Cucinelli: “Il bar è stato la mia università della vita”

«Dobbiamo ripartire dai nostri stimati giovani, che invece abbiamo obbligato ad aver paura. Proviamo a sostituire la parola paura con la parola speranza». Brunello Cucinelli guarda al futuro con ottimismo e a un presente di «grande rigenerazione» mentre parla ai giovani imprenditori e ai lavoratori del Friuli.

Ieri il “re del cachemire” è stato ospite alla Premiazione del Lavoro e del Progresso economico della Camera di Commercio di Udine. Durante il suo intervento, Cucinelli, che ha sempre messo al centro della sua impresa il benessere dei lavoratori, ha sottolineato l’importanza di dare dignità a chi lavora e fiducia ai giovani.

«Come si fa a essere sempre connessi, a lavorare per 900 euro al mese, magari in luoghi senza finestre perché, come ho sentito dire, i dipendenti non perdano tempo guardando fuori? Sant’Agostino ci invita ad alzare gli occhi al cielo e tornare a dare dignità al lavoro. Soprattutto in Italia, dove non possiamo produrre manufatti di basso livello, dobbiamo produrre qualità».

Tecnologia e umanità

Sul ruolo della tecnologia nelle nostre vite, l’imprenditore ha detto: «Anche se Internet ci ha cambiato la vita, i sentimenti sono sempre gli stessi… Internet comunque è fondamentale e può moralizzare l’umanità: il nostro telefonino può essere lo strumento per diffonderla in tutto il mondo in pochi istanti. È per questo che la tecnologia deve andare incontro all’umanesimo, dobbiamo usarla e governarla con l’umanità. Umanità non solo come mezzo, ma come nobile fine».

Per l’imprenditore umbro che nel 1978 ha creato un’azienda che oggi supera i 400 milioni di fatturato, «viviamo forse nella migliore cultura mondiale. Perché abbiamo tutta questa paura, questa tristezza? Perché non possiamo rimetterci a ridare stima agli esseri umani e ai giovani, che devono tornare a credere nei grandi ideali?».

Cucinelli ha anche parlato di sé e della sua personale scuola di vita. «Ho avuto questi 10 anni di vita molto affascinanti: praticamente non ho fatto niente. Dai 15 ai 25 anni io ho vissuto al bar del paese, ai caffè del paese. Mi sono diplomato nel ’72. Quelli come me hanno vissuto proprio la rivoluzione del ’68 che veniva dalla Francia. Io non mi ero comprato neanche i libri. C’era un 6 politico. Per i meno giovani, sapete che cos’era… Quindi non ho studiato niente al geometra. E poi ho fatto tre anni di ingegneria. Ho dato un esame, geometria scritta, non sono stato ammesso all’orale, ma ho fatto una marea di scherzi. E posso dire che quella è stata davvero la mia università della vita. Perché al bar discutevamo di notte di donne, di politica, di economia».

Leggi qui la storia di Brunello Cucinelli. 

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