Mollo tutto e faccio solo quello che mi piace

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Lascia lavoro e città per un tour fotografico in 17 Paesi. Si licenzia dalla banca per fare lo scrittore.

«Sfidate le regole, rinunciate alla sicurezza per inseguire i sogni. Non sarà il successo a regalarvi la felicità. Semmai il contrario: la felicità vi condurrà al successo»

Cos’hanno in comune un fotografo di San Francisco, un bancario toscano, un attore di Hollywood e una manager milanese? Non molto, in apparenza. Moltissimo, nella sostanza.

Tutti loro hanno messo al primo posto non sicurezza e benessere materiale, ma felicità e benessere interiore. Hanno trovato il coraggio di rinunciare a ciò che avevano, ma non volevano più, per inseguire quello che si erano resi conto di desiderare davvero

Ciò che l’inglese John Williams illustra nel suo libro: Mollo tutto! E faccio solo quello che mi pare (De Agostini, 18 euro), loro lo hanno messo in pratica. Non senza sofferenze, rinunce, paure. Ma, alla fine, trovando grandi soddisfazioni, anche di tipo economico. Sì, perché la bella notizia è che spesso chi segue il cuore riempie anche il portafogli.

E fa riflettere una frase eloquente che arriva da Richard Branson, fondatore della Virgin, che la dice lunga: «Non mi sono messo in affari per diventare ricco, ma ho scoperto che, se ci si diverte, poi i soldi arrivano». Ma qual è il punto di partenza di questo percorso difficile, ma anche entusiasmante?

Che cos’è la felicità?

Racconta a Millionaire John Williams:

[blockquote align=”center” variation=”red”]Avevo lavori prestigiosi (sviluppatore di effetti speciali per software, consulente Internet e d’impresa), ma il lavoro dalle 9 alle 17 in ufficio non faceva proprio per me. Io aspiravo a più libertà, varietà e creatività. Mi guardavo allo specchio, ogni mattina, e mi dicevo che quella non era la vita che volevo vivere. Il primo passo è stato diventare consulente indipendente per grandi reti, tra cui la Bbc. Poi ho dato una svolta alla mia carriera.

Adesso scrivo libri, conduco a Londra le Scanners night, eventi per gente creativa e tengo corsi per aiutare le persone a venire pagate per fare ciò che amano. Posso fare il mio lavoro ovunque e infatti ho passato un mese a Bali, sei settimane in Toscana e adesso sto trascorrendo sei settimane in Australia, mentre scrivo il mio secondo libro. Sapevo che non avrei mai trovato un lavoro che mi desse la possibilità di esprimere la mia creatività ed essere libero, perciò ho deciso di lavorare per me stesso.[/blockquote]

Prima di tutto, bisogna capire in che cosa consiste il bene primario a cui tutti sembriamo tendere: la felicità. Spiega Cristiana Palmieri, bolognese con formazione psico-sociale, che ha concretizzato il suo sogno di andare a vivere in Australia, a Sydney:

Felicità è mantenere il difficile equilibrio tra benessere fisico, psichico ed emotivo. Quando c’è, alla mattina ci alziamo sereni e tonici, siamo gratificati da ciò che facciamo e una potente energia ci guida nel raggiungere i nostri obiettivi.

Trova la tua felicità

Il problema è che spesso facciamo sogni a occhi aperti. Magari abbiamo un lavoro che non ci soddisfa, ma tiriamo avanti pensando alle vacanze. Questa visione è oscurante e poco produttiva. Dobbiamo, al contrario, metterci nelle condizioni di desiderare. Un desiderio è un sogno messo in atto, così come il progetto è il desiderio concretizzato. Un test per capire qual è il progetto che ci fa battere il cuore, dobbiamo porci una semplice domanda: “Se io avessi una completa garanzia di riuscita, che attività porterei avanti?”.

Francesca Zampone, ex manager e ora formatrice ha incontrato Marco Bonera in azienda. Nonostante buoni stipendi e posizioni di prestigio sono entrambi scontenti e insoddisfatti.

Spiega Marco:

Dopo tante esperienze, mi ritrovo bloccato, trattenuto solo dallo stipendio. Comincio a leggere riviste straniere, a trovare ricorrente il tema della formazione non convenzionale. Alla fine mi licenzio e mi confronto con Francesca, anche lei in cerca di una nuova opportunità.

Nasce così Accademia della felicità (www.accademiafelicita.it), che propone incontri, workshop e corsi che aiutano a trovare la propria vocazione e a trasformarla in un’attività. In particolare si segnala: Come trasformare la passione in un lavoro I e II (quattro incontri, 100 euro più Iva).

Dal pensiero all’azione

Il suggerimento è quello di individuare ciò che siamo in grado di fare meglio e quello che ci piace di più. L’attività ci entusiasma così tanto che non consideriamo neanche un lavoro. Ma come passare dal desiderio al progetto? In primo luogo, mettendo nero su bianco i nostri obiettivi. Scrivendo, diventiamo più concreti e creativi. E poi, convivere con il potenziale realizzativo del nostro desiderio: nutrirlo, allevarlo. Dedicargli un tempo minimo operativo, leggendo, informandosi, incontrando esperti…
continua Zampone.

La sfida è doppia: non solo passare da un’attività che non ci piace a una che ci piace, ma anche essere pagati per svolgere questa seconda.

Nel suo libro, Williams dà consigli su come far avanzare un piccolo progetto:

Scegliete un giorno, io suggerisco il mercoledì perché è in mezzo alla settimana e in questo giorno ritagliatevi uno spazio per far avanzare il vostro progetto. Avvicinatevi al mondo che vi affascina e in cui volete operare. Grazie a Internet, nessun ambiente è più irraggiungibile. Condividete ciò che fate: ricaverete aiuti. Rivolgetevi a una nicchia e puntate sul passaparola. E non abbiate remore nel farvi pagare.

Fai un bagno di realtà

Completato il proprio percorso interiore (che cosa voglio fare, come, a che cosa sono disposto a rinunciare…) bisogna confrontarsi con il mondo.

La parola chiave è consapevolezza. Una volta che si è deciso di fare il grande salto, bisogna definirne ogni dettaglio operativo: come trovare i soldi, quali eventuali soci scegliere, dove avviare l’attività… spiega Marco Bonora.

Continua Palmieri:

Urge un bagno di realtà. Quello che conta è che il nostro progetto sia marketable, cioè che abbia un potenziale di utenti/clienti. Il rischio è di non essere obiettivi nel valutarlo. Le competenze indispensabili sono tecniche (realizzare un prodotto attraente), commerciali (piazzarlo sul mercato a un prezzo vantaggioso) e far tornare i conti.

E ora, buttati!

Liverpool, 1961, un padre sprona il figlio a trovarsi un lavoro. «Ma io suono in una band!» ribatte il ragazzo. Il padre insiste e il figlio accetta di fare l’operaio in una fabbrica. Qualche giorno dopo, due della band lo vanno a trovare al lavoro, per dirgli che hanno fissato un concerto. Il ragazzo risponde: «Mi spiace, ma qui ho un lavoro sicuro». Poco dopo, però, dice: «Fanculo. Non è questa la mia vita». Restando, Paul McCartney avrebbe anche avuto qualche aumento, ma di certo il titolo di Sir, una fama planetaria con i Beatles e uno dei più grossi patrimoni al mondo se li sarebbe sognati.

Si licenzia, gira il mondo e regala le foto al Web

Kien Lam, fotografo di San Francisco con origini asiatiche, si è licenziato dal suo posto di lavoro e in meno di un anno (343 giorni) ha visitato 17 Paesi del mondo (Usa, Francia, Portogallo, Marocco, Giordania, Perù…), ha preso 19 aerei, è salito su 58 bus, si è imbarcato su 18 navi e ha percorso un totale di 40mila km. Ha raccolto le 6.237 immagini del suo diario di viaggio in un video accelerato (durata: 290 secondi) dal titolo Time is nothing, che ha messo gratis sul Web. Viaggio low cost: ha sempre dormito in ostelli a buon mercato (da 3 a 15 dollari a notte). E, nonostante il costo dei voli, dice di aver speso meno che restando un anno a San Francisco. In più ha realizzato il suo sogno.

Del viaggio ho pianificato solo la direzione. L’obiettivo era seguire il sole a vivere il maggior numero di giorni caldi. Quell’anno a San Francisco faceva particolarmente freddo e io volevo stare il più possibile in maglietta e infradito. Pensavo alla meta successiva quando stavo per lasciare il posto in cui ero. Sto pensando a una seconda parte del progetto Time is nothing, perciò se conoscete un’azienda che mi volesse sponsorizzare o avesse un progetto da commissionarmi, fatemelo sapere!

INFO: http://kienlam.net

Dal set al ring

La prima passione di Mickey Rourke è stata per il pugilato. Ha avuto una carriera precoce, ma anche sfortunata, segnata da molti infortuni, che lo hanno obbligato al ritiro. Dopo una carriera brillante come attore, Rourke cade in disgrazia, complici le droghe e la depressione. «Dovevo tornare alla boxe, unica mia grande passione, perché ero sulla via dell’autodistruzione». Benché il pugilato sia solo una parentesi, l’occasione del riscatto per Mickey arriva proprio dal ring. È come protagonista del film The Wrestler, che torna al grande cinema con un successo enorme.

Da bancario a scrittore: si dà tre anni di tempo e ce la fa

Lavorava in banca, per necessità, ma i libri erano la sua vocazione. Finché decise di licenziarsi e provare a fare lo scrittore, sul serio. «Mi sono dato tre anni di tempo per vivere di questo lavoro. E se fosse andata male, avrei aperto una pizzeria o prodotto mozzarelle» spiega Carlo A. Martigli. Dopo varie pubblicazioni e due anni e mezzo, alla soglia della scadenza, è arrivato il successo del libro 999. L’ultimo custode. Ora Martigli è in libreria con L’eretico (Longanesi, 17,60 euro).

«Ho vissuto una specie di american dream, ma credevo al 99% che non ce l’avrei fatta. Quello che mi sento di dire ai giovani è di seguire la passione, la pancia più che il cuore, visto anche che le sicurezze economiche non appartengono più alla nostra epoca. Insicurezza per insicurezza, almeno si è più felici facendo ciò che piace. A tutti dico invece: vivete ogni giorno come se fosse l’ultimo, siate più felici e inseguite il vostro benessere, non il Pil. E prevedete sempre un’alternativa, se le cose non andassero bene. Nel mio caso erano le fatidiche mozzarelle»

racconta Martigli a Millionaire. S. M.

Un futuro di gelatina

Tutti dicevano loro di non giocare con il cibo. Eppure è proprio così che i giovani inglesi Sam Bompass e Harry Parr hanno trovato la loro strada. Tutto comincia con una bancarella che vende gelatina di frutta, ma non sfonda. Così si inventano forme originali, rivolgendosi anche ad architetti. E le loro gelatine diventano dei must negli eventi più in voga, in catering e mostre d’arte. Ma il guadagno?

Facciamo soldi un po’ a casaccio. Di base, seguiamo progetti che ci piacciono, ma non è detto che tutti rendano. D’altro canto, a volte il profitto arriva in maniera inaspettata. Quando ci siamo inventati il Gin & Tonic respirabile, il successo è stato tale da finanziarci per tre mesi. Il nostro segreto? Fare (bene) ciò che amiamo. Prima di buttarci, ci siamo chiesti: qual è la cosa peggiore che ci potrebbe succedere? Poi, abbiamo fatto il salto spiegano i due.

INFO: www.jellymongers.co.uk

la lezione di John Williams

1. Trova il coraggio di sognare.

La maggior parte delle persone rinuncia presto a fare ciò che ama. Pensa sempre alle attività che vorresti fare anche se sembrano impraticabili. Scrivile insieme ai loro vantaggi e agli ostacoli. Poi occorre fare un brainstorming su come aggirare gli ostacoli.

2. Smetti di fare ricerche.

L’unico modo per scoprire che cosa ami è provare a farlo. Stare seduti a cercare su Google le tue idee ha l’unico effetto di deprimerti. Per un mese realizza solo ciò a cui aspiri. Vuoi essere uno scrittore? Scrivi! Vuoi realizzare una community online? Comincia subito a farlo, su Facebook.

3. Risolvi un problema.

La strada per concretizzare la tua attività è indirizzarti verso ciò che ti piace e trovare il modo di risolvere un problema delle persone. Se riesci a soddisfare un bisogno concreto o dare un servizio apprezzato, troverai anche il modo di farti pagare per questo. Per chi sa l’inglese www.screwworkletsplay.com/freestuff.

 

Lucia Ingrosso

(Fonte immagine: utente Flickr DocklandsTony)

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