Spotify annuncia un mega accordo con Musixmatch. Max Ciociola: «Risultato incredibile per un’azienda made in Italy. Si può fare, perché abbiamo i talenti migliori del mondo»

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«Una delle funzionalità più richieste su Spotify? I testi. E da oggi, li rendiamo disponibili in tutto il mondo». Il tweet di Daniel Ek, fondatore della più grande piattaforma di streaming musicale, oggi ha fatto il giro della Rete. Dietro questo deal c’è Musixmatch, la straordinaria impresa di Max Ciociola, 43 anni, foggiano.

Ha creato il più grande database di testi musicali al mondo (8 milioni). Li ha tradotti in 80 lingue. Ha conquistato 80 milioni di utenti attivi e ora ha appena chiuso l’accordo con il gigante Spotify, dopo il test avviato nel 2020. Da oggi mezzo miliardo di persone in tutto il mondo potranno avere i testi delle canzoni su tutte le interfacce.

«È una soddisfazione enorme, un risultato incredibile per un’azienda made in Italy, che avrà un impatto pazzesco sul settore e sugli autori, ed è la prova che le cose belle possono succedere dappertutto, anche in Italia».

«Non conta dove sei, non importa dove una startup può essere basata. Ci ho messo anni a raccontare agli americani dove era Bologna, dicevo “dove c’è la Ducati, la Lamborghini, le macchine”. L’Italia è un Paese non necessariamente competitivo sugli unicorni o sui venture capital, ma abbiamo una miriade di talenti, più forti che in tante altre parti del mondo. E se usi questa immensa dote e la organizzi in un team (abbiamo 100 ingegneri), inizi a lavorare su un problema e provi a risolverlo, il successo arriva e può arrivare anche dall’Italia» ci racconta Max.

ciociolaPioniere, focalizzato sul prodotto, appassionato di innovazione, serial entrepreneur. «Sono una persona semplice. Mia madre tornava a scuola dopo aver parlato con i professori e mi diceva: volevo sprofondare. Vengo dalla Provincia della Puglia e avevo fame». Ciociola ha creato la sua prima startup nel 1998. Di lui Mark Zuckerberg, nel 2016, ha detto: «Oggi le buone idee si sviluppano un po’ ovunque nel mondo. In Europa è nata Spotify. In Italia c’è Musixmatch di Max Ciociola».

Il suo mentore è Alec Ross, Max ha una passione incredibile per Bologna, per le parole («i testi sono più importanti della musica stessa o sono amatissimi dalle nuove generazioni»). Ama costruire le cose con le mani, ha un’officina tutta sua piena di biciclette. La sua azienda è italiana, ha fatturato al 100% in America. Un’intervista con lui è come fare un viaggio tra gli investitori, i programmi televisivi della sera («l’altro giorno ho sentito dire da Taylor Swith che ogni release delle sue canzoni genera un movimento in Rete»), e poi passare per Bologna, la Svezia e innamorarti.

«Musixmatch è un facilitatore tra i music publisher (gli editori che tuteliamo) e Spotify. Abbiamo creato una piattaforma, e non ci limitiamo a fornire le lyrics, ma amministriamo tutti i diritti legati ai testi. E parliamo di svariati milioni. Tutte le royalties sulle lyrics, la feature più richiesta su Spotify, passano da Musixmatch. Una società nata da un’app, creata su una community e diventata un’azienda di right management. È 11 anni che siamo qui tra alti e bassi, sempre lavorando duro. Questo è il messaggio per le nuove generazioni. Da una piccola strada di Bologna le cose possono succedere».

Musixmatch è nata nel 2010 da una ricerca su Google.

«In quegli anni avevo notato che la parola più cercata, dopo Facebook e YouTube, era “lyrics”. Abbiamo così pensato di creare un’app che permettesse di consultare sullo smartphone i testi delle canzoni. Abbiamo assunto ingegneri e siamo partiti».

Da oggi inizia «l’anno zero», come lo definisce Ciociola. «Con questo deal l’azienda diventa estremamente profittevole. Faremo acquisizioni. Stiamo entrando nel mondo del podcast (utilizzeremo la stessa tecnologia che abbiamo per trascrivere tutti i podcast). E vogliamo continuare a divertirci. Lo dico sempre a miei figli: “Fate una roba figa, bella, che funzioni e sia rilevante”».

Ciociola ha fatto accordi anche con Apple Music, Amazon Music, Vevo, Instagram, Google… E quando gli chiedo “punti a farti acquisire?”, risponde: «Vogliamo essere la Svizzera della musica. Una piattaforma che lavora con tutti e fornisce un servizio».

Fame è la parola che ritorna più volte in questa intervista.

«Ho fatto errori, ho imparato e ho capito che nella vita bisogna essere affamati. Ora che ho una figlia di 18 anni glielo dico sempre. Vengo dalla Puglia, mi mancavano un sacco di cose, ma avevo il desiderio di farle. Non è facile per i ragazzi di oggi essere affamati, dobbiamo trovare il modo per renderli curiosi. Vorrei essere quello che li aiuta a capire e a dire: “Ok, resto in Italia e faccio grandi cose”. Abbiamo un Paese bellissimo e affascinante, abbiamo developer, costi più bassi, uno stile di vita bellissimo. E se hai voglia di fare bene, le cose ti succedono anche da qui. Ci vuole fame».

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