La Scala per il successo

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Chi frequenta l’Accademia della Scala ha una marcia in più e trova presto lavoro. E non vale solo per ballerini, cantanti lirici e maestri d’orchestra. Qui si impara un mestiere

“La vita supera i sogni”: Gabriele Corrado, 23enne di Lecce, diplomato ballerino professionista, si è ritrovato a sostituire l’étoile Roberto Bolle alla serata inaugurale della Scala di Milano. “Io, una cenerentola miracolata”: Anita Rachvelishvili, georgiana, 25 anni, è stata scelta come protagonista nel ruolo di Carmen per la prima, quando ancora frequentava il corso di perfezionamento per cantanti lirici. Insieme a questi artisti, anche tanti giovani “normali” che imparano un mestiere e realizzano se stessi intorno al palcoscenico. Siamo all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, una scuola di eccellenza che seleziona e prepara centinaia di talenti provenienti da ogni parte del mondo. Che negli ultimi anni si è trasformata in una vera università dello spettacolo. Ma che cosa si studia all’Accademia? Come avvengono le selezioni? Quali chance offre? Ne abbiamo parlato con il direttore generale, Luisa Vinci. «Si imparano tutti i mestieri che ruotano intorno al palcoscenico di un teatro musicale. Non solo professioni artistiche come il ballerino, il cantante lirico o il direttore d’orchestra, ma anche mansioni più tecniche, come lo scenografo, il falegname, il sarto, il fotografo di scena, il regista audio. Se si vuole, si può studiare anche per diventare manager, tramite un master organizzato dalla Scala con la Sda Bocconi. Molti dei corsi sono gratuiti, per altri è stato previsto il pagamento di una retta».

La Scuola di ballo è il vostro fiore all’occhiello. Cosa significa frequentare il corso per ballerini professionisti?

«Significa dedizione totale. Si inizia alle otto del mattino con gli allenamenti e si finisce alle 18.30. Una vita molto dura, come quella di ogni atleta. Poi c’è la scuola. I nostri allievi hanno un’età che va da 10 a 18 anni, frequentano la scuola media e il liceo serale. Chi va al liceo ha lezione fino alle 10 di sera. A tutto ciò si aggiunge la solitudine e la nostalgia di casa: la maggior parte dei ragazzi viene da fuori Milano, sono ospitati da famiglie o in convitti. I più fortunati prendono un appartamento, quando diventano grandi».

Come avvengono le audizioni?

«Ogni anno selezioniamo un numero di ballerini che dipende dai posti vacanti all’interno della Scuola di ballo, che non può superare 180 allievi. L’anno scorso i posti disponibili erano 20, i candidati 600. Le selezioni durano un mese, mirano a individuare i più talentuosi ma anche più motivati. Oltre agli esami fisico-attitudinali, bisogna superare test motivazionali, psicologici e visite mediche».

Come si accede invece al corso per cantanti lirici?

«Ci vogliono un diploma di conservatorio e naturalmente doti vocali fuori dal comune. Nel 2009 abbiamo selezionato otto allievi su 250 candidati, di cui solo due italiani. La ricerca delle voci è una parte importante del nostro lavoro. Vorremmo intensificare questa attività, andando nei conservatori, per arrivare prima degli agenti, che “seducono” i giovani affidando loro dei ruoli inadeguati, spesso con il rischio di “rompere” loro la voce. Noi cerchiamo di formare gli artisti anche in questo senso: aiutandoli a scegliere i ruoli, a sapersi muovere nel mondo dello spettacolo. Oltre al talento, occorre testa e capacità di sapersi amministrare. È un corso molto costoso per l’Accademia (dura due anni), ma gratuito per i partecipanti, che ricevono una borsa di studio di 700 euro al mese. Si studia con nomi leggendari della lirica come Renato Bruson e Mirella Freni».

Dal sogno alla realtà. All’Accademia ci si sporca anche le mani…

«Siamo l’unico esempio in Europa di scuola che copre a 360 gradi i mestieri del teatro d’opera: scenografi e costumisti, sarti, parrucchieri, macchinisti e costruttori, tecnici luce, fotografi di scena, tecnici audio, registi. Durante il corso gli allievi partecipano alla realizzazione dei spettacoli in cartellone».

Chi frequenta i vostri corsi?

«Ragazzi normali, con un diploma di scuola superiore. Non devono necessariamente avere una competenza specifica nel settore, l’importante è che siano portati per questo lavoro e che amino questo mondo. Per far conoscere i diversi mestieri dello spettacolo andiamo nelle scuole. E partecipiamo a iniziative di orientamento, come Orienta Sicilia a Palermo o Danza in Fiera a Firenze (che si terrà dal 25 al 28 febbraio, ndr). I giovani hanno spesso come unica ambizione la televisione, ma noi vogliamo spiegare come si lavora in teatro, e che gli stessi strumenti possono comunque essere utilizzati anche per la televisione».

Quali sono gli sbocchi che offrono i vostri corsi?

«I teatri d’opera italiani e del mondo. I nostri ex allievi sono oggi maestri nei migliori teatri italiani ma anche all’Opéra di Parigi o al Teatro Real di Madrid. Bisogna essere aperti ad andare anche all’estero. Basti pensare che soltanto in Germania ci sono 100 teatri d’opera. Le professionalità più richieste sono i maestri collaboratori, i parrucchieri, le sarte, i falegnami, gli attrezzisti. Noi diciamo spesso ai nostri allievi: “Voi state studiando nel più grande teatro d’opera del mondo, ma nella vita ci vuole tanta fantasia e capacità di riciclarsi”».

Chi esce dall’Accademia della Scala ha “una marcia in più”?

«Una persona che si presenta a un colloquio di lavoro dicendo che ha studiato al Teatro alla Scala ha sicuramente una marcia in più. E la percentuale degli allievi che trovano lavoro è dell’80% entro i sei mesi dalla fine del corso». INFO: www.accademialascala.it

Quanto mi costi?

Quattro i dipartimenti in cui sono suddivisi i corsi dell’Accademia della Scala.

1) Musica

Corsi per cantanti lirici, maestri collaboratori (musicisti che accompagnano al pianoforte i cantanti durante le prove), professori d’orchestra ed Ensemble da camera durano due anni e sono tutti gratuiti. I cantanti lirici ricevono una borsa di studio di 700 euro al mese.

2) Danza

› Ballerino professionista (8 anni): 2.770 euro per i primi 3 anni, 3.670 euro per il 4° e 5° anno, gratuito per gli ultimi 3 anni. Sono previste borse di studio per gli studenti meno abbienti.

› Insegnanti di danza (2 anni): 4.600 euro.

› Propedeutica alla danza classica (5 anni): 600 euro per il corso settimanale (1° e 2° elementare), 760 euro per il corso bisettimanale (dalla 3° alla 5° elementare).

3) Palcoscenico

› Scenografi realizzatori (2 anni): gratuito.

› Sarti dello spettacolo (1 anno): 4.600 euro.

› Lighting designer (4 mesi):4.500 euro.

› Truccatori e parrucchieri (9 mesi): 3.900 euro.

› Macchinisti costruttori di allestimenti teatrali (1 anno): gratuito.

› Tecnici audio (9 mesi):4.000 euro.

› Fotografi di scena (4 mesi):4.300 euro.

› Registi video (5 mesi):6.000 euro.

4) Management

› Master in management per lo spettacolo (14 mesi): 12mila euro.

› Corso di formazione per l’Attività musicale autonoma e autoimprenditorialità (8 mesi): gratuito.

La favola di Anita

Da una casa senza riscaldamento alla periferia di Tbilisi, in Georgia, al tepore di una sala prove del Teatro alla Scala. Dalla guerra e la fame vissute negli anni Ottanta durante il conflitto con l’Unione Sovietica alla pace di un’aria di Bizet. La storia di Anita Rachvelishvili, 25 anni, sembra una favola ma è tutta vera. Due genitori con la passione per la musica classica (il papà sognava di fare il compositore, la mamma la ballerina) che devono rinunciare alle loro ambizioni per sopravvivere. Lui farà il capocantiere, lei la parrucchiera. Anita ha una voce da mezzosoprano e le piace comporre. Frequenta il Conservatorio e si diploma in Canto lirico. Poi la sua insegnante, che stava per morire, decide di affidarla in mani sicure e la iscrive all’Accademia della Scala, che in Georgia è famosissima. I genitori ipotecano la casa per comprarle il biglietto d’aereo. E Anita vola a Milano, dove frequenta l’Accademia di Canto lirico, con una borsa di studio della Farnesina.

Fino all’incontro fatale. Il direttore d’orchestra Daniel Barenboim, che stava selezionando le voci della Carmen per la serata inaugurale della stagione 2010, nell’aprile scorso le fa un’audizione per una piccola parte nel secondo cast. E rimane folgorato. Alla fine dice: «Carmen sarai tu». È così che la giovane georgiana conquista la parte della protagonista, e durante la prima di dicembre viene acclamata dal pubblico e dalla critica. A gennaio Anita ha inaugurato la stagione lirica del Massimo di Palermo con il Nabucco, e in autunno sarà alla Scala nell’opera di Bizet.

Roberto Bolle. «Alla danza ho dato tutto. Ho ricevuto di più»

«Come si fa a scoprire che la danza è la passione della propria vita? Quando si è disposti a sacrificare per essa ogni cosa». Roberto Bolle, 35 anni, étoile della Scala dal 2003, ha 11 anni quando entra alla Scuola di ballo della Scala. È sua madre a iscriverlo alle audizioni, intravedendo in lui il talento che i lunghi anni di studio e allenamento riveleranno. «È importantissimo iniziare in un’ottima scuola, che dia solide basi tecniche e forgi al meglio il fisico, ancora duttile, di un giovane allievo» ha dichiarato a Millionaire. «L’Accademia della Scala è stata fondamentale per la mia preparazione e lo è per chiunque voglia intraprendere seriamente la carriera di ballerino». Dopo il diploma di ballerino professionista, Bolle entra a far parte del corpo di ballo della Scala e a 21 anni è nominato primo ballerino. La sua bravura lo porta a danzare nei più grandi teatri del mondo e con le compagnie più prestigiose. Le sue doti di grazia e bellezza lo fanno diventare un simbolo dell’Italia nel mondo. Bolle si esibisce a Buckingham Palace al cospetto della regina Elisabetta in occasione dei 50 anni del suo regno, sul sagrato di San Pietro davanti a Papa Giovanni Paolo II durante la Giornata della gioventù, allo stadio Olimpico di Torino nella cerimonia di apertura dei XX Giochi olimpici invernali. Cosa dire ai tanti giovani che desiderano questa carriera? «La danza è una scelta vincente, anche se non si riesce a farne la propria professione. Sviluppa qualità come la forza, la potenza, l’elasticità, la flessibilità. Dona grazia ed eleganza e una totale armonia fisica. Il mio futuro? Mi piacerebbe insegnare. Scoprire un giovane talento e plasmarlo, farlo crescere attraverso i tuoi insegnamenti credo sia una soddisfazione immensa. L’ennesima, enorme gioia che la danza potrebbe regalarmi» conclude Bolle.

Tiziana Tripepi Millionaire 02/2010

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