4 professioni digitali più richieste e come formarsi

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Si chiamano Community manager, Digital pr, Web analyst, Digital advertiser e il loro obiettivo comune è quello di promuovere il brand di un’azienda. «Non lavorano su codici informatici ma su quello che è stato battezzato codice “umanistico”» spiega Giulio Xhaet, co- fondatore di Made in Digital (www.madeindigital.it) e autore con Ginevra Fidora del libro “Le nuove professioni digitali” (Hoepli, 19,90 euro), che offre una panoramica di queste nuove professioni digitali. «Sono ruoli “verticali”, di taglio operativo e concreto e sono molto richieste».

le nuove professioni digitali

1. Community manager

Chi è. È il professionista della “3 C”: comunica, coinvolge, cura la community online. È talvolta chiamato “social media manager”, in realtà il suo lavoro non si esaurisce sui social, ma si estende sui forum, siti web e sui blog. Per esempio, attraverso la gestione e la moderazione di contenuti e commenti.

Cosa fa

1. Pubblica: contenuti di valore, di condivisione e di servizio secondo una propria strategia editoriale di comunicazione e coinvolgimento. Il consiglio: «Condividete sui vostri canali social più volte al giorno post e tweet che: a) Divertano, b) Informino, c) Spieghino, dimenticando le presunte “x regole definitive” su quando, ogni quanto e a che ora pubblicare».

2. Dialoga: con la community (Engagement). «Leggete tutti i feedback, non lasciatene neanche uno senza risposta. Chiamate per nome chi vi scrive, menzionatelo, taggatelo: è decisivo per far sentire l’utente considerato».

3. Controlla: i contenuti della Rete e rilancia i post creativi e condivisi dagli utenti (Crowd-content): «Invitate la community a condividere contenuti legati a eventi, ricorrenze, temi coerenti con l’identità del vostro brand».

2. Digital PR

Chi è. «Chi costruisce strategie e operazioni di comunicazione che coinvolgono persone autorevoli e influenti online (i cosiddetti influencer: giornalisti, testati, blogger, social, media celebrity, personaggi autorevoli in Rete) o offline, in modo che supportino la comunicazione di un brand, di un prodotto, o di un servizio verso il pubblico finale» spiega Roberto Venturini, digital planner di Digital Pr e autore di Relazioni pubbliche digitali (Egea, 24 euro).

Cosa fa

1. Contatta gli influencer con l’obiettivo di far parlare del brand sui media digitali e i social network.

2. Inventa e costruisce eventi fisici o digitali che generino un valore di notiziabilità: presentazioni di prodotti o attività, incontri con persone chiave dell’azienda, operazioni collaborative per costruire insieme servizi o nuovi prodotti.

3. Crea il buzz (brusìo, passaparola spontaneo) intorno a un prodotto. Esempio: lavora con community di appassionati di moto per costruire interesse, conversazioni, attesa per un nuovo modello di moto.

3. Web Analist

Chi è. Si occupa dei dati di performance riguardanti un progetto o una campagna digitale. Valuta l’efficacia delle singole azioni che compongono la campagna di advertising. Usa strumenti come Google Analytics, gli Analystics delle varie piattaforme social (Facebook Insights, Twitter Analytics, Google Page Speed).

Cosa fa?

1. Prende in esame le metriche riguardanti i dati demografici degli utenti che accedono al sito, la loro posizione geografica, i loro principali interessi (engagement rate, fanbase, followerbase, service level, bounce rate, reach organica, Kpi).

2. Confronta tra loro le diverse tipologie di dati: per esempio visualizzazioni di pagine da parte degli utenti e azioni che essi compiono, confronto temporale tra le performance, confronto tra zone geografiche, tra fasce di utenti, tra diversi dispostivi (computer, mobile), tra competitor.

3. Elabora report e grafici basati sul confronto dei dati, anche su fogli Excel.

4. Digital Advertiser

Chi è. Decide dove, come e quando spendere il budget pubblicitario dell’azienda, allo scopo di massimizzare l’audience raggiunta per il proprio cliente. Mentre in passato il ruolo era quello di acquistare spazi pubblicitari, oggi è quello di acquistare traffico.

Cosa fa

1. Decide i canali su cui investire e quanto investire in ciascuno di essi. La scelta è tra paid media (canali a pagamento, per esempio banner sui siti), owned media (spazi di proprietà del brand, per esempio magazine digitali o il sito) ed earned media (spazi ottenuti per via del passaparola spontaneo o buzz, per esempio video virali).

2. Controlla giornalmente l’andamento delle campagne attraverso la lettura della reportistica delle singole piattaforme (Facebook, LinkedIn ecc.) e quella di Google Analystics. Seleziona i dati rilevanti (Key Performance Indicator).

3. Individua il target di riferimento per le sue campagne attraverso indagini qualitative e quantitative.

Come formarsi

1. Master a Milano e a Roma

10 weekend non consecutivi per una totale di 100 ore in aula organizzati dalla Sole 24 Ore Business School. Singoli moduli acquistabili singolarmente. Prezzo intero. 3. 200 più Iva (2500 più Iva per under 30). INFO: http://www.bs.ilsole24ore.com/

2. Corsi a Bologna

Professional Datagest organizza: Media Relations e Comunicazione Digitale, 160 ore con frequenza full-time di sabato. Prezzo: 3.100 euro + Iva. INFO: http://www.professionaldatagest.it/

3. Corsi online + Aula

Ninja marketing organizza corsi online, più 16 ore di pratica a Milano. Materie: Social Media Marketing, Seo e Sem. INFO: http://www.ninjacademy.it/

4. Individuali. Qadra di Napoli organizza corsi individuali sul Web marketing. INFO: http://www.qadra.net/

Questo è un estratto dell’articolo di Tiziana Tripepi pubblicato su Millionaire di novembre 2015

Tiziana Tripepi

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