Crisi Edison: 6 imprenditivi rilevano la libreria che sta per chiudere

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“Il lavoro è amore rivelato. E se non riuscite a lavorare con amore è meglio che lasciate perdere. Poiché se cuocete il pane con indifferenza voi cuocete un pane amaro. E anche se cantate come angeli ma non amate il canto renderete l’uomo sordo alle voci del giorno e della notte.”

A parlare è il poeta libanese Khalil Gibran.

Ci serviamo dei suoi splendidi versi per introdurre la storia di Jonny Baldini e dei suoi cinque colleghi.

Un’ avventura che parte da un unico desiderio:

“Mantenere in vita ciò che esiste, che si ama”

Proprio questo il sentimento che li ha spinti a rilevare la libreria nella quale erano impiegati come commessi per evitare che chiudesse i battenti. Che seguisse lo stesso triste destino di altre librerie, costrette a sospendere la loro attività per la crisi del gruppo Edison.

Leggiamo cosa ha da raccontarci uno dei sei temerari, Jonny Baldini, nell’intervista che ci ha rilasciato.

Cosa rappresenta per voi il vostro lavoro?

Lavorare in libreria significa per noi essere il tramite fondamentale tra chi “produce” cultura e chi ne usufruisce, ma significa anche rispondere a necessità che esulano dal semplice meccanismo di vendita (osserviamo per esempio con gioia i bambini trascinare i genitori in libreria, dove ormai si sentono a casa). Chiunque entra nel nostro punto vendita può trovare un libro che gli appartenga, ed essere presenti a questo “incontro” è sempre una gioia.

Quando avete saputo che la libreria rischiava la chiusura, qual è la prima cosa che vi è venuta in mente?

La prospettiva della chiusura c’è stata, ma era più realistico l’assorbimento da parte di un altro grande gruppo (ce n’erano alcuni in lista d’attesa). La conseguenza più verosimile sarebbe stata la totale trasformazione della libreria, che in questi sei anni abbiamo seguito e fatto crescere in un modo abbastanza personale. La trasformazione avrebbe “snaturato” la libreria, nel bene e nel male, ed è questo ad averci spinto ad agire come abbiamo fatto. Proprio per mantenere vivo quello che già esisteva.

Come è nata l’idea di rilevare l’attività?

L’intero processo decisionale a seguito del quale abbiamo preso in gestione la libreria è stato molto rapido. Appena ci siamo confrontati con i tempi stretti della possibile chiusura o trasformazione della libreria abbiamo immediatamente deciso di muoverci, creando una nuova società (Biblion Srl), che nel totale rispetto della storia della libreria ha preso in meno di un mese la gestione del punto vendita.

A che cosa avete dovuto rinunciare per portare avanti il vostro progetto?

Praticamente a nulla. Ognuno di noi sei soci mette forse più tempo ed energie nella gestione della libreria e nello svolgimento delle diverse mansioni, ma questo viene naturale, non viene percepito come rinuncia.

Dove avete trovato il coraggio di investire nell’editoria, tenendo conto della crisi del settore?

La crisi del settore è strettamente coniugata con una situazione di ben più ampio respiro: nessuno farebbe nulla se si temesse la crisi di ogni specifico settore. Abbiamo lavorato con i libri a lungo, e malgrado le naturali trasformazioni del mercato ci sarà sempre un luogo chiamato libreria dove acquistare fogli di carta stampata rilegati su un lato.

Quali consigli dareste a giovani che vogliono aprire un’attività come la vostra?

La libreria è un mondo delicato che deve essere innanzitutto vissuto e conosciuto da dentro. Sono rare le librerie “da sogno”, dove il libraio legge tutto il giorno e può tenere in catalogo solo i suoi libri preferiti. È più frequente che il libraio debba spostare scatoloni pesantissimi tutto il giorno e rispondere a quesiti assai arcani. Solo dopo aver convissuto per un po’ con questa dimensione si può andare oltre e aprire una libreria. La nostra ha avuto la fortuna di essere già conosciuta al momento della trasformazione in libreria indipendente, ma conoscere le dinamiche del mercato è necessario per tutti.

Come vi sentite oggi? Quali sensazioni provate?

Ci fanno molto piacere le manifestazioni spontanee di stima e gli incoraggiamenti che spesso ci arrivano. Per il resto, continuiamo a lavorare!

Questa l’avventura, appena partita, di Jonny e dei suoi colleghi. A noi non resta che fare loro il più in grande in bocca al lupo.

La loro storia dimostra ancora una volta come solo l’imprenditività, che in una delle sue accezioni rappresenta la voglia di determinare da soli il proprio futuro, possa permetterci di salvare ciò che amiamo.

E soprattutto, di non buttare al vento la nostra vita, con i nostri desideri e ambizioni.

Avete altre storie simili da raccontare? Scriveteci su red.millionaireweb@gmail.com

Giancarlo Donadio

 

 

 

 

 

 

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2 Commenti

  1. Edison crisi:commessi coraggiosii| Millionaire web…

    “Il lavoro è amore rivelato. E se non riuscite a lavorare con amore è meglio che lasciate perdere. Poiché se cuocete il pane con indifferenza voi cuocete un pane amaro. E anche se cantate come angeli ma non amate il canto renderete l’uomo sordo alle vo…

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