemporanee (Franco Angeli, 17 euro).

Oggi, con la sigla Glbt (cioè gay, lesbiche, bisessuali e transessuali), si indica un pubblico a cui le aziende a volte si rivolgono a volte in modo esplicito. «In genere si tratta di consumatori con una cultura e un reddito superiore alla media, con una buona propensione a spendere e una spiccata sensibilità estetica. All’estero, sono numerose le multinazionali che lanciano campagne per il pubblico omosessuale, ma anche in Italia qualcosa comincia a muoversi» aggiunge Codeluppi. Tra le proposte “particolari” di casa nostra si segnalano l’affittacamere Second Floor di Roma (www.2floorgay.it), la libreria Babele di Milano (www.libreriababele.it), il ristorante drag queen Bigodini (www.bigodiniristorante.it) di Torre del Lago (Lu), l’agenzia di viaggi romana Out Travel (www.outtravel.it), il sito Gay.it (www.gay.it)… Ai nastri di partenza anche Souvenir, tra i primi gay shop di Roma, che propone riviste, libri, film, abbigliamento e oggettistica in tema. Progettato dal Circolo Mieli, Diego Longobardi e Annalisa Scarnera, proprietaria del gay bar romano Coming Out, Souvenir sarà anche un punto informativo sulle malattie sessualmente trasmissibili e le attività delle associazioni Glbt romane. INFO: via San Giovanni in Laterano 26, Roma.

non solo mucca

In Italia sono attivi alcuni locali notturni frequentati in modo pressoché esclusivo da omosessuali, ma rimangono pochi i ritrovi “misti”, dove gay ed eterosessuali si mescolano in egual misura. Tra questi vale la pena citare il Cassero di Bologna (www.cassero.it), gestito dal Circolo Arcigay omonimo, che viene appunto finanziato dall’attività commerciale della discoteca. C’è poi il Mama Mia di Torre del Lago (Lu, www.mamamiadisco.com), che è anche bar e ristorante. Di rinomanza internazionale invece la spagnola La Troya di Ibiza (www.latroyaibiza.com), che organizza tournée in diversi Paesi, Italia compresa.

Maria Spezia, Millionaire 2/2011

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