La mia vita? Più dritti che rovesci

2781

È la tennista numero uno in Italia. E la numero 11 a livello mondiale. Forte e sexy, Flavia Pennetta, 28 anni, racconta la sua vita, dentro e fuori dal campo

«Ho passato l’infanzia a tirar palline contro il muro. Le mie amiche giocavano con le bambole, io con la racchetta». Da Brindisi all’Olimpo del tennis internazionale. Flavia Pennetta, 28 anni, è la prima italiana a entrare nella classifica delle migliori 10 tenniste del mondo. Il 2009 è stato per lei l’anno del trionfo, ma la sua storia parte da lontano. «A 15 anni ho lasciato famiglia, amici e la mia vita da adolescente per andare ad allenarmi a Roma. Non sapevo cosa avrei fatto da grande, ma sentivo che il tennis era la mia unica passione. Dovevo mettermi alla prova».

Come hai vissuto quel periodo?

«Lasciare i miei è stato un grande sacrificio. Non ho vissuto l’adolescenza, quella fatta di scuola, compiti a casa e sport due volte alla settimana. Ma questo mi ha fatto maturare molto prima. Ho imparato a gestire i miei spazi, i miei tempi e i tanti momenti in cui mi sentivo sola».

Quando hai pensato: ce la posso fare?

«A 18 anni, quando mi sono ammalata di tifo. A quei tempi ero la numero 200 del ranking mondiale. Avevo già deciso di non iscrivermi all’università, e dedicarmi al tennis in maniera professionale. Ma ancora non mi ero posta un obiettivo preciso. Quel mese trascorso in ospedale mi è servito proprio a questo. Mi sono detta: “Se entro due anni non ce la faccio, mollo tutto”. L’anno dopo ero al numero 93».

Il 2009 è stato un anno importante…

«Sportivamente è stato il miglior momento della mia vita. Ho collezionato 15 vittorie consecutive, ad agosto ho raggiunto la top ten mondiale, ma il momento davvero indimenticabile è stato la conquista della Federation Cup (il più importante torneo di tennis per squadre nazionali femminili, l’equivalente della Coppa Davis maschile, ndr) a novembre. Per giocare con la maglia della nazionale italiana, io e le mie compagne abbiamo rinunciato ad altri tornei. Ci siamo impegnate tantissimo, ma alla fine siamo riuscite a scrivere un pezzo di storia».

Una vittoria che ha rilanciato il tennis in Italia…

«Negli ultimi due-tre anni il tennis femminile ha avuto un’escalation. Molte persone ci seguono, rimangono sveglie la notte per vederci giocare, ci riconoscono per strada. È una sensazione bellissima sapere che fuori dal campo c’è chi soffre e gioisce con te».

Tanti tornei in tutto il mondo. Come si vive da globetrotter?

«Gioco in media 25 tornei l’anno. La cosa più difficile è passare da un clima all’altro in modo repentino. Qualche settimana fa mi sono bruciata per il sole ad Auckland, poi ho sofferto il caldo in Australia. Ora sto per partire per l’Ucraina, dove il termometro è a  -20 °C. Poi Parigi, Dubai… Dobbiamo fare attenzione a non ammalarci, cosa che non è del tutto scontata. Alcune volte mi sveglio e devo fare mente locale su dove sono esattamente. I fusi orari ti destabilizzano, così come è molto stancante stare molte ore in aeroporto. Ma alla lunga ci si abitua, ho imparato a fare mille spostamenti all’ultimo momento».

Com’è la tua giornata tipo?

«Quando non gioco in torneo cerco di condurre una vita normale. Sveglia, doccia, colazione. Poi, anziché andare in ufficio come fanno tanti miei amici, inizio l’allenamento in palestra con il mio allenatore. Sei ore al giorno di stretching, allungamenti, flessioni (tantissime), addominali, pesi, tapis roulant, oltre a esercizi di coordinamento e tante partite, indoor o outdoor. La sera quando finisco vado a fare jogging, mi metto l’iPod e corro. È una cosa che mi piace e non mi fa pensare a nulla. Poi vedo gli amici o guardo qualche film oppure Zelig su YouTube… mi faccio matte risate!».

Il tennis è uno sport individuale. Sei una solitaria nella vita?

«Faccio di tutto per non esserlo. Ho tantissimi amici in giro per il mondo, ogni volta che arrivo in un posto li chiamo tutti a rapporto. E mi piace confrontarmi con gli altri. Adoro le critiche costruttive, per esempio quando le mie amiche mi dicono che in un torneo potevo fare meglio o che sono stata troppo testarda. Il rischio, altrimenti, è di rimanere troppo soli con i propri pensieri».

Lo sport rende più forti?

«Sì, e non solo nel fisico. Impari a reagire, a non buttarti giù quando perdi, impari a rialzarti ed essere più forte di prima, a non sottovalutare mai chi ti sta di fronte in campo, e quindi anche nella vita. Non solo, impari a essere leale e corretto. Capisci che quasi tutto dipende da te. Molte cose possono cambiare da un secondo all’altro e bisogna dare sempre il 100%. Grazie al tennis ho imparato cosa sono la disciplina, l’impegno e il sacrificio».

Come si supera una sconfitta?

«Non si può vincere sempre. Se giochi un torneo a settimana e una partita al giorno, le sconfitte fanno parte del gioco. Ne ho avute e ne avrò tante. Quando succede, cerco di capire cosa è andato storto, se è dipeso da una questione mentale, fisica o se era un problema tecnico. Il mio allenatore mi fa rivedere le partite, e insieme cerchiamo di lavorare sugli errori».

Qual è la tua marcia in più?

«Ogni volta che scendo in campo vado per vincere, ma quando non succede non ne faccio una malattia. E fuori dal campo non sono una “che se la tira”, mi piace il contatto con le persone, anche con i miei fan. Cerco di rimanere sempre con i piedi per terra».

La bellezza in campo aiuta?

«Puoi anche essere bellissima ma se giochi male sei fuori. Fuori dal campo, invece, essere carina aiuta. E gli sponsor investono su chi sa comunicare qualcosa in più come persona».

Nel 2009 hai guadagnato, tra premi e sponsor, due milioni di dollari. Come gestisci il tuo denaro?

«Sui compensi degli sportivi si dicono un sacco di cose non vere. Le cifre che si leggono sui giornali sono sempre indicate al lordo. Bisogna togliere le spese, i viaggi di trasferta, l’Iva, le tasse. Per quanto riguarda i miei investimenti… ci pensa papà! Ma nel mio piccolo cerco di mettere da parte i soldi, perché uno sportivo non gioca tutta la vita».

Cosa farai da grande?

«Vorrei diventare mamma e avere una famiglia. Ma anche aprire una scuola di tennis. Adoro i bambini, mi piacerebbe insegnare loro quello che ho imparato io, mi piace che si avvicinino a questo sport. So che per realizzare i propri sogni ci vogliono pazienza e sacrificio, e io ho imparato ad averne. Ma se credi davvero in qualcosa nella vita alla fine lo realizzi».

INFO: www.flaviapennetta.it

Identikit

Flavia Pennetta, 28 anni, brindisina, è la prima giocatrice nella storia del tennis italiano a essere entrata nelle top ten mondiali (il 17 agosto 2009). Il tennis è una passione di famiglia: giocano i genitori e la sorella, suo padre è presidente del club di Brindisi, sua nonna era allenatrice. Flavia inizia a giocare all’età di cinque anni, a 18 diventa professionista, poi inizia la sua scalata al ranking mondiale. In una corsa che alterna cadute e risalite, Flavia vince otto tornei singoli, sei doppi e in molti altri arriva in finale. Ha conquistato per due volte in quattro anni (nel 2006 e nel 2009) la Federation Cup. Un risultato storico, che fa della squadra formata con le compagne Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Sara Errani una delle più forti in assoluto dello sport italiano. Attualmente la squadra azzurra è in semifinale per la Federation Cup 2010. Flavia Pennetta vive tra Verbier e Barcellona, dove si allena con Gabriel Urpi.

INFO: http://flavia-pennetta.com

Il commento di Lea Pericoli

«Flavia? È la quintessenza del tennis»

«Per essere campioni non basta possedere doti tecniche. Occorre personalità. E Flavia ce l’ha. Gioca benissimo, è un’entusiasta ed è molto femminile». Lea Pericoli, 75 anni, icona del tennis degli anni 60, ha fatto della femminilità una bandiera. «Il tennis è una scuola di vita. Anche quando non sei al massimo devi giocare. Sei sotto gli occhi di tutti, non puoi nasconderti, come invece avviene in uno sport di squadra. Per diventare bravi si prendono un sacco di legnate. È un allenamento utilissimo. Mi ha aiutato a cambiare lavoro, a non perdere mai l’entusiasmo, a superare le malattie». E la sua vita lo dimostra. Terminata la carriera tennistica, la Pericoli è diventata giornalista, conduttrice televisiva, scrittrice (il suo ultimo libro è un’autobiografia e si intitola Mal d’Africa, Marsilio, 18 euro). E non nasconde l’aspetto socializzante di questo sport. «A un bravo

giocatore di tennis si aprono tutte le porte. Il tennis mi ha permesso di entrare nei circoli, di farmi conoscere. Ancora oggi sono sempre in giro per il mondo».

Tiziana Tripepi, Millionaire 4/2010

Print Friendly, PDF & Email