Il social market anticrisi

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Grazie al loro Emporio Solidale, oltre mille famiglie sotto la soglia della povertà hanno ricevuto gratuitamente a domicilio prodotti ortofrutticoli. Da poco è stato inaugurato il loro primo social market, un supermercato che permette a chi ne ha bisogno di acquistare prodotti a lunga conservazione a prezzi di costo.

L’associazione Terza Settimana, che opera nel Torinese, è una fucina di idee ed energie per dare sollievo ai tanti che sono stati stritolati dalla crisi economica.

Per saperne di più sulle loro iniziative abbiamo intervistato il presidente, Bruno Ferragatta.

Come nasce la vostra associazione?

Terza Settimana parte da un gruppo di insegnanti di religione (e non solo). Semplici cittadini che hanno messo in gioco tempo e competenze per arginare la deriva sociale determinata dalla crisi. Gente comune che ha deciso di agire, non di limitarsi a osservare».

Come vanno i vostri progetti?

Il primo progetto, l’Emporio Solidale, tradotto in numeri, ha significato finora 6.020 consegne gratuite, 60 tonnellate di frutta e verdura consegnate a famiglie disagiate, 4.800 ore di volontariato. Da poche settimane abbiamo inaugurato il secondo progetto denominato R.A.P. (Rete di acquisto partecipato). Una sorta di supermercato sociale che permette a chi ne ha bisogno di acquistare prodotti a prezzo di costo».

Chi sono i volontari?

La nostra esperienza è intergenerazionale, perché adulti e giovani sono chiamati a un medesimo intervento con le stesse responsabilità. Gli studenti (per motivi di studio) diradano maggiormente la loro presenza (quasi sempre quindicinale) ma con le stesse prerogative di responsabilità a cui sono chiamati i più adulti».

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Chi vi sostiene nelle vostre iniziative?

Imprese private che erogano a titolo gratuito 1.500 kg di prodotti ortofrutticoli, la Compagnia di San Paolo per finanziamenti e logistica, l’azienda delle case a edilizia residenziale pubblica per i locali dei negozio. E, infine, altri enti per le spese vive di carburante, assicurazione, utenze… Non prendiamo soldi pubblici».

Giancarlo Donadio

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