Immuni, la App che traccia i contagi Coronavirus scelta dal Governo. Il progetto di Bending Spoons, startup di trentenni: «Siamo orgogliosi»

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Immuni si chiama così la App italiana per il tracciamento dei contagi da Coronavirus. È stata realizzata da Bending Spoons e scelta dal Ministero dell’Innovazione tra le 300 proposte arrivate. Immuni App Coronavirus sfrutterà la tecnologia Bluetooth: grazie alla vicinanza tra due telefoni, ci avvertirà se siamo venuti in contatto con una persona positiva al Covid-19.

Non sarà obbligatorio scaricare Immuni, ma è necessario che almeno il 60% degli italiani lo faccia. Rispetta in pieno le regole dettate dall’Europa per le App: anonimato, no alla geolocalizzazione, sì a bluetooth e volontarietà. Una volta individuati i positivi, la App Immuni permetterà di ricostruire tutti i loro movimenti nelle settimane precedenti e di mandare un messaggio a coloro con cui sono entrati in contatto per segnalare che sono a rischio in modo da potersi mettere in autoquarantena.

«Sono molto orgoglioso della passione, abnegazione e competenza dei nostri ingegneri, scienziati e di tutto il team Immuni. Abbiamo fatto, e faremo, del nostro meglio» commenta Luca Ferrari, Ceo e co-founder di Bending Spoons.

Immuni la app per il tracciamento Coronavirus sarà testata a Maranello

La app Immuni, progettata da Bending Spoons, eccellenza italiana nel campo dello sviluppo di app per iOS, e creata in partnership con Luca Foresti, Ceo del centro medico Santagostino, sarà disponibile nel giro di qualche settimana. Secondo quanto rivelato da Il Foglio, si è avvalsa della supervisione tecnica anche di John Elkann, presidente di FCA. Stando ad alcune indiscrezioni, Immuni potrebbe essere testata nella fabbrica Ferrari di Maranello prima di essere diffusa al pubblico.

Tutto il progetto sarà realizzato pro bono. La startup lavorerà gratuitamente, finanzierà i propri costi e non riceverà alcun compenso per il suo impegno. La Presidenza del Consiglio dei Ministri sarà il licenziatario del prodotto.

Come funziona? «Immuni sfrutta la tecnologia Bluetooth per consentire allo smartphone di tracciare e salvare i codici dei dispositivi entrati in contatto. In caso di infezione, il medico potrà chiedere al paziente di sbloccare con un codice la lista dei contatti anonimi (salvati sul dispositivo). Se il paziente darà il suo consenso, un alert raggiungerà i contatti per avvisarli del rischio di contagio» spiegano Enrico Santus, esperto di intelligenza artificiale, coinvolto in progetti del MIT, Giuseppe Attardi, consulente del Governo per l’innovazione, e Nicola Marino, esperto di innovazione.

Bending Spoons: primo sviluppatore App iOS in Europa

Fondata da cinque 30enni (Luca Ferrari, Matteo Danieli, Tomasz Greber, Luca Querella e Francesco Patarnello) in Danimarca nel 2013, Bending Spoons è una startup italiana che idea, sviluppa e distribuisce app. Nel 2014 è stata portata in Italia, a Milano. Dal 2014 ad oggi, l’impresa ha sviluppato oltre 20 applicazioni. Con ottimi risultati: più di 253 milioni di download e 12 milioni di utenti attivi al mese. È il primo sviluppatore di app iOS in Europa e uno dei primi 10 al mondo. Dopo essere stata premiata tra i migliori ambienti di lavoro in Europa (prima in Italia tra le aziende con 50-149 lavoratori), Bending Spoons conquista il podio della classifica Best Workplaces for Women 2019. E quello dei Best Workplaces for Millennials. È l’azienda italiana che offre le migliori condizioni alle donne e ai giovani, secondo la valutazione dei lavoratori stessi. Ha 130 dipendenti, età media 28 anni. Ex-Mckinsey, ex-Facebook, ex-Google. Quasi tutti Millennials, 118 e, tra questi, 14 occupano posizioni manageriali. È una squadra in continua espansione, con assunzioni tuttora in corso.

I fondatori? Nati nel 1985, 2 lauree a testa e tanta passione per l’impresa

Luca Ferrari, due lauree, borsista T.I.M.E. (“Top Industrial Managers for Europe”, un programma di doppia laurea per i migliori studenti d’ingegneria), la prima in Ingegneria Elettronica all’Università degli Studi di Padova e la seconda in Ingegneria delle Telecomunicazioni alla Technical University di Copenhagen. Da sempre appassionato di imprenditoria, Luca ha lasciato un lavoro sicuro all McKinsey per fare impresa a tempo pieno con gli amici di sempre. Luca è nato nel 1985.

Francesco Patarnello, vincitore di borsa di studio T.I.M.E., ha ottenuto lauree magistrali con lode in Ingegneria Elettrica ed Elettronica a Padova e in Ingegneria delle Telecomunicazioni alla Technical University di Copenhagen. Imprenditore dal 2010, per la sua prima startup ha raccolto finanziamenti per oltre un milione di euro. Francesco è nato nel 1985.

Matteo Danieli, borsista T.I.M.E., è laureato con lode a livello magistrale in Ingegneria delle Telecomunicazioni a Padova, nonché alla Technical University di Copenhagen. Dopo una prima esperienza in Nokia, Matteo ha abbandonato un Ph.D. sui modelli matematici applicati ai sistemi di telecomunicazioni per diventare un imprenditore tech a tempo pieno. Matteo è nato nel 1984.

Luca Querella è il super hacker di Bending Spoons. Giù a 13 anni ha assemblato un server nel bagno dei genitori. E’ il trascinatore per eccellenza quando si tratta di innovazione tecnologica. Laurea in Informatica all’Università degli Studi di Torino e una in Ingegneria Informatica alla IT University di Copenaghen, Luca ha lavorato in diverse startup mobile prima di fondare Bending Spoons. È un esperto di architettura del software e di programmazione iOS.

Tomasz Greber, designer con oltre 15 anni di esperienza nel campo, ha lavorato per alcune tra le più prestigiose agenzie di digital design nel mondo. Dal 2012 si è focalizzato sullo sviluppo di prodotti, occupandosi di prototipazione e design d’interfaccia mobile, di marketing e di produzione del contenuto.

Il nome Bending Spoons? «Cucchiai piegati: Per avere un impatto sul mondo devi guardarlo con occhi diversi»

Non è un caso se l’idea del nome (“piegare cucchiai”) e poi del logo dell’azienda, un simbolo di infinito aperto formato da due cucchiai piegati, nasce dal film “Matrix”: “In una scena un bambino riesce con la mente a piegare il metallo: ci piaceva l’idea di poter cambiare visione rendendo flessibile quello che appare rigido e non modificabile».

 

Ha collaborato Eleonora Crisafulli.

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