YouTube marketing: come usarlo per promuoversi e fare business

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È il secondo sito più visitato del mondo e il secondo motore di ricerca (dopo Google). Ecco come usarlo per promuoversi, fare business e trovare nuovi clienti

In Italia, la piattaforma di video sharing di proprietà di Google ha superato Facebook. Dopo anni di testa a testa, è successo per la prima volta a fine 2018, quando YouTube ha toccato i 35 milioni di accessi (contro i 34,95 di Facebook). Il social di Menlo Park, secondo le elaborazioni di Vincenzo Cosenza, rimane quello con il numero di utenti più alto, ma il social dei video cresce di più e ha una media di 5 ore e 20 minuti di permanenza mensile. Piattaforma ideale per gli influencer che monetizzano? Certo: crescono i canali con oltre un milione di fan e fatturati a sei cifre, negli ultimi cinque anni ai creator sono stati corrisposti più di due miliardi di dollari. Ma non solo. YouTube è anche un ottimo strumento a disposizione delle aziende per promuoversi, fare business e trovare nuovi clienti. Ma come riuscirci? Millionaire lo ha chiesto a Giulio Gaudiano, esperto e docente di Strategie di comunicazione digitale, fondatore della Digital Business School e autore del libro YouTube per il business.

In che momento è YouTube?

«Di trasformazione. Migliora la qualità dei contenuti dei creator. Si fa accesa la competizione con Facebook. La nuova interfaccia offre strumenti più adatti alla trasmissione e alla fruizione di video. Ai creator con oltre 10mila iscritti è data la possibilità sperimentale di creare video stories».

Quali realtà (aziende e professionisti) possono promuoversi su YouTube?

«Non è adatto a chi vuole continuare a inseguire i potenziali clienti con il marketing invasivo e la vendita a freddo. Adatto invece a chi desidera entrare in contatto solo con persone che già sono convinte e innamorate dei prodotti e sono pronte a parlarne agli amici. In questo caso, il marketing attraverso la pubblicazione di contenuti di valore (content marketing) è l’unica strada e YouTube offre una piattaforma molto potente per la loro diffusione».

Tecnicamente, come si comincia?

«Aprire un canale è un’operazione banale per cui bastano una decina di minuti. Quello che invece richiede una strategia solida e impegno costante è la creazione di contenuti. Consiglio di partire dalle domande dei clienti o di quelli che potrebbero diventarli: Google dà accesso grazie a siti come answerthepublic.com alle ricerche fatte con il motore di ricerca. Molte sono vere e proprie domande. Tutto quello che bisogna fare per iniziare la produzione è stilare una lista di domande e creare video in cui si risponde a queste domande, magari usando la domanda stessa come titolo».

Come promuovere il proprio canale?

«Un trucco poco utilizzato, ma molto efficace, è quello di inviare ai clienti i primi video realizzati. L’idea in più è chiedere il loro aiuto per migliorare. Chi è abbastanza umile e coraggioso da mostrarsi vulnerabile, aumenta coinvolgimento e fidelizzazione. E porta a casa visualizzazioni, ma anche idee per migliorare il piano editoriale. Quello che conta non è fare il video del secolo, ma tanti piccoli contenuti che, pubblicati con costanza nel tempo, vadano a costruire un arsenale per la nostra comunicazione digitale. Molte aziende che hanno iniziato a farlo, hanno trovato un nuovo modo di fare customer care».

Come sfruttare le dirette?

«Sono lo strumento ideale per aprire un dialogo con le persone. La piattaforma Patreon.com fa ogni venerdì una diretta in cui il Ceo e altri membri dei team rispondono alle domande delle persone e danno anticipazioni sullo sviluppo di nuove funzionalità».

E le anteprime?

«Sono un modo per premiare i “micro-influencer”: persone appassionate del nostro prodotto o servizio che percepiscono come un vantaggio nei confronti della loro cerchia sociale (e dei loro follower) la possibilità di sapere le cose prima degli altri e di essere coinvolte in prima persona».

Che attrezzature servono per girare video “accettabili”?

«Molti dicono che basta uno smartphone per iniziare a fare video. È possibile, ma io preferisco investire qualche centinaio di euro in una macchina fotografica Dslr in grado di registrare video di ottima qualità, con un microfono esterno e un cavalletto, per riuscire a fare le prime prove da soli senza imbarazzo. Tutti i creator con migliaia di iscritti hanno iniziato con un minimo di attrezzatura, per un budget che non supera 1.000 euro».

Servono competenze e figure dedicate?

«Usare servizi professionali per la creazione dei video può essere costoso, ma anche risparmiarci tempo e fatica. Le agenzie video hanno attrezzature di livello e competenze che impiegheremmo anni a sviluppare. Per esempio l’agenzia milanese Combocut (www.combocut.com) prima ancora di creare video per grandi brand, produce contenuti propri per promuovere la propria attività sul Web e sui social. Io diffido di chi predica bene, ma non è capace di portare a casa risultati».

Quale tipo di contenuti veicolare?

«Le strade possibili sono tre: informare, educare e divertire. Oppure una combinazione delle tre. Io preferisco l’educazione, perché è più semplice rispetto al divertimento e non ha una data di scadenza come l’informazione. Quando produciamo contenuti educativi, stiamo costruendo mattone dopo mattone il castello della nostra comunicazione online. Ogni contenuto sarà una “porta” attraverso cui i nostri potenziali clienti entreranno in contatto con noi».

Il consiglio in più?

«Va sempre più di moda la creazione di video d’animazione grazie a servizi come http://presentazioneanimata.it che sono un buon modo per esternalizzare la creazione di video, soprattutto di contenuti educativi».

Con che frequenza pubblicare?

«Chi pubblica un video a settimana, dopo un anno avrà pubblicato 53 video. Chi ne pubblica un al giorno, dopo un anno ne avrà 365. Io preferisco avere 365 occasioni di entrare in contatto con potenziali clienti, rispetto ad averne solo 53. Creare un contenuto video richiede tempo ed energia, ma credo che pubblicare meno di un video a settimana dilati così tanto i tempi, che rischiamo di scoraggiarci e abbandonare il progetto».

Quali risultati aspettarsi?

«I primi risultati saranno “qualitativi”. Nel tempo (non prima dei due anni) arriveranno anche i risultati “quantitativi”. Più contatti, più opportunità di business, fatturati più alti».

Come far rendere i propri video?

«Chi usa i video per fare content marketing, monetizza attraverso la vendita dei propri prodotti e servizi. Coloro che invece fanno di professione gli youtuber guadagnano con la vendita di video sponsorizzati e ultimamente anche attraverso il crowdfunding. YouTube permette a chi crea video di guadagnare attraverso la pubblicità automatica prima, durante o dopo i video, ma i guadagni rimangono modesti se non si fanno centinaia di migliaia di visualizzazioni».

Come trovare qualche consiglio anche per promuoversi con YouTube?

«Grazie al mio podcast gratuito Strategia digitale (http://strategiadigitale. info) e al corso online (http://youmediaweb.com/ farevideo) che ha aiutato centinaia di persone a muovere i primi passi nel mondo dei video per il Web».

Tratto da Millionaire di novembre 2019. 

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L’apertura dell’articolo pubblicato su Millionaire di novembre 2019.
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