Piedi per terra e lavoro in team: la lezione di Paul Smith

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La storia di Paul Smith, uno dei più famosi designer inglesi, è una bella lezione di impresa. Che insegna a trovare ispirazione in ogni cosa (musica, arte, viaggi).

«Non ho ricordi della mia vita prima degli 11 anni, quando mi è stata regalata la mia prima bici da corsa. Tutto quello che volevo era diventare un ciclista professionista». Ne ha fatta di strada Paul Smith (foto da Facebook), 70 anni, uno dei più importanti fashion designer inglesi, conosciuto per il suo stile classic with a twist (“classico con un tocco di personalità”). A gennaio sarà l’ospite d’onore della 91esima edizione di Pitti Uomo a Firenze. Farà una installazione e lancerà la linea PS by Paul Smith.

La passione per la bici

La sua storia comincia a Nottingham, 180 km da Londra, dove Paul aveva solo un’unica passione: la bicicletta. «A 15 anni ho lasciato la scuola. Non riuscivo a concentrarmi. La mia mente volava via da ciò su cui dovevo applicarmi», racconta nel libro You can find inspiration in everything (Violette Editions). Il padre Harold, commerciante, manda Paul a lavorare come factotum nel magazzino di tessuti di un amico. «La cosa che mi piaceva di più era percorrere le quattro miglia che separavano il lavoro da casa», ricorda Smith. Con il tempo, però Paul comincia a essere coinvolto nelle attività di acquisto. Fino a quando un giorno del 1963, accade qualcosa che cambierà la sua vita.

L’incidente

Un incidente con la bici gli costa tre mesi di ospedale. «Uscito dall’ospedale, ho iniziato a frequentare un pub dove si incontravano gli studenti della scuola d’arte di Nottingham. Sentendo i loro discorsi ho immediatamente capito che volevo far parte di quel mondo. Ero affascinato dalla vita in un modo che non avevo mai provato».

Il giovane Paul inizia a interessarsi di arte e di moda e fa qualche piccola esposizione nel magazzino dove lavora. Un giorno, una studentessa che frequenta il pub chiede a Paul se vuole aiutarla ad aprire il suo negozio di abbigliamento. Lui accetta e lascia il lavoro al magazzino. Per sei anni gestisce quel negozio e impara i segreti del mestiere.

La svolta: l’incontro con Pauline Denyer

La svolta arriva quando conosce la donna che diventerà sua moglie, Pauline Denyer. È lei a vedere il suo talento e a spingerlo a tirarlo fuori: «Un giorno mi ha detto: “Hai così tante idee, perché non apri un negozio tutto tuo?”». È così che nel 1970 Paul mette da parte 600 sterline e affitta a 50 pence al giorno un piccolissimo spazio in un vicolo di Nottingham. Lo chiamerà “Paul Smith Vêtement Pour Homme”. «Più che un negozio era una stanza, misurava 16 mq. I miei abiti erano così particolari che le quantità che vendevo mi permettevano di tenerlo aperto solo due giorni a settimana, venerdì e sabato. Negli altri giorni mi rimboccavo le maniche e mi davo da fare per guadagnare in tutti i modi. Non volevo rinunciare al mio negozio e alle mie idee».

Pauline disegna i primi capi con l’etichetta “Paul Smith”, mentre Paul frequenta un corso serale di sartoria. «Ho imparato il mestiere da lei, è stato un continuo learning-by-doing. Ma mai in nessun momento ci siamo seduti a un tavolo e abbiamo detto: “Facciamo un business nella moda”. È arrivato tutto pian piano».

I due aprono un punto vendita a Londra nella zona di Covent Garden. Ne seguiranno altri otto.

Per il suo contributo all’economia britannica, nel 2000 Smith è nominato baronetto (Sir) dalla regina.

La lezione di Paul Smith

1. Impara facendo. 2. Tieni i piedi per terra, non fare mai, il passo iù lungo della gamba. 3. Non dare mai nulla per scontato, ma spiega sempre quello che vuoi fare. 4. Sii umile. 5. Cerca di capire come funzionano le cose. 6. Non prenderti troppo sul serio. 7. Lavora in team.

 

La storia è tratta dall’articolo di Tiziana Tripepi pubblicato su Millionaire di dicembre 2012.

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2 Commenti

  1. Io un’idea “verde” ce l’ho ed avevo pure vinto un premio in denaro, a condizione che l’idea si fosse tramutata in realta’.
    City logistic, per chi nin lo sapesse, trasporto merci ecosostenibile nei centri urbani.
    Bene…..dire che sono stato osteggiato è un eufemismo.
    a parole tutti estasiati, nella realtà…..
    E quando ho provato a portare avanti in forma ridotta per il principio del “partiamo così creiamo interesse” mi è stato risposto che i bandi erano solo per attività di una certa dimensione.

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