Me ne vado in un eremo (ritiratevi con me)

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Il ritiro dalla vita moderna come antidoto alla crisi. Dall’Oriente all’Occidente si diffondono i monasteri per manager, imprenditori e viveur stressati. E anche in Italia c’è chi costruisce moderni conventi, oggi chiamati ashram. Per ritornare leoni dopo meditazione, yoga e buona condotta

Broker rovinati dalla Borsa. Imprenditori sull’orlo di una crisi di nervi. Manager nel panico per gli affari. Scappano in Thailandia dove si fanno monaci buddisti per un mese. Vivono in un monastero, praticano yoga, cercano un’esperienza psicologica e fisica coinvolgente. Prezzo: 700 dollari. Non si convertono al buddismo. Ad affascinarli è un diverso approccio alla vita quotidiana. Partecipano alla vita del monastero, meditano, seguono regole precise e, una volta a casa, riescono a mettere a frutto quanto hanno imparato meditando. «Altro che carboni ardenti: la vita in un monastero è piu motivante» esordisce Ferruccio Ascari, maestro yoga che ha aperto un ashram, qualcosa di simile ai vecchi conventi, a Mercatello sul Metauro (Pu), nelle Marche, 27 posti letto, due refettori, numerosi spazi per lo yoga. Un luogo pieno di suggestioni e spiritualità dal quale si esce fortificati. L’abbiamo incontrato.

Cosa cerca chi arriva in un ashram?

«Un posto per ascoltarsi e trovare risposte. Ma non si tratta di luoghi di sola meditazione. Come l’ora et labora benedettino, anche l’ashram ha le sue regole. Ma se ne esce con un grande vigore sia materiale che spirituale. È un posto dove si parla. E si sta in silenzio, con tecniche particolari, che non sono la semplice astensione dalla parola. Ti trovi in un’organizzazione e ti adegui ai compiti che si devono svolgere. Anche chi comanda, nella vita, qui sottosta alle regole. E poi applica quello che impara. Nell’ashram si entra come pecore e si esce come leoni. La regola non interferirà mai con l’autonomia di pensiero di chi vi entra. Adeguarsi alle regole impone un cammino faticoso, ma rispetta l’individualità».

Che cosa si fa in un ashram?

«Si cucina, si puliscono i bagni, si medita e si fanno pratiche mantra (suoni). Poi yoga, incontro con le persone, rapporto con la natura. Una settimana di “vita ashramitica” costa 350 euro».

Quanto tempo si passa di solito all’ashram?

«Anche solo per il pranzo o per poche ore. La pratica si fa per tre ore al mattino, tre al pomeriggio. Per un seminario nel weekend si spendono circa 200 euro, vitto e alloggio inclusi. Ci sono periodi dove prevale l’aspetto vacanziero, come a Capodanno, altri dove si attuano tecniche di purificazione (prossimo in programma, 3-4 aprile 2010)».

C’è anche ci arriva solo per lo yoga?

«Sì. Il centro organizza lezioni di un’ora e mezza o due, per una o due volte la settimana. Poi ci sono seminari che durano anche un’intera giornata. Il costo per la lezione monosettimanale, a trimestre (il minimo per capire qualcosa) è di 135 euro. Non sono costi alti. Lo Yoga non è per ricchi, tenere basse le quote è una scelta etica. Anche se le donazioni, fossero anche pentole per la cucina, non le rifiutiamo».

Come ha avuto l’idea di aprire un ashram?

«Dopo aver studiato l’insegnamento di Satyananda, uno dei più grandi divulgatori dello yoga, volevo andare alle fonti. Avevo 35 anni e la segreta convinzione di trovare in India un maestro. Scelsi di andare a Mounger, alla Bihar School of yoga, che segue gli insegnamenti di Satyananda. E sono stato fortunatissimo. Ho lavorato seriamente, sottoponendomi a una disciplina rigida, in certe fasi al limite del sostenibile. Sono tornato più volte. Nel 1991 mi sono formato come insegnante e ho anche affrontato il noviziato, per diventare sannyasin. Significa rinunciante, qualcosa di simile a un monaco per le sue scelte, ma laico. Quando sono tornato a Milano, la gente ha cominciato a chiedermi di insegnare quello che avevo appreso. Il gruppo in breve divenne consistente e cercammo un posto dove fare lezione. Ho girato per due anni con un camper, facendo sopralluoghi. L’ashram doveva avere precise caratteristiche: essere in un luogo bello, ma raggiungibile, con una strada e un centro abitato nelle vicinanze. Alla fine abbiamo scelto il casolare Biancalana, a Mercatello sul Metauro (Pu), nelle Marche, al confine con la Toscana, poco distante dall’Umbria. Un luogo pieno di suggestioni, spiritualità, arte. Era un fabbricato agricolo, l’abbiamo acquistato in tre con 120mila euro, poi è iniziato il restauro, secondo i dettami della bioarchitettura, che ci è costano 290mila euro». Fino a oggi, l’ashram è stato sfruttato di più d’estate, ma Ascari progetta di stabilirsi lì. Andiamo a trovarlo? INFO: http://eremobiancalana.blogspot.com

Aspra

cos’è, a cosa serve?

Che cos’è: è un luogo dove una persona si ritira per ritrovare se stessa, per lavorare sulla propria interiorità, per interrogarsi sul senso della propria vita e delle proprie scelte. L’ashram ha una natura speciale, deve rispondere a una esigenza di raccoglimento interiore e deve offrire strumenti capaci di agevolare questo percorso di ricerca.

Gli strumenti di ricerca: il rapporto diretto con l’ambiente circostante (i luoghi di spiritualità si trovano sempre in contesti di rara bellezza), protetti dal rumore del mondo, le pratiche yoga e di meditazione.

Le regole: scandiscono la giornata nella vita di un ashram. Sono improntate alla semplicità e all’austerità per consentire

l’ascolto di se stessi e allontanare le distrazioni. Sveglia al mattino presto. Pasti in comune (vegetariani ma di ottima qualità). Attività stabilite volta per volta, cui ciascuno contribuisce. Percorsi tematici di yoga e meditazione.

Obiettivi economici: il profitto non è il primo obiettivo, ma si deve mirare all’autosostentamento: adeguata remunerazione degli insegnanti e degli operatori e copertura delle spese.

Silvia Messa, Millionaire 3/2010

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