La prova del fuoco

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La camminata sui carboni ardenti è ancora consigliata a manager, venditori, uomini d’impresa. L’esperienza è indimenticabile. Dà carica, potenzia l’autostima e permette di superare le proprie paure

Qualcuno la considera come una specie di viaggio dentro se stessi. La camminata sui carboni ardenti (in inglese firewalking, in italiano anche pirobazia) è conosciuta in molte nazioni (Tibet, Malesia, Isole Fiji…) e proposta dai motivatori di tutto il mondo, in un’ottica di recupero emozionale e fisico. Un rituale che l’Occidente ha riscoperto, ma che in Asia è praticato da più di 3mila anni e spesso in occasione di eventi religiosi, a riprova della fede personale e come cerimonia per celebrare coraggio e forza interiore. Oggi la camminata sul fuoco è consigliata da tanti manager, come modo per capire che le proprie paure sono superabili e che molti dei limiti che ci frenano nella vita quotidiana nascono da convinzioni autoimposte. Affidata a un coach di formazione aziendale, una sessione di firewalking riesce a rinsaldare la coesione all’interno di un team di lavoro, innalzare la percezione individuale dell’energia psicofisica e migliorare il controllo delle emozioni. Tutti benefici da ricondurre al significato che il fuoco riveste nella nostra cultura (vita, energia, forza, purificazione…) e alla paura che ciascuno di noi prova nell’avvicinarsi alle fiamme.

Braci caldissime, eppure non ustionano

Le braci su cui si cammina raggiungono in genere una temperatura compresa tra 250 e 500 °C, più che sufficiente dunque a causare ustioni gravi. Eppure nella maggior parte dei casi i partecipanti non vengono danneggiati da quella che sembra una sfida impossibile e pericolosa.

Come è possibile? Secondo la scienza, i fattori in gioco per determinare il rischio di ustione riguardano il materiale in combustione sopra cui si cammina, in particolare la sua capacità termica (cioè il rapporto tra la quantità di calore e la variazione di temperatura) e la sua conducibilità termica (cioè la predisposizione di una sostanza a trasferire il calore). In generale, il legno e il carbone sono cattivi conduttori di calore e hanno una bassa capacità termica: stesso discorso vale per braci e ceneri, usate per il firewalking. Le impurità contenute in legno e carbone contribuiscono poi ad abbassare ulteriormente la capacità termica. Secondo alcuni sarebbe quindi tanto più limitato il rischio di bruciature, quanto più breve è la “passeggiata”. Come spiegare allora i 285 metri sui carboni ardenti senza alcuna lesione percorsi in Austria nel 2009 da Dieter Benczak e Otto Gugerbauer? Oppure i 100 metri compiuti da un incolume Scott Bell in Inghilterra nel 2006? Qualcuno sostiene che i piedi vadano adeguatamente “preparati”, bagnandoli poco prima della prova, mentre altri affermano che un massaggio poco prima della prova sia indispensabile.

I benefici psicologici

Innegabili i risvolti psicologici: fondamentali quelli antecedenti la “prova del fuoco”, dove la preparazione al giusto atteggiamento ha un parallelo in quella della pirobazia celebrata dai cristiani ortodossi in Grecia e nei Balcani meridionali. Davanti a un letto di braci di cui si percepisce il calore, difficile mantenere la calma pensando di posarci i piedi nudi. La paura che in quel momento serra la gola un po’ di chiunque, può diventare per qualcuno una vera crisi se si collega l’immagine del fuoco a esperienze personali negative (malattie, abbandoni…). Proprio nel fronteggiare il panico e nel trovare la forza per vincere un blocco motivo sta l’intensità di un’esperienza che tutti definiscono illuminante, una volta compiuta, tanto quanto prima sembrava insormontabile. Variabile la lunghezza della pista (si va da un minimo di 3-4 metri a 50 e più), così come diversi i tipi di legno bruciati per ottenere le braci (dal cedro alla betulla) e le forme su cui si possono tracciare le piste, non solo in linea retta, ma anche in cerchi, onde… Variegati poi i costi: un corso di formazione di poche ore che include il firewalking parte da 100 euro ma può superare 1.000 e più. Un particolare però mette tutti d’accordo: camminare sul fuoco è un’esperienza indimenticabile.

La testimonianza

Io l’ho provata

Tanta euforia al termine della prova di firewalking organizzata per Unit Group. «Non ci sono parole, è una sensazione unica. Per me è un déjà vu dell’accoppiata Degio-Stefano come formatori, e devo dire che superano ogni aspettativa» esclama con voce concitata Salvatore De Martino, 49 anni portati splendidamente su un fisico asciutto e allenatissimo. «Per me lo sport è vita, e anche se il lavoro mi impegna 12 ore al giorno, al mattino prima dell’ufficio c’è sempre un’ora dedicata… a me. Il firewalking è una conferma di quanto bene ti faccia, in questo caso soprattutto alla testa!». Così anche per i numerosi partecipanti, che sprizzano gioia da tutti i pori: «È un‘esperienza unica, questa è la verità» dice Giuseppe Iodice, 42 enne napoletano Doc «ma non tanto per la prova, che non è “difficile”, quanto per il superamento di un qualcosa che all’inizio “non sai come sarà”… e certamente ti mette una certa ansia. Ma in fondo, nella vita, quante sono le situazioni simili?». Gli fanno eco i più giovani Giuseppe Cinquegrana e Carmine Bello, subito al termine della loro prova: «Non abbiamo mai fatto un corso di formazione capace di darci queste emozioni… È veramente una scarica di adrenalina che in questo periodo serve quanto mai!». Alla domanda: “Avete idea di come utilizzerete questa carica?” rispondono entrambi quasi all’unisono: «Per il nostro lavoro, professionale-commerciale, è automatico: quotidianamente riceviamo rifiuti o aspettative deluse. Ma da oggi, ogni giorno sappiamo che non è che un po’ di brace sulla quale basta solo passarci sopra… e in un attimo è passata».

Parla un amministratore delegato

Prima cammini sul fuoco, poi lavori il doppio

Francesco Capone, amministratore delegato di Unit Energy (www.unitenergy.it), società di consulenza nel settore delle energie alternative, ha più volte provato l’esperienza della camminata sul fuoco.

Quante volte ha messo piede sui carboni ardenti?

«Finora quattro. Le prime volte ero molto giovane, erano esperienze fatte con leggerezza da studente. L’ultima volta invece è stato poco tempo fa a un evento formativo organizzato proprio dal vostro editore Virgilio Degiovanni: un’iniziativa a cui hanno partecipato 300 persone e che è stata pensata per arricchire il background personale di chi lavora per Unit Group».

Cosa ha trasmesso ai suoi collaboratori l’esperienza del firewalking?

«Continuo a ricevere commenti positivi e ascoltare il racconto delle emozioni intense di chi ha vissuto con noi due giornate del tutto particolari: nessuno sa motivare gli ascoltatori come Degiovanni. Le sensazioni che emergono in questi racconti sono uniche, sorprendenti poi i risultati sul lavoro: ho registrato un aumento di risultati del 50%».

Quali le sue impressioni personali dopo una camminata sul fuoco?

«Innanzitutto, dopo un’esperienza di questo genere si porta dentro di sé qualcosa di particolare. Dal punto di vista pratico, le priorità personali vengono riviste e ciò che ha sempre dato ansia viene visto sotto un’altra luce, più debole, per poi essere posto in secondo piano. Io ho compreso che le difficoltà della vita erano diverse da quelle che avevo sempre considerato e, di conseguenza, ho iniziato ad avere un atteggiamento diverso nei confronti della vita. Sul lavoro poi rinasce l’entusiasmo e si percepisce meno la fatica. In sintesi, ci si sente in grado di raggiungere ciò che si desidera. Consiglio a tutti il firewalking: a patto però di avere il giusto formatore».

Quanto è importante, in tempi di crisi, investire in formazione?

«Dopo un anno di attività con Unit Group ho deciso di riservare il 30% del fatturato proprio nella formazione, perché nelle fasi economiche più difficile le aziende hanno maggiormente bisogno di personale con una marcia in più: pena il fallimento. Certo non è facile trovare il coraggio, di questi tempi, di rinunciare al guadagno: però la formazione consente di trasformare le persone in ciò che vorresti che fossero e quindi di ottenere di più da loro. Ecco perché sto organizzando momenti di formazione mensile per i manager e ogni tre mesi per tutta l’azienda: io stesso riservo per me ogni mese del tempo per la crescita personale».

In breve, qual è l’iniziativa che sta lanciando con Virgilio Degiovanni?

«Nel settore delle energie rinnovabili, cioè quello che sarà determinante sia per lo sviluppo della nostra economia sia per la salvaguardia del nostro mondo, abbiamo selezionato dei consulenti professionisti dedicati all’assistenza nella scelta di un impianto per la produzione di energia pulita. Si chiamano Energy consultant. Partner dell’iniziativa Enel Green Power, è altissima la professionalità delle persone che abbiamo selezionato».

Redazione, Millionaire 11/2011

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