Vai gary!

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Peter Gabriel lo ha bacchettato, i Take That lo hanno voluto. La gavetta di Gary Go, da galoppino negli studi di registrazione ad astro nascente del pop inglese

Lo chiamano il nuovo Elton John. Sarà per la mania di cambiare spesso occhiali, sarà perché entrambi suonano il piano, sarà perché anche Gary Go non fa musica complicata, ma sforna melodie orecchiabili che a volte suscitano malinconia e altre fanno venire voglia di abbracciare il mondo. Come Wonderful, il suo singolo d’esordio che, quando è uscito la scorsa primavera, è volato in cima alle classifiche ed è stato il pezzo piu trasmesso dalle radio italiane. Il disco è piaciuto anche ai Take That, seguiti a ruota da Lady GaGa, che hanno scelto Gary Go come supporter per i loro concerti estivi. Il testo di Wonderful suona come l’introduzione del manifesto dell’autostima: “Devi dirti che sei meraviglioso, ciascuno di noi è un miracolo. Siamo incredibili, siamo meravigliosi”. Il resto lo racconta la sua storia, cominciata 24 anni fa a Londra, all’ombra dello stadio di Wembley, dove Gary (all’anagrafe) Baker è nato e cresciuto. La musica è stata da sempre la sua baby sitter, fin da quando le note dei Live Aid e dei concerti di big come U2, Madonna e Michael Jackson arrivavano fino alla sua cameretta. Fu poi il cugino, che suonava in un gruppo, a regalargli la sua prima tastiera. All’età di otto anni Gary scrisse la sua prima canzone: The Stomach Ground, in cui parla di un popolo che vive nello stomaco di una persona. A 17 anni, molla la scuola e comincia la gavetta facendo il galoppino in vari studi di registrazione, dove fa un po’ di tutto, da preparare il tè a regolare i microfoni, imbevendosi di musica e cercando di imparare il più possibile. Un giorno va a cercare lavoro alla Real World, la casa discografica di Peter Gabriel, e si trova a tu per tu con l’ex Genesis. «Feci l’errore di dirgli che volevo scrivere le mie canzoni – ha ricordato in un’intervista con la Bbc –, lui mi guardò dritto negli occhi e rispose che avrei dovuto concentrarmi sulla mia musica». Convinto di essersi bruciato la grande occasione della sua vita, il ragazzo torna a casa demoralizzato, ma facendo onore al suo soprannome Go (vai!) decide di seguire il brusco consiglio di Gabriel. Si mette ad armeggiare con la batteria elettronica, compone tracce, scrive testi e fonda The Canvas Room, l’etichetta discografica con cui, nel 2006, incide l’E.P. So So, pubblicato in 500 copie. E una di queste arriva all’orecchio di un produttore americano che lo invita a registrare nel suo studio in New Jersey. In Usa Gary Go realizza il suo secondo lavoro, The Diary of Rodney Harvey, dedicato all’attore morto per overdose a soli 31 anni. Tornato in patria, il suo talento viene scoperto dalla Decca Records, che gli offre un contratto e lo manda in giro a promuoversi e a fare da spalla a The Script, The Feeling, Amy MacDonald e altri artisti.

INFO: www.garygo.com

Cristina Galullo, Millionaire 9/2010

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