Marco Mengoni «Sognavo di volare»

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Da grande voleva fare lo steward, invece si è messo a cantare. Ha vinto X Factor, parteciperà di diritto a Sanremo. Uno che canta Dove si vola, poteva forse non salire in alto?

Com’è cambiata la tua vita dopo la vittoria di X Factor?
«Sono sempre la stessa persona ma il ritmo ora è più frenetico. Prima conoscevo l’Italia solo perché mi muovevo per le vacanze, ora sto correndo da un capo all’altro».

Come affronterai il Festival di Sanremo?
«Con qualcosa che mi rappresenti davvero. Non ho paura, anche se sento la pressione. Ho scelto di lavorare per chi mi ha sostenuto, di donare quello che so fare alle persone che mi sono state accanto, come se fosse il mio ringraziamento».

Autori, discografici, tutti vogliono proporti un contratto: ti senti una gallina dalle uova d’oro?

«No. E poi ho un management eccezionale. Mi consulto molto con Benedetta Mazzini (la adoro!) e prima ancora con i fratelli Calabrese (Piero e Massimo Calabrese, che assieme a Stella Fabiani curano produzione e discografia, ndr), che mi seguono da tre anni. Hanno le loro linee-guida per me, però nella scelta dei passi da fare mi ascoltano».

La musica è ancora un business o si vendono dischi solo se si va in televisione?

«Programmi come X Factor aiutano sia il download legale sia la vendita dei cd nei negozi, perciò credo che facciano bene alla discografia. Personalmente preferisco acquistare il cd originale, perché da sempre ritengo fondamentale tutto quello che c’è dietro a un progetto: autori, produttori, fotografi, note di copertina. Possedere il booklet e la grafica originale di un album vuol dire apprezzare di più il prodotto stesso ed è forse anche un segno di rispetto per il lavoro di tanta gente».

In quali valori credi?

«Il più importante in assoluto, la libertà. Libertà di esprimersi, di vivere, di pensare e di agire. Consapevole però che la libertà di un individuo finisce esattamente dove inizia quella di un altro».

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

«Sul comodino ho L’intervista di Truffaut a Hitchcock. Molto istruttivo!».

Se tu non avessi fatto il cantante, che cosa avresti fatto?

«Ho studiato lingue e forse avrei fatto l’interprete o l’insegnante, ma sognavo di fare lo steward».

Il tuo abbigliamento è alternativo. Non hai mai pensato di dar vita a una tua linea di abbigliamento?

«Vado in giro per strada così come mi alzo la mattina: non c’è nulla di studiato. Certo che l’idea di firmare una mia linea, sarebbe una cosa fortissima. Esco da un istituto d’arte, dove ho studiato Industrial design. Se trovassi le persone giuste nel settore, mi piacerebbe molto sviluppare questo tuo suggerimento».

Alberto Zeppieri Millionaire 02/2010

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