Lavoro 4 ore alla settimana e vivo felice

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Guadagnare 40mila dollari al mese rimanendo poco in ufficio? Si può. Almeno secondo Timothy Ferriss, americano, 32 anni, autore di un bestseller. Lui ce l’ha fatta, applicando due concetti fondamentali: Internet e la legge di Pareto…

L’80% dei risultati deriva dal 20% degli sforzi. Il che significa che perdiamo un’infinità di tempo in attività inutili. Provate a osservarvi: quante ore sprecate ogni giorno con e-mail senza senso, in riunioni che non portano da nessuna parte, in attività che potreste delegare? Se applicassimo alla lettera la legge di Pareto, ci basterebbe un’ora al giorno per lavorare in modo produttivo. Fantascienza? La solita americanata? Giudicate voi. Timothy Ferriss, 32 anni, autore del bestseller 4 ore alla settimana (Cairo Editore, 15 euro) è partito da qui. Giovane, irrequieto, laureato a Princeton e dotato di indubbie doti imprenditoriali, a 24 anni lascia un lavoro dipendente per fondare una società di integratori alimentari. Interamente on line. Elimina le attività improduttive, esternalizza i servizi, impara a delegare. I profitti crescono e anche il suo tempo libero: mentre 300 collaboratori a distanza si occupano della sua azienda e dei suoi affari personali, Timothy gira l’Europa in moto, fa immersioni a Panama, balla il tango a Buenos Aires, impara sei lingue. E tiene conferenze in tutto il mondo per spiegare il segreto del suo successo. L’abbiamo incontrato.

A 19 anni ti sei iscritto a Princeton (una delle più prestigiose università del mondo, ndr), ma dopo due anni hai interrotto gli studi. Hai girato il mondo, cambiato molti lavori. Cosa stavi cercando?

«Cercavo un’alternativa, una sorta di opzione “C”. In quel periodo tutti i miei compagni di università, da qualsiasi facoltà provenissero (e Princeton ne ha più di 15) finivano con il lavorare nelle banche d’investimento o nelle società di consulenza. Io mi stavo specializzando in Neuroscienza e mi sembrava ridicolo essere costretto a lavorare in uno di questi due settori. Così ho deciso di esplorare il mondo».

Poi, però, hai ripreso gli studi e ti sei laureato.

«Sì, sentivo di avere ancora molto da imparare. Non mi interessava la laurea come titolo di studio, ma la possibilità di conoscere. Vengo da una famiglia umile. I miei genitori (mio padre era un agente immobiliare, mia madre fisioterapista) hanno sempre destinato parte del loro stipendio all’acquisto di libri. Se non avessi ripreso gli studi, poi, non avrei mai incontrato un maestro come John McPhee, lo scrittore due volte premio Pulitzer, che mi ha aiutato tantissimo a migliorare il mio pensiero critico».

Dopo la laurea hai iniziato a lavorare come dipendente, ma un anno dopo già stavi fondando la tua impresa… Non hai mai avuto paura?

«Essere preoccupati non aiuta a risolvere i problemi. Avete l’ansia? Agite. Anch’io ho avuto momenti di incertezza, ma li avevo messi in conto. Chi deve affrontare un cambiamento dovrebbe definire nel minimo dettaglio lo scenario peggiore che potrebbe capitare in caso di fallimento, e vedere quali sono gli eventuali passi necessari per tornare alla situazione precedente».

Come hai fatto a guadagnare 40mila dollari al mese dopo solo un anno e mezzo di start up?

«Ho usato Internet. Oggi gli strumenti a disposizione per avviare un’impresa sono globali e spesso gratuiti: con soli 500 dollari puoi creare ciò che fino a 10 anni fa ti sarebbe costato 10 milioni. Si possono utilizzare server a basso prezzo, come lo storage on line di Amazon oppure progettare siti web gratuiti con Weebly.com, o ancora gestire pagamenti on line con PayPal. Ho avviato la società con 400 dollari e non sono mai ricorso a finanziamenti esterni. Nel gennaio di quest’anno ho venduto la mia Brain Quicken a un fondo di private equity».

Quanto guadagni oggi?

«Il mio stipendio annuale è a sette cifre. Detto questo, a parte i viaggi e il cibo, il mio stile di vita è a basso consumo. Durante le ore di lavoro non perdo tempo, lavoro. Cosi non mi sento in colpa se all’ultimo minuto decido di prendermi tre o quattro mesi di vacanza. Ho questa possibilità, e voglio consigliarla anche agli altri».

Ma come si può dirigere un’azienda prendendosi quattro mesi di vacanza?

«Basta adottare l’outsourcing: tutto quello che può essere fatto al computer o al telefono, può essere automatizzato (spesso con strumenti gratuiti on line) ed esternalizzato. Ho molti assistenti virtuali che lavorano per me e anche per le mie faccende personali, dall’India alla Polonia».

Il tuo libro è stato scritto nel 2007. Le tue idee sono applicabili anche in un momento di crisi come quello attuale?

«I miei suggerimenti sono più validi ora di prima. Sapere che domani potremmo perdere il lavoro ci costringe a rivedere le nostre priorità. La sicurezza del posto fisso ci toglie il coraggio il cambiare. E il mio manuale è utile per affrontare i tempi che stiamo vivendo».

Ai dipendenti consigli il telelavoro come mezzo per migliorare la qualità della vita. Ma come ottenerlo dalle aziende?

«Migliora il tuo rendimento e documentalo. Assumiti più responsabilità, renditi indispensabile e alla fine negozia una settimana lavorativa di quattro giorni o un po’ di vacanza in più. È difficile ottenere quello che si merita. Ma si può negoziare, e per farlo si ha bisogno di qualcosa su cui fare leva: renditi prezioso e fai in modo che il tuo capo ti dica sì. Altrimenti ti perde…».

INFO: www.fourhourworkweek.com

Roberto Re, il personal coach

«Sono uno stakanovista, ma il libro mi è piaciuto»

Roberto Re, 42 anni, personal coach ed esperto di formazione individuale e aziendale. Nel 1992 ha fondato HRD Training Group, società pioniera in Italia nell’ambito dei corsi di motivazione, training e crescita personale. Il suo ultimo libro si intitola Energy! (Sperling&Kupfer, 17 euro).

Perché leggere il libro di Timothy?

«Perché ripropone con intelligenza la “legge 80/20”: bisogna concentrarsi su quel 20% di fonti che produce l’80% dei risultati. Spesso spendiamo molte energie su qualcosa che non è produttivo. Io stesso, dopo aver letto il libro di Ferriss, ho deciso di tagliare alcuni “rami secchi” della mia attività».

Perché non leggerlo

«Perché il presupposto è che il lavoro sia una schiavitù, ma non sempre è così».

A Timothy Ferriss chiedo: «Anche a chi ama il proprio lavoro consiglieresti di lavorare quattro ore alla settimana?».

Timothy risponde: «L’equivoco maggiore in cui si incorre leggendo il libro è che io incoraggi la pigrizia. Non è così. Io sono per i risultati, ma ottenuti lavorando in maniera più intelligente, non più dura. Ci sono categorie di lavoratori che spesso amano quello che fanno, ma vorrebbero ridurre le ore di lavoro settimanali da 80 a 40. Consiglio di concentrarsi sulle attività che funzionano e tralasciare quello che non dà risultati. Per alcuni ciò significherà trascorrere più tempo con la famiglia, per altri girare il mondo, per altri ancora decuplicare i risultati con lo stesso numero di ore lavorate».

INFO: www.robertore.com

Giacomo Bruno, editore di e-book

«Così ho imparato l’arte della delega»

Giacomo Bruno, 31 anni, editore di e-book di formazione e motivazione. Presidente di Bruno Editore e fondatore nel 2002 di Autostima.net, il portale di formazione che propone corsi in aula, videocorsi, audiocorsi, e-book e libri sulla crescita personale, professionale e finanziaria.

Perché leggere il libro di Timothy

«Sono rimasto affascinato dal libro, perché si adattava esattamente al mio percorso lavorativo. All’inizio rappresentavo il “collo di bottiglia” di tutta la mia casa editrice. Poi con l’arte della delega e dell’eliminazione delle perdite di tempo, ho fatto un salto di qualità: lo staff si è sentito più responsabilizzato e i risultati sono stati concreti».

Perché non leggerlo

«Mi ha lasciato un po’ perplesso la parte sui continui viaggi. Amo i viaggi e conoscere nuove culture, ma amo anche ottenere risultati. Posso delegare ma devo anche controllare il lavoro».

A Timothy Ferriss chiedo: «Non pensi che essere eccessivamente distanti dal lavoro possa creare problemi?».

Timothy risponde: «Essere “in remoto” non significa essere distanti. I progetti vanno terminati o non si fanno. Le scadenze vanno rispettate. Un gruppo di lavoro virtuale spesso produce risultati migliori perché non ha spazio per giochi politici o scuse».

INFO: www.autostima.net

Tiziana Tripepi, Millionaire 05/2009

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