Lavorare da casa: 3 miti da sfatare

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Mettiamo subito le cose in chiaro: lavorare da casa non è semplice. Occorre una forte dose di concentrazione, una grande capacità di organizzazione e, soprattutto, grande volontà per non farsi distrarre dalle mille possibili faccende quotidiane.

Il lavoro da casa può riguardare essenzialmente tre categorie di persone:

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  • Piccoli imprenditori che hanno deciso (per un problema di fondi o come scelta strategica) di non aprire uno spazio fisico indipendente dalla propria abitazione;
  • Lavoratori freelance;
  • Dipendenti di un’azienda che hanno la possibilità di gestire in maniera flessibile i propri spazi lavorativi.

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Lo scetticismo maggiore si aggira intorno a questioni come: i clienti penseranno che non valgo abbastanza perché lavoro da casa? Come posso riuscire a “controllare” e a condividere gli obiettivi con i miei dipendenti? Come farò a bilanciare l’equilibrio tra vita privata e lavoro?

Sono domande fondamentali, che è bene porsi prima di cominciare un’attività simile. Quello che però non bisogna assolutamente fare è ingigantire i problemi più del necessario. Vediamo quindi tre miti negativi da sfatare quando si comincia un’attività in casa.

1. I clienti non ti prenderanno mai sul serio

Questo può accadere, certo, ma solo se dai ai tuoi clienti modo di pensarlo: se lavori bene e sei in grado di comunicarti bene, puoi riuscire a diventare un vero esperto nel campo.

La paura di molti imprenditori è che il lavoro da casa possa apparire poco professionale: questo è particolarmente vero per le aziende di servizi, come le agenzie di comunicazione e relazioni con il pubblico, dove invitare il cliente in un ufficio lussuoso con un tavolo di 20 metri può farti apparire come un’azienda più solida. Puoi pensare di ovviare al problema usando qualche trucco, come ad esempio pagare una segretaria virtuale.

Considera, però, un fatto molto importante: se non fosse così redditizio, pensi che le persone che lavorano da casa sarebbero in aumento?

Il popolo dei freelance, anche in Italia, è in grande crescita. Secondo lo studio “European I-Pros. A Study, 2012”, presentato al Parlamento europeo in ottobre, il numero dei freelance in Europa è salito dell’82% dal 2000 al 2011. E il numero degli italiani è di 1,6 milioni, ovvero quasi il 20% di tutti i freelance europei. Il nostro Paese è al primo posto nella classifica.

Per maggiori informazioni, puoi leggere le storie di due nostri esperti ask Millionaire che hanno avuto successo proprio come freelance, Giuliano Ambrosio e Giovanna Gallo:

JuliusDesign: storia di una passione che diventa lavoro

Web 2.0: passione e lavoro

2. Lavorare in maniera virtuale ti rende meno produttivo

Sono ormai molte le ricerche che sostengono il contrario: spesso, l’impiegato che lavora da casa è più produttivo.

Vediamo un esempio. In British Telecom, operatore telefonico britannico, hanno 10mila lavoratori da casa, che rendono il 20% in più, secondo uno studio condotto dalla stessa impresa.

Per quanto riguarda l’Italia, diamo un’occhiata ai dati diffusi dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. Per Smart Working s’intende anche (ma non solo) telelavoro e ricomprende anche la riconfigurazione degli uffici in maniera che siano più a misura d’uomo e la revisione dell’organizzazione interna di un’azienda. A quanto pare, con questo tipo di rapporto di lavoro, più flessibile e meno legato a orari e uffici, la produttività aumenta mediamente del 25% e può arrivare fino al 50% in più.

Se poi guardiamo ai benefici per le aziende, secondo lo studio, se il 10% degli impiegati di tutte le imprese italiane adottassero il telelavoro per 100 giorni l’anno, si avrebbe un risparmio complessivo di 47 milioni di ore, con una mancata spesa pari a 407 milioni di euro.

Considera, poi, che lavorare da casa ti consente di risparmiare un po’ di soldi per sviluppare al meglio il tuo prodotto/servizio e, magari, tagliarne il prezzo: non è un fattore da sottovalutare in tempi come i nostri, quando a dover risparmiare sono sia le aziende che i consumatori.

3. È impossibile concentrarsi lavorando da casa

Questo può essere vero per qualcuno: avere una famiglia che gironzola per casa mentre si lavora può presentare problemi sia logistici che relazionali e limitare la produttività.

Secondo uno studio condotto da Regus – impresa multinazionale tra le prime al mondo per fornitura di attrezzature per uffici – su 24mila professionisti in 90 Paesi, i prime tre ostacoli alla produttività quando si lavora a casa sono:

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  • Familiari che richiedono attenzione (in particolar modo, bambini) per il 59% degli intervistati;
  • Difficoltà di concentrazione per il 43%;
  • Membri della famiglia o animali domestici che disturbano durante le telefonate per il 39%.

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Questo non vuol dire che sia impossibile riuscire ad essere produttivi, vuol dire semplicemente che bisogna essere in grado di mettere dei paletti molto chiari e spiegare che stai lavorando.

Per facilitare la tua esperienza, potrebbero esserti utili due consigli, tratti dal nostro articolo “Gli errori da evitare se lavori da casa”:

1. Ritagliati uno spazio ben preciso

Distingui fisicamente l’ambiente in cui lavori dalle altre aree della casa. In questo modo, non solo sarai disturbato di meno, ma avrai anche una propensione maggiore alla concentrazione.

2. Organizza il tuo tempo in maniera ottimale

È molto importante evitare di confondere le faccende di casa con i tuoi impegni d’ufficio. Immagina cosa accadrebbe se, confuso dagli impegni da portare a termine, inviassi un sms con la lista della spesa a un tuo cliente, piuttosto che a tuo marito? Organizzare il tempo per compartimenti stagni, aiuta inoltre a sviluppare la concentrazione.

Hai qualche esperienza nel campo del lavoro da casa? Raccontaci la tua!

Gennaro Sannino

(Autori immagini: LoopZilla e kowitz)

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3 Commenti

  1. Trovo questo articolo (post o come vogliamo chiamarlo) semplicemente ottimo! Complimenti. Il vero problema italiano, credo sia anche a livello di banda larga, se pensiamo che ci sono ancora punti del paese, dove non arriva, e se pensiamo che c’è purtroppo una % abbastanza elevata (per essere un Paese moderno e “tecnologicamente” avanzato come il nostro) di persone che non hanno connessione ad internet.
    Potrebbe essere un ottima soluzione all’inquinamento ad esempio ? Quante auto in meno ci sarebbero in giro ?
    Quanta disoccupazione in meno ?
    Il vero problema italiano, è che non si esperimentano queste soluzione, purtroppo.
    Complimenti ancora per l’articolo.

    Cordiali Saluti.

    Massimo

  2. Grazie Massimo, ottima anche la tua osservazione sulla banda larga che condividiamo in pieno. Buona giornata!

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