James Dyson: «Pensa in modo diverso, fai errori, inventa»

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È l’inventore dell’Aspirapolvere senza sacchetto, ha un patrimonio superiore a tre miliardi di euro, James Dyson, inglese, 67 anni, è diventato ricco con Dual Cyclone: un brevetto che consente alla sua azienda un fatturato annuo di 1,6 miliardi di euro. Un risultato raggiunto dopo un duro lavoro: 5.127 i prototipi realizzati per mettere a punto il prodotto nel corso di 5 anni. L’abbiamo intervistato

Lei ha superato innumerevoli ostacoli per realizzare il suo progetto. Che cosa insegna la sua storia?

«Non c’è una formula magica per il successo, ciò che fa la differenza è la perseveranza. Dopo aver realizzato migliaia di prototipi avevo difficoltà economiche, ma conservavo ancora fiducia nella mia invenzione. Ciò che ci spinge dovrebbe essere sempre la volontà di trovare una soluzione ai problemi».

Chi è un innovatore?

«Chi ha visione, curiosità e capacità di prevedere la domanda»

Come riesce a fare innovazione nonostante la crisi?

«In tempi di recessione il mondo ha bisogno di inventori e di ingegneri: dobbiamo iniziare a creare e sviluppare nuove tecnologie piuttosto che rivolgerci alla finanza. Le aziende hanno stretto la cinghia, ma è stupido tagliare i fondi destinati a ricerca e sviluppo. In Dyson continuiamo a investire in ricerca nonostante la recessione. Abbiamo stanziato investimenti per quasi due miliardi di euro per lo sviluppo di nuove tecnologie: nei prossimi quattro anni contiamo di lanciare 100 nuovi prodotti. Ecco perché abbiamo bisogno di tantissimi ingegneri con idee brillanti. È bellissimo assumere neolaureati: arrivano da noi con una mente aperta, idee e senza paura di sfidare le tradizioni. Investiremo 316 milioni di euro nel campus tecnologico di Malmesbury, assumeremo 3mila persone, impegneremo 63 milioni di euro in programmi di ricerca all’interno delle università britanniche».

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Il design è importante tanto quanto l’innovazione?

«Un prodotto è davvero bello solo se funziona bene. Ecco perché secondo me ingegneria e design vanno di pari passo. Gli ingegneri del design sono gli eroi sconosciuti a cui si deve buona parte della nostra vita quotidiana. E il futuro è nelle loro mani. È incoraggiante vedere l’aumento dei giovani che scelgono di studiare ingegneria in Italia, in controtendenza al trend generale».

Come tiene viva la sua creatività?

«Per inventare bisogna essere curiosi. Ciò che fa la differenza è il tipo di sguardo che si rivolge all’ambiente in cui si vive: cosa tralasciamo nel nostro quotidiano che potremmo considerare in un modo nuovo?».

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Se aprisse la sua azienda oggi avrebbe lo stesso successo?

«Le aziende devono correre dei rischi. La tecnologia si sta sviluppando più velocemente che mai, ma per essere competitivi bisogna prendere decisioni rapide, investire in ricerca e sviluppo e avere l’obiettivo di creare dei trend, non di seguirli. Questo è ciò che abbiamo fatto 21 anni fa e che continuiamo a fare. Lo sviluppo non può essere accantonato nemmeno in tempi di recessione, perché è decisivo per raggiungere il successo. È necessario un impegno a lungo termine, anche economico. Se non lo facciamo noi, potrebbe farlo qualcun altro».

Come si riconosce il talento?

«La capacità di problem solving, essere un “disturbatore” e poi la propensione ad assumere dei rischi. I giovani dovrebbero essere incoraggiati a pensare come un inventore, essere a contatto con le tecnologie più nuove e a scoprire modi nuovi e migliori di fare le cose. I giovani rompono le cose per capire come funzionano, noi dovremmo sviluppare questo atteggiamento piuttosto che scoraggiarlo. Chiunque si applichi con creatività e costanza può inventare. James Robert, uno studente di 23 anni, ha vinto il premio internazionle Dyson 2015 con il progetto Mom, un’incubatrice gonfiabile low cost dedicata ai Paesi in via di sviluppo. La sua ispirazione è nata dopo aver visto un documentario sui campi profughi. Per realizzare un prototipo ha venduto la sua auto».

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Qual è il valore del fallimento quando si vuole raggiungere il successo?

«L’innovazione si raggiunge con la prova e con gli errori. Costruire un prototipo, testarlo, vederlo fallire, fare aggiustamenti e costruirne un altro. Ancora e poi ancora. A scuola il fallimento non è permesso: la risposta sbagliata è qualcosa di negativo. Ma tutti i fallimenti hanno valore perché ci insegnano qualcosa. Io ne ho la prova, molte volte tutti i giorni. Sono particolarmente adatto a fare errori: è una cosa necessaria per un ingegnere. Ogni versione del design del mio aspirapolvere è nata perché dovevo sistemare un errore. Ciò che conta è che non mi sono fermato al primo fallimento, al cinquantesimo e neppure al numero 5mila. Amo gli errori. Ecco perché dico a tutti gli inventori e gli imprenditori in erba: “Continua a fallire: funziona”».

Chi sono per lei gli imprenditori fonte di ispirazione?

«Alex Moulton ha costruito le sospensioni delle automobili e le ha sviluppate per 50 anni per renderle più rapide, più compatte e più confortevoli. Lui incarna proprio lo spirito del perdente che non smette di combattere. Altro modello per me è Saichiro Honda, un genio della meccanica che si è ribellato alla tradizione. Il suo spirito individualistico era più adatto agli Usa e ciò lo ha allontanato dal mondo imprenditoriale giapponese, che pone al di sopra di tutto il lavoro di squadra. Ma Honda è riuscito a sfidare con coraggio l’industria automobilistica americana e ha guidato una rivoluzione di settore».

INFO: www.dyson.com

L’intervista a James Dyson è pubblicata su Millionaire di febbraio 2014.

Riccardo Ricci

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