La mia vita è come un film

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È diventato ricco con PayPal, lancia razzi low cost, vende auto elettriche. E ha fatto tutto da solo. A 20 anni poteva spendere un euro al giorno. A 27 era milionario. Storia di Elon Musk, l’imprenditore sudafricano che ha ispirato il personaggio di Iron Man

Un “trilionario”. Così il New York Times definisce Elon Musk, sudafricano, 39 anni, cofondatore di PayPal, il sistema di pagamento virtuale, e di Tesla Motors, produttrice di auto elettriche. Tutta fortuna? Non proprio. Denaro di famiglia? Pari a zero. Vincite alla lotteria? Nemmeno quelle. Il denaro di Musk ha una sola origine: il duro lavoro.

Gli inizi sono da manuale: figlio di una modella canadese e di un ingegnere che gli trasmette l’amore per la tecnologia, da bambino Musk ama la fantascienza e i computer. A 10 anni, risparmiando sulla paghetta e convincendo il padre a dargli altri soldi, si compra un computer e dei libri per imparare la programmazione di software. In poco tempo crea due videogame. «A quel punto ho capito che avrei potuto guadagnarci su: così li ho venduti. Non ho guadagnato molto, ma avevo 12 anni e per un bambino alcune centinaia di euro erano tante. Così ho imparato la mia prima lezione: se fai qualcosa che le persone vogliono, saranno disposti a pagarti» ha raccontato Musk. Dopo una serie di lavoretti svolti con l’obiettivo di aumentare il suo gruzzolo, dalla consegna mattutina di giornali fino alla compravendita di azioni della Borsa sudafricana all’età di 15-16 anni («Ero riuscito a triplicare il mio capitale quando decisi di lasciar perdere: non mi piaceva» ha ammesso lui), a 17 anni Musk lascia il Sudafrica. Non vuole prestare servizio militare in una nazione ancora dominata dall’apartheid. Si sposta in Nord America, cioè nella culla dell’avanguardia tecnologica, dove il passaporto canadese della madre gli dava libero ingresso.

«Non spendere più di quanto possiedi»

All’università di Kingston, nella regione dell’Ontario, si paga gli studi con un lavoro part time e ha a disposizione meno di un euro al giorno. Ma ha talento da vendere. Così vince una borsa di studio alla prestigiosa Wharton School of Business di Philadelphia, che gli permette di non pagare la retta di 30mila euro l’anno. Dopo aver conseguito un primo diploma universitario in Economia e un secondo in Fisica, Musk individua i tre settori che più lo interessano: Internet, energia pulita, spazio celeste. Entra all’università californiana di Stanford, ma dopo solo due giorni di frequenza al Dottorato in Fisica dell’energia molla tutto per fondare, col fratello Kimbal Musk, l’azienda Zip2. «Avevo poche migliaia di euro, mio fratello invece ne aveva un po’ di più. Affittammo un ufficio minuscolo a Palo Alto per 200-270 euro al mese e comprammo dei futon che trasformammo in divani letto: di giorno erano una specie di spazio riunioni, di notte ci dormivamo. Per fare la doccia andavamo all’associazione Ymca, a pochi isolati. Tirammo avanti così per qualche mese, fino a quando trovammo un finanziatore. Questa è stata la seconda lezione che ho imparato nella vita: quando si è agli esordi, è necessario avere un budget ridicolmente basso e non spendere più di quanto si possiede» ha raccontato Musk.

Il sito del New York Times

Dopo aver cercato di proporre mappe alle Pagine gialle, Musk si accorge che il mondo dell’editoria è ancora lontano dal Web. Da lì l’idea di offrire alle maggiori testate la creazione di siti di appeal: un’intuizione che in breve conquista i nomi più famosi della stampa, tra cui il New York Times. Nel giro di quattro anni, Musk vende la società e realizza circa 200 milioni di euro in contanti. La sua quota personale ammonta al 7%, pari a 15 milioni circa.

Da PayPal allo spazio

«Era il febbraio 1999, ero soddisfatto, ma sapevo che potevo fare meglio» dichiara Musk. L’exploit della vendita attira l’attenzione di molti investitori, tra cui quelli della nota società Sequoia Capital, che versa 17 milioni di euro per permettere a Musk di creare con X.com, finanziaria dedicata alla Rete. L’offerta è vantaggiosa – chi apre un conto online riceve 13 euro che può incassare a ogni Bancomat – e nel giro di un paio di mesi Musk conta già 100mila clienti, cioè quasi quanto il suo principale concorrente. Ma la sicurezza delle transazioni è già un problema. Musk si accorge che pirati informatici sono riusciti a compiere trasferimenti illegali di denaro con X.com. Dopo qualche settimana di grande incertezza sul destino aziendale, la soluzione: acquista, nel marzo 2000, la società Confinity che ha creato il sistema di transazione di denaro PayPal, ma ne cambia il concept.

Il suo nuovo modello di business, basato su una massiccia promozione virale via email e una fatturazione sui soli venditori con i maggiori guadagni (gratuito l’uso per acquirenti e venditori occasionali) si basa su due strategie finanziarie. In primo luogo, le tariffe di PayPal sarebbero state più basse di quelle dei concorrenti: un vantaggio ottenuto spingendo i clienti a pagare con crediti PayPal anziché con carta di credito, così da evitare le spese aziendali per le commissioni bancarie. Altro punto fondamentale, un tasso di interesse vantaggioso per i clienti. «Se non lo offri, i clienti trasferiscono subito i crediti PayPal nel conto corrente bancario. Con un tasso di interesse competitivo puoi guadagnare circa fino all’1% annuo netto. Confronta il guadagno dell’1% nel corso di un anno con l’incasso immediato dell’1% all’atto del pagamento. La differenza è nell’ordine delle decine» ha spiegato Musk. Già nel febbraio 2002, PayPal si quota in Borsa e, prima della fine dell’anno, viene venduta a eBay per un miliardo di euro. Musk intasca 114 milioni di euro in azioni. Un malloppo che gli dà modo di lasciare il segno nel Web e di dedicarsi alla passione per lo spazio. Chiamata SpaceX, la nuova sfida nata nel giugno 2002 ha, ancora una volta, le caratteristiche dell’innovazione: progetta e produce razzi spaziali (il Falcon 1 e il Falcon 9) “low cost”, riutilizzabili ma affidabili quanto quelli della Nasa, in aggiunta a una capsula per le persone (battezzata Dragon).

L’ultima sfida: l’auto elettrica

Musk dedica molto tempo anche alle sue attività nel campo delle energie rinnovabili. La Tesla Motors, con sede nella Silicon Valley, dopo cinque anni di attività ha iniziato nel 2008 la produzione della Roadster, auto elettrica che balza da zero a 100 km/h in meno di quattro secondi e costa da 100mila euro: finora l’azienda ne ha vendute 1.500, più una decina anche in Italia, in cui è presente dallo scorso febbraio. Da ricordare poi Solar City, l’azienda che produce e fornisce servizi di energia solare.

Con la notorietà acquisita ai tempi di PayPal, Musk ha visto aumentare le voci non sempre lusinghiere sulle sue iniziative. Lo scorso anno si vociferava che fosse sull’orlo della bancarotta, soffocato dalle spese del business spaziale: ma per altri si trattava solo di un depistaggio per pagare meno alimenti alla ex moglie. Ci sono state poi le dicerie sull’ingresso in Borsa di Tesla, coronato da un balzo del titolo già dai primi giorni: ma anche questa operazione è stata appesantita dai commenti di chi la considerava solo una boccata d’ossigeno finanziario. I dissapori con la rete tv inglese Bbc, che nel suo programma Top Gear ha criticato la Roadster, sono ancora in corso: Musk ha citato il network e varato il sito Teslavstopgear.com (cioè “Tesla contro Top Gear”). A chi accusa l’auto elettrica di usare energia prodotta con il carbone e quindi inquinante, Musk risponde che produzione e consumo di una Roadster producono il 30-60% in meno di CO2. E ricorda quella frase sua che oggi, negli Usa, tutti conoscono: «Alla Nasa il fallimento non è accettato come risultato. Da noi invece sì. Perché se le cose non falliscono, significa che non stai innovando abbastanza».

INFO: www.spacex.com, www.teslamotors.com, www.solarcity.com

«Iron Man? Sono io»

Nel film del regista Jon Favreau, Iron Man è il fascinoso Robert Downey Jr. (foto sopra), che impersona lo stravagante imprenditore appassionato di scienza Tony Stark. Ma per tratteggiare un personaggio che sullo schermo costruisce un acceleratore di particelle e sintetizza un nuovo elemento, Favreau si è ispirato proprio a Musk e gli ha chiesto di usare la sede della SpaceX come set per il sequel della pellicola. Già produttore del film Thank you for smoking, Musk si è prestato anche a recitare per Favreau. Ecco perché alla reception di Space X c’è la statua del personaggio immaginario che il regista ha regalato all’imprenditore.

Dicono di lui

«Lavoratore instancabile,  trasmette passione»

«Elon Musk? Ha una personalità fortissima, usa la propria immagine e si mette in gioco per promuovere le sue aziende» testimonia Roberto Toro, 27 anni, responsabile comunicazione Tesla Motors. «È pieno di entusiasmo, brillante, lavora 15 ore al giorno e si concentra solo su idee di business innovative: un mix ideale per attrarre investitori ricchissimi. Nei suoi team di lavoro ci sono tanti giovani con background culturali ed etnici diversissimi: lui ama occuparsi soprattutto del lato tecnico del business e delegare lo sviluppo strategico e commerciale a persone di spicco del mondo del business. Tutti, alla Tesla, sono coinvolti al 100%: ogni dipendente riceve stock option aziendali, dai manager fino ai fattorini».

Concorda Paolo Vanzetto, 35 anni, vicentino, proprietario di una Tesla Roadster da un anno, con cui ha già macinato quasi 50mila km per lavoro. «Musk ti conquista con umiltà, entusiasmo e totale dedizione al lavoro, che sa trasmettere a tutti quelli che lavorano per lui: il tecnico che è venuto a casa a fare controlli di routine alla mia auto se n’è andato dopo mezzanotte. Credo che il segreto di quest’uomo che vuole cambiare il mondo sia proprio la sua passione: nelle auto, su un angolino interno invisibile ai dettagli, ha fatto scrivere “costruito sulla terra dagli uomini”».

 

Maria Spezia, Millionaire 5/2011

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