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Da Fca a Tod’s, i dirigenti rinunciano ai loro compensi per il 2020

Dopo la lunga lista di imprenditori e lavoratori impegnati nella gara di solidarietà per l’emergenza Coronavirus, quella delle imprese riconvertite o delle aziende alimentari che premiano i dipendenti per il lavoro svolto, un altro elenco sembra destinato ad allungarsi. Da John Elkann a Diego Della Valle, tanti top manager italiani hanno deciso di rinunciare allo stipendio o ridurselo. Per salvare i conti e scongiurare la crisi.

Il presidente di Fca John Elkann e il cda del gruppo «hanno deciso all’unanimità di rinunciare in toto al proprio compenso da qui alla fine del 2020″ annuncia l’ad Mike Manley in una lettera ai dipendenti. «Proteggere la salute finanziaria dell’azienda è responsabilità di tutti, a partire naturalmente da me e dal team di leadership. Al fine di raggiungere questo obiettivo e per evitare una riduzione del personale nel secondo trimestre, dal mese di aprile e per i prossimi tre mesi ridurrò il mio stipendio del 50% e i membri del Group Executive Council (Gec) ridurranno il loro del 30%».

Nella lettera Manley chiede anche un «sacrificio» ai dipendenti. «Chiederemo alla maggior parte dei dipendenti nel mondo non ancora impattati da riduzione di orario o ammortizzatori sociali di partecipare a questo sacrificio comune accettando un differimento temporaneo del 20% dello stipendio. Il processo varierà a seconda del Paese».

Il presidente e il vicepresidente del gruppo Tod’s, Diego e Andrea Della Valle, hanno rinunciato ai compensi per il 2020. Il cda ha deciso di non distribuire nessun dividendo e destinare l’1% dell’utile netto consolidato a iniziative di solidarietà. Per il resto, «l’utile dell’esercizio 2019 sarà interamente destinato a riserva».

Scelte simili anche tra i dirigenti di Unieuro, con riduzioni volontarie dello stipendio tra il 10 e il 20%. In più, «come gesto di solidarietà nei confronti della popolazione aziendale», l’ad Giancarlo Nicosanti Monterastelli ha rinunciato alla propria retribuzione per i mesi di aprile e maggio.

A Torino il taglio delle retribuzioni di dirigenti e manager di primo livello della Gtt (Gruppo Torinese Trasporti), su base volontaria, ha alimentato il fondo di solidarietà per garantire un’integrazione agli autisti che andranno in cassa integrazione.

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