Sfigato? No, speciale

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Filippo Timi, protagonista di Come Dio comanda e autore di Peggio che diventare famoso, ha sfondato a dispetto di limiti all’apparenza insormontabili

Milano, presentazione del suo ultimo libro. Filippo Timi sale sul palchetto e tira fuori dallo zaino un blocco di fotocopie rilegate in formato king size. «È la mia copia – spiega sorridendo – sapete, non ci vedo molto». E poi: «Benvenuti alla presentazione di Peggio che diventare fffaaa-moso… “Famoso” con una effe sola, e tutto attaccato!». Filippo Timi è balbuziente e ha la vista molto bassa, ma ciò non gli ha impedito di diventare un attore e scrittore di successo.

L’infanzia non gli risparmia le sofferenze: è un’età in cui la sensibilità può essere scambiata per debolezza, e la diversità per inferiorità. Si innamora del ballo guardando Cantando sotto la pioggia; si iscrive a un corso di danza dove è l’unico maschio. Intanto colleziona tic, dallo storcere la testa facendo combaciare spalla e orecchio al toccare ogni cosa per sette volte. «”Speciale”, diceva la mamma, quando non sapeva come negare che ero sfigato» racconta Filippo.

Poi l’incontro con il cinema: per il saggio di quinta elementare la maestra decide di girare un film, e lui viene scelto come protagonista. L’esperienza gli piace subito: «Correvo, mi arrabbiavo, facevo le stesse cose che facevo in classe, ma invece che rimproverarmi ridevano tutti». Alla proiezione riceve un applauso scrosciante: «Quegli applausi mi ripagavano delle lacrime versate in bagno, di tutte

le volte che mi prendevano in giro chiamandomi frocio, e della vergogna a Natale di ricevere sempre meno regali degli altri».

Da ragazzo si dedica al teatro sperimentale, ma fa anche il cubista nelle discoteche. Sul palco la balbuzie sparisce e il calo della vista non gli impedisce di interpretare anche performance acrobatiche. Dopo molta gavetta, in teatro e  cinema, il successo del suo primo romanzo Tuttalpiù muoio lo aiuta a ottenere parti in film importanti. Ma la vera svolta arriva di recente, quando in un solo giorno Filippo viene convocato e scelto come protagonista da Gabriele Salvatores e Marco Bellocchio. Con il primo gira Come Dio comanda, la cui faticosa lavorazione è raccontata nel libro Peggio che diventare famoso. Col secondo invece lavora a Vincere, in uscita a maggio, in cui interpreta Mussolini.

«Il cinema – dice – permette di arrivare al cuore delle emozioni. E poi sul set non balbetto, posso guidare: nel cinema torno normale». Filippo Timi esorcizza i suoi limiti con abbondanti dosi di autoironia: «Se divento un sex symbol io, c’è speranza per tutti». Ma non ci sta a essere considerato un caso umano o venire etichettato come “l’attore balbuziente”. E dai problemi riesce a tirare fuori una grande forza: «Sapere, per esempio, che non riesco più a vedere la luna, mi dà una grande fame di vita, una voglia di non perdere niente, di vivere intensamente ogni esperienza, bella o brutta che sia».

Identikit

Filippo Timi, 34 anni, è nato a Perugia. Ha vinto il premio Ubu 2004 come miglior attore di teatro under 30. Ha recitato fra l’altro nei film In memoria di me di Saverio Costanzo, Saturno contro di Ferzan Ozpetek, Signorinaeffe di Wilma Labate, I demoni di San Pietroburgo di Giuliano Montaldo, Come Dio comanda di Gabriele Salvatores e Vincere, di Marco Bellocchio, in uscita a maggio. Ha pubblicato tre libri: Tuttalpiù muoio (8 euro) a quattro mani con Edoardo Albinati, E lasciamole cadere queste stelle (16,50 euro), entrambi per Fandango, e Peggio che diventare famoso (Garzanti, 15,60 euro).

www.filippotimi.com

www.myspace.com/filippotimi

Giuliano Pavone, Millionaire 3/2009

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