fbpx

In affari con Facebook

Non solo richieste di amicizia. Il social network più popolare del momento può essere usato anche dalle aziende. Per fare business. Ecco come, in 10 (+1) domande. Con tre casi esemplari

La mia azienda ha già un sito: che se ne fa di Facebook?

Facebook è il simbolo del cosiddetto Web 2.0: non più siti intesi come “vetrine”, ma una relazione più complessa, basata sull’interazione con gli utenti. Avere un sito non esclude Facebook. Anzi, la presenza su Facebook si integra e porta traffico a un sito già esistente.

Quali sono i pro e i contro?

Facebook è un enorme mercato globale. Offre la possibilità di avvicinarsi a potenziali clienti, di parlare loro in modo confidenziale, ascoltando le loro opinioni. Attenzione, però: Facebook non è nato per fini commerciali. Gli spazi pubblicitari sono limitati e rigidi nella forma. Inoltre, le comunicazioni troppo insistenti e troppo orientate al profitto possono essere interpretate come fastidiose invasioni di campo.

Che ci faccio su Facebook?

Essere su Facebook per un’azienda non significa necessariamente acquistare spazi pubblicitari. Al contrario, la pubblicità è forse lo strumento meno interessante. Per promuoversi, esistono molte altre forme. Come creare un gruppo per il proprio prodotto o la propria azienda, in cui interagire con una community di membri che si iscrivono. Oppure aprire un profilo pubblico, l’equivalente aziendale di una pagina personale. Un altro modo per rendersi visibili è promuovere una causa, cioè una campagna di rilevanza sociale. La funzione “eventi” permette poi di comunicare un appuntamento in modo rapido. Infine, si possono sponsorizzare alcune applicazioni (vedi box a pag. 68) e diffondere filmati appositamente studiati per diffondersi in modo virale (vedi box a pag. 66).

In questo caso si paga?

No. Avere un profilo aziendale su Facebook è gratis ma per emergere bisogna investire in risorse umane e contenuti originali. Ci vuole presenza costante per gestire la community dei fan. «Il rendimento va misurato in termini di coinvolgimento del proprio cliente» spiega Luca Conti. «Più sono in grado di attrarre la sua attenzione e di invitarlo a condividere spontaneamente i miei messaggi, più raggiungerò un pubblico elevato, senza costare un solo centesimo in più all’azienda che li diffonde».

La pubblicità su Facebook conviene?

Rispetto alla normale pubblicità sul Web, le inserzioni su Facebook costano meno ma rendono anche meno. Il costo da pagare per ogni impression (visualizzazione della pagina) od ogni clic lo stabilisce l’inserzionista, ma conviene attenersi ai valori medi della concorrenza (forniti da Facebook mentre si costruisce l’annuncio) perché il sistema assegna gli spazi disponibili al banner più redditizio, quindi pagando troppo poco si rischia di non apparire mai. Il Ctr (Click Through Ratio, cioè il rapporto fra visualizzazioni e clic sul banner) di Facebook oscilla fra 0,01 e 0,05% (fonte: go-digital.net).

Dove invece Facebook è forte?

Nella possibilità di indirizzare messaggi a target ben definiti (area geografica, livello di istruzione, età, sesso…). Paradossalmente, la pubblicità che funziona meglio è quella che non costa niente: un filmato che sappia sfruttare la “viralità” di Facebook (ovvero la capacità di diffondere rapidamente i contenuti attraverso il passaparola degli utenti) avrà ritorni infinitamente maggiori di qualsiasi banner (vedi box a sinistra).

Così facendo, non corro il rischio di rendermi antipatico?

L’atmosfera amichevole che regna su Facebook può essere un buon alleato ma può trasformarsi in un boomerang. È controproducente diffondere messaggi pubblicitari, spacciandoli per informazione. Allo stesso modo, rendersi troppo simpatici rischia di produrre l’effetto opposto. «Le aziende sono abituate a un modello di comunicazione da uno a molti. Nei social network non funziona così, perché gli utenti hanno un ruolo attivo: parlano, commentano, fanno partire il passaparola» sostiene Silvia Zanella. «Le aziende devono avere un po’ di sensibilità, saper ascoltare, entrare nel mood giusto».

Quali attività hanno più successo su Facebook?

Le aziende di beni e servizi di largo consumo, che si rivolgono direttamente al consumatore finale, con un brand noto, sono quelle che ne possono trarre i maggiori benefici. Ciò non significa però che anche una piccola attività commerciale, come il bar di una grande città, non possa sfruttare con successo le opportunità di Facebook.

Cosa significa “profilare”?

Significa raccogliere informazioni su utenti/clienti: non solo dati anagrafici, ma anche informazioni su gusti e opinioni. Per molti è questo l’aspetto di Facebook più interessante da un punto di vista commerciale. Si possono realizzare ricerche di mercato a costo zero. A tutti è capitato di fare test come “le tue cinque birre preferite” o “le case automobilistiche col logo più bello”, ma a molti sfugge che dietro queste applicazioni si celano le aziende. «All’inizio del 2009 Burger King aveva lanciato l’applicazione Whopper Sacrifice: per ogni 10 contatti eliminati dalla lista amici veniva dato un buono sconto» racconta Paganini. «Lo scopo? Profilare i clienti disposti a tutto pur di mangiare un Whopper (il corrispettivo del Big Mac). In meno di una settimana, prima che Facebook bandisse l’applicazione, 82.700 persone avevano “sacrificato” 234.000 amicizie».

Cos’ha Facebook più degli altri social network?

Facebook è superiore agli altri, sia in termini di iscritti sia in termini di tempo passato on line. La sua marcia in più? È generalista, facile da usare per tutti, ha strumenti di dialogo diretto azienda-consumatori. Funziona bene anche Twitter: sulla cresta dell’onda per la comunicazione in tempo reale, veloce e mobile, ma non ancora di massa. LinkedIn e Xing regnano nelle relazioni professionali e sono un ottimo canale per il recruitment. Viadeo è infine il social network di manager e imprenditori.

Facebook può aiutare anche a trovare lavoro?

Sì. Grazie alla possibilità di aumentare la propria cerchia di contatti. L’importante è ricordarsi che la gente non va su Facebook per parlare (solo) di lavoro, quindi è meglio non essere troppo insistenti. Infine, un consiglio: non esponetevi troppo con foto od opinioni compromettenti, i datori di lavoro che usano Internet per informarsi sui loro collaboratori sono sempre di più.

Giuliano Pavone, Millionaire 12/2009

Smau 2023 sbarca a San Francisco

Dopo il successo di Milano, il programma della nuova stagione con l’esordio a maggio in California.   Smau, la fiera italiana numero uno in tema

La pasta made In Italy è sempre un buon business

Frescobaldi annuncia la sua prima produzione di pasta.   Frescobaldi, uno dei principali brand del vino italiani entra nella produzione della pasta con Tirrena. La nuova

Singapore, attrazione strategica

Sempre più capitali e investitori scelgono la Città-Stato asiatica. Stabilità politica, servizi finanziari e qualità della vita, ma anche tech, innovazione e sostenibilità.   Tra

SalentIA: la startup al servizio del territorio

Una startup innovativa nata dall’entusiasmo di 110 studenti di una scuola superiore di Lecce per promuovere la loro terra. Intelligenza artificiale e metaverso per incrementare

Youtube: un lavoro a tempo pieno

Come diventare ricco facendo lo YouTuber. Tutto dipende dallo stipendio medio del Paese dove vivi   Quanti giovani pensano di poter diventare ricchi facendo video

Inflazione alle stelle

In media nel 2022 i prezzi al consumo registrano una crescita pari a +8,1%   Se quindi da una parte sembra essere iniziata la curva

logo-footer
Il mensile di business più letto.

Direttore responsabile: Lionello Cadorin

Editore: Millionaire.it Srl Indirizzo: Largo della Crocetta, 2 20122 Milano (MI) Italy

Partita IVA: 12498200968 – Numero iscrizione ROC: 38684

© 2023 millionaire.it.