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Stregato dalla crisi

La seconda chance di un imprenditore costretto a vendere. Che racconta la storia della sua impresa in un libro. E vince un premio importante

Terza generazione di una famiglia di imprenditori tessili di Prato. Doveva essere un futuro già scritto…

«In un certo senso sì. Sono entrato in azienda dopo una parentesi sfortunata in università, alla fine degli anni 80. Fin da piccolo, era quello il futuro che mi era stato prospettato. Non avevo una vera e propria vocazione, ma mi sono messo d’impegno a imparare il lavoro e alla fine ne ero contento. Mi occupavo prevalentemente del bilancio e di sviluppare il business in Germania. Erano anni di grande crescita e benessere, per il settore. Bisognava mettersi d’impegno per far andare male il business».

Quando è iniziato a cambiare tutto?

«Dal 2000. Il mercato si è aperto e quello che facevamo noi hanno cominciato a farlo concorrenti stranieri, a prezzi stracciati. In breve, la competizione non è stata più possibile. Nel 2004, siamo stati costretti a vendere l’azienda. È stata una decisione dolorosa e molto sofferta. Quando vendi un’azienda, vendi anche la sua storia».

Com’è cambiata la sua vita nel 2004?

«Moltissimo. I primi tempi sono stati i più difficili. Non c’era più un posto in cui andare, tutte le mattine. Problematica anche la gestione del tempo. Se prima mi dovevo alzare presto per andare in azienda, improvvisamente non c’era più questa necessità. Per me il problema non era economico. Ma cambiava la prospettiva: se prima dovevo incrementare ciò che avevo, adesso la mia necessità era farlo fruttare».

Nel frattempo, lei aveva già cominciato a scrivere?

«Scrivevo nei ritagli di tempo, compatibilmente con il mio lavoro in azienda. Nel 1995 ho completato il mio primo romanzo, Fughe da fermo. Mi sono trovato un agente e il libro ha convinto Elisabetta Sgarbi, di Bompiani. Piacque per il fatto che quando lo consegnai era davvero finito: ci avevo messo dentro tutto quello che avevo dentro».

Ha cominciato a vivere di scrittura?

«Vivere di scrittura è cosa per pochi. Io sono diventato assessore alla Cultura e allo sviluppo economico, a Prato. Da due anni è questo il mio lavoro. Mi sono reso conto che per fare bene il politico bisogna lavorare come in azienda. La mia è una storia di adattamento. Ho scelto di rimanere a Prato e combattere».

Con Storia della mia gente lei ha appena vinto il Premio Strega…

«Una grande soddisfazione, senza dubbio. E una notevole cassa di risonanza. In un settore in cui è difficile fare promozione, un premio del genere incrementa le vendite e fa sì che molti prendano coscienza dei temi che tratto».

Consigli a chi vorrebbe fare impresa?

«Guardatevi intorno, viaggiate, osservate cosa cambia. Adesso i mutamenti sono talmente repentini che lo scenario si stravolge in fretta. Le evoluzioni possono danneggiare, ma anche premiare».

C’è un futuro per l’impresa in Italia?

«Certo. L’importante è creare un modello nuovo. Secondo me è premiante vendere su Internet, saltando gli intermediari. Così come puntare sul settore della cultura, che in Italia deve diventare una risorsa, non un costo».

I suoi consigli a chi vorrebbe cimentarsi con la scrittura?

«Bisogna crearsi una propria voce, trovare una propria lingua e sviluppare un’autonomia di pensiero. Cercare di assomigliare il meno possibile ai tanti modelli che ci sono sul mercato. E poi mettere in conto fallimenti e delusioni. Io sono arrivato a questo risultato dopo sette libri e 15 anni di lavoro. Se mi fossi scoraggiato prima, tutto questo non sarebbe successo».

Tornerà a fare impresa?

«Mi piacerebbe, però in questo momento ho un altro progetto. Vorrei scrivere un libro d’amore…».

Chi è

Edoardo Nesi, pratese, 46 anni. Maturità scientifica, entra da ragazzo nell’impresa tessile di famiglia, fondata negli anni 20 del secolo scorso. Nel 2004, a causa della crisi del settore, è costretto a vendere l’azienda.

Già dal 1995 parte la sua carriera “parallela” di scrittore, con sei libri pubblicati. Con il settimo, Storia della mia gente (Bompiani, 14 euro), dedicato alla sua storia di imprenditore, Nesi vince il premio Strega 2011. «Questa è la mia gente, che in tutta la vita non ha fatto altro che lavorare».

Lucia Ingrosso, Millionaire 9/2011

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