Fab Lab: la casa di chi crea con le proprie mani

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Assemblare vecchi oggetti dimenticati tra la polvere di un garage o di una cantina per creare qualcosa di nuovo.

Da soli, con le proprie mani.

Questa, in sintesi, l’attività preferita dei makers, un sostantivo anglosassone che sta ad indicare un gruppo di persone che mettono la loro inventiva a servizio della realizzazione di un prodotto con un budget limitato.

In America, i makers sono diventati un vero e proprio fenomeno sociale tanto che ci sono fiere di interesse nazionale dedicate a loro, agli “inventori da garage”.

Il loro motto è “Do – it – yourself” (Fallo da solo). Una frase che è indice di una filosofia di vita che è una sfida al consumismo e  il manifesto di un modello di business sostenibile che promuove l’utilizzo di materiale riciclato per ridurre l’impatto delle attività umane sul territorio.

Anche nel nostro Paese, il fenomeno inizia a fare proseliti. Qualche settimana fa, ad esempio,  si è tenuta a Rho, in provincia di Milano, Makers Italy, una fiera dedicata all’inventiva e all’intraprendenza dei makers e dei creativi italiani.

Presente alla fiera, Frankenstein Garage, una startup ideata da Andrea Maietta e Paolo Aliverti, appassionati makers e convinti sostenitori della cultura della formazione e della conoscenza.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Andrea per saperne di più sulla loro startup e sul fenomeno dei makers nostrano.

Sull’homepage del vostro sito, c’è scritto che siete un fab lab. Ci spieghi cosa vuol dire?

[blockquote align=”center” variation=”blue”]Un fab lab è in sintesi un laboratorio, dotato di macchinari quali stampanti 3D, taglierine laser, fresatrici a controllo numerico ecc., che viene messo a disposizione di chi voglia realizzare un prodotto o confrontarsi con un team di professionisti per inventare, costruire, riparare, o creare un prototipo.

In un fab lab è possibile intervenire su vecchi oggetti per aggiustarli, ma anche per migliorarli o aggiungere funzionalità, oltre naturalmente a crearne dei nuovi. La parola fab lab, viene da “fabrication laboratory” (laboratorio di fabbricazione), ma “fab” sottolinea anche la componente favolosa di questi spazi nei quali si possono creare prodotti “magici” e originali.

L’idea dei fab lab è nata negli anni novanta grazie a un docente del MIT di Boston,  Neil Gershenfeld, e da lì si è diffusa poi in tutto il mondo.[/blockquote]

Facci un esempio per capire meglio… In un fab lab, ad esempio, possono incontrarsi un designer con un’idea straordinaria per un prodotto interattivo ma incapace di realizzare concretamente l’interazione, e un esperto di elettronica con un’incredibile manualità, ma non bravo nella fase di progettazione “estetica” di un prodotto. Un fab lab permette di mettere insieme figure come queste, con differenti capacità, per creare un progetto, frutto di uno scambio di idee e capacità.

Come è nato Frankestein Garage?

Frankestein Garage nasce un anno fa davanti alla macchinetta del caffè, parlando con due amici dell’esperienza dei fab lab americani e della nostra comune volontà di portare questo modello nel nostro Paese. Poi abbiamo vinto diversi concorsi grazie alla nostra idea e anche questo ha contribuito a darci la forza di portare avanti il progetto.

 

Quali sono le difficoltà che avete incontrato nel realizzare la vostra idea?

La difficoltà maggiore riguarda i costi elevati degli spazi per i laboratori. Se fossimo ad Amsterdam o a Barcellona, avremmo sicuramente avuto meno problemi. Ma noi vogliamo restare qui e non andare via. Poi bisogna anche considerare il fatto che noi siamo una realtà completamente autofinanziata. Non abbiamo cercato finanziamenti o goduto dell’appoggio delle istituzioni. Seguiamo teorie scientifiche ben collaudate, ma questa scelta all’inizio porta inevitabilmente a degli ostacoli.

 Steadycam

 

 

Mi fai qualche esempio di idee nate dal vostro laboratorio?

Un esempio, potrebbe essere quando abbiamo aiutato dei giovani che si occupano di produzioni video, SeeMars, a creare una steadycam (una tipologia di attrezzatura video) con del legno tagliato al laser, un supporto realizzato con una stampante 3D, viti e bulloni, la manopola di un manubrio di bicicletta, e qualche disco per smerigliatrice usato come contrappeso. Il prodotto di cui andiamo più fieri resta la Sharebot, la stampante 3D tutta italiana, realizzata da Andrea Radaelli per la quale abbiamo riprogettato la scheda di comando.

Sharebot

 

Come si fa ad essere creativi? Ci dai qualche consiglio?

Innanzitutto, per essere creativi bisogna applicare le proprie capacità in contesti diversi, scambiando opinioni con persone che hanno delle abilità che noi non possediamo. Il fab lab serve proprio a permettere questi incontri. È dal confronto che nasce l’innovazione.

 

Questo è Frankenstein Garage, un laboratorio nel quale per Andrea e Paolo è possibile costruire “(quasi) qualsiasi cosa”.

Qual è la tua opinione sui fab lab e sui makers? Commenta qui con le tue riflessioni!

Giancarlo Donadio

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