«Sono il Ceo, eccheccazzo!»

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Autentico genio, innamorato del computer e di Bill Gates, eroe controcorrente. Ma anche ambizioso, dispotico, accentratore. Al punto da presentarsi così sul biglietto da visita. Ritratto inedito di Mark Zuckerberg di Facebook, il più giovane miliardario di tutti i tempi

A guardarlo sembra un ragazzo qualunque. Uno che quando va bene veste con jeans, T-shirt e ciabatte. Uno che quando parla non incanta, e non sai mai come la pensa. Eppure Mark Zuckerberg, 26 anni, fondatore e amministratore delegato di Facebook e suo principale azionista, è il più giovane miliardario self made di tutti i tempi. Il suo patrimonio allo stato attuale ammonta a quattro miliardi di dollari. La storia di Zuckerberg comincia una sera di fine ottobre del 2003. Mark, 19 anni, studente al secondo anno di Informatica a Harvard, si introduce dal computer della sua stanza nei facebook dell’università, i database dei dormitori, e comincia a scaricare le foto degli studenti. Poi accosta le foto delle ragazze, per far votare “la più calda”. «È proprio dal desiderio di “cuccare” che nasce Facemash, l’antesignano di Facebook» spiega a Millionaire Ben Mezrich, autore di Miliardari per caso, il libro dal quale è stato tratto il film dedicato a Facebook, The social network (vedi box a pag. 132). Ma allora chi era Mark Zuckerberg: uno sfigato o un genio? «Tutte e due le cose. Aveva qualche problema a relazionarsi con l’altro sesso. Si trovava più a suo agio con il computer che con le persone. Un nerd, nel vero senso della parola. Ma anche un outsider, un talento fuori dal comune». Cresciuto nello stato di New York in una famiglia benestante (suo padre è dentista, sua madre psichiatra) di origine ebrea, Zuckerberg frequenta le superiori in un collegio d’élite del New Hampshire e nel 2002 si iscrive a Harvard. «Le sue abilità di programmatore emergono sin dai tempi del liceo» ricorda Mezrich. «I suoi software attirano l’attenzione di aziende importanti. La Microsoft gli offre un milione di dollari. Offerta che viene, incredibilmente, rifiutata». E anche se Facebook è nato per caso e a costo zero, l’azienda è diventata la sua ragione di vita. E vuole mantenerne il controllo, da tutti i punti di vista. Zuckerberg non rilascia ai giornalisti dichiarazioni su di sé né sulla sua società. Ci abbiamo provato anche noi. Risposta: «Non ci sono speranze. Zuckerberg non può essere intervistato se non in caso di annunci strategici importanti». Strano, per chi come lui ha fatto della condivisione il suo credo. Le sue esternazioni sono affidate al biografo ufficiale, David Kirkpatrick, ex editorialista di Fortune e autore del recente libro The Facebook effect, che racconta: «Facebook nasce con 35 dollari per registrare l’indirizzo e 85 dollari al mese per affittare i server. Ma l’incredibile diffusione del sito (dopo due settimane l’85% degli studenti aveva già aperto un profilo) fa capire a Mark di avere avuto un’idea geniale, che attrae da subito l’attenzione di numerosi investitori. Piovono offerte di acquisto da decine di milioni di dollari, ma Mark non molla. In poche settimane tutta Harvard parla di Facebook e il progetto si estende ad altre università: Yale, Columbia, Stanford.

Altra mossa vincente: trasferirsi nella Silicon Valley. «Era il luogo dei sogni, dove i suoi idoli avevano creato un’impresa» spiega Mezrich. «La spinta definitiva al trasferimento è il di­scorso che Bill Gates pronuncia davanti agli studenti: “Interrompete gli studi se avete una buona idea. È quello che ho fatto anch’io. Il bello di Harvard è che si può sempre tornare e completare il corso di laurea». Detto, fatto. Mark si trasferisce senza un dollaro, senza macchina e senza lavoro a Palo Alto. Divide l’appartamento con altri studenti, lavora 24 ore al giorno e dorme su un materasso per terra. Facebook è l’ossessione che lo fa passare sopra qualsiasi cosa. Amici compresi. Nella corso della sua storia, Mark volta le spalle a chi non gli è più utile all’obiettivo. Come i gemelli Winklevoss, i due compagni di università che lo accusano di aver copiato l’idea da Harvard connection, un sito ideato da loro, molto simile a Facebook, al quale Mark aveva iniziato a lavorare. Nel febbraio 2009 hanno ricevuto un risarcimento record di 65 milioni di dollari. Poi è toccato a Eduardo Saverin, amico e primo socio di Mark, la cui quota del 30% viene ridotta a tradimento con una spregiudicata manovra finanziaria. Anche lui liquidato con una cifra top secret. Infine Sean Parker: spregiudicato genio del Web e consigliere di Zuckerberg, viene immediatamente estromesso dopo il suo arresto per possesso di cocaina nel 2005. «Per Mark i gemelli Winklevoss erano una seccatura, e la loro idea non era importante. Anche Eduardo, dopo qualche mese di collaborazione è considerato “inutile”. Mentre l’imprevisto capitato a Sean, lo costringe a liberarsi di lui. Mark non avrebbe permesso a niente e nessuno di ostacolare il suo cammino» conferma Mezrich. Intanto, nono­stante Facebook non facesse utili, arrivano i soldi dagli investitori. «Il primo è Peter Thiel, fondatore di PayPal e a capo di un fondo di capitali di rischio, un imprenditore che sa sempre dove mettere i suoi soldi» racconta Kirkpatrick. «Alla fine del 2004 investe in Facebook 500mila dollari, in cambio del 7% della società, e da allora siede nel consiglio di amministrazione». Nel 2007 anche la Microsoft compra una partecipazione dell’1,6%. Zuckerberg continua invece a rifiutare qualsiasi proposta di acquisto. Il New York Times rivela che Yahoo! gli ha offerto un miliardo di dollari e Michael Wolf, il presidente della Viacom, ha messo sul piatto 800 milioni di dollari. «Non ho bisogno di denaro, davvero» è la sua risposta. «Non credo che mi capiterà più di avere un’idea brillante come Facebook». A Mark non interessano i soldi, ma il potere. Dirige Facebook con il pugno di ferro, è guidato dall’ambizione e deve avere il controllo su tutto. Basti pensare che sul suo biglietto da visita è stampata la scritta: “Sono il Ceo, eccheccazzo!” (traduzione di I’m Ceo, bitch!).

Il più giovane tra i paperoni

Mark Zuckerberg aveva 23 anni quando è diventato il più giovane miliardario self made di tutti i tempi. In realtà, secondo la classifica Forbes, c’è chi è diventato miliardario in età ancora più tenera, ma ereditando la fortuna. Il principe Alberto II, oggi 27enne, capo della casata tedesca di Thurn und Taxis che a soli sette anni (alla morte del padre, nel 1990) ha ereditato un patrimonio di 2,3 miliardi di dollari. La libanese Hind Hariri a 22 anni poteva contare su un patrimonio di 1,1 miliardi di dollari, in quanto erede di una famiglia che conta nella sua fortuna banche, proprietà immobiliari, petrolio e telecomunicazioni.

Il film

«Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico»

è questo lo slogan del film The social network, diretto da David Fincher (autore di Fight Club), e tratto dal libro Miliardari per caso di Ben Mezrich: racconta l’ascesa di Mark Zuckerberg (interpretato da Jesse Eisenberg). «Zuckerberg odia sentire parlare del film perché vuole mantenere il controllo sulla “versione ufficiale” della genesi di Facebook, e non ne accetta altre» ci ha raccontato Mezrich. «I produttori del film hanno cercato la sua collaborazione, ma alla fine hanno dovuto desistere. Le richieste di cambiamento rispetto alla sceneggiatura originale erano troppe. E si rischiava di snaturare il libro». Il film racconta le denunce di professori e colleghi di corso e le feste sfrenate a base di sesso e droga. Al cinema l’1 ottobre negli Stati Uniti e il 12 novembre in Italia. INFO: www.thesocialnetwork-movie.com

 

Tiziana Tripepi, Millionaire 10/2010

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