Mi licenzio e faccio musica (per strada)

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2002

«C’è crisi? Ripartiamo dalle nostre passioni!» L’invito è di Soltanto, nome d’arte di Matteo Terzi, milanese, 28 anni. Cantante on the road per lavoro, per vocazione. Fino a tre anni fa era dipendente di una società di produzioni cinematografiche, 1.200 euro al mese, una paga dignitosa. Poi il bisogno impellente di mollare tutto, di andare a cercarsi la sua fortuna:

Mi ero appena laureato in Scienze Politiche, il lavoro era buono, ma non volevo più quella vita. Allora, decisi di partire in autostop (Lione, Girona, Barcellona, Madrid, Valencia, Tenerife). Sei mesi in cui ho cantato le mie canzoni per strada ai passanti. Guadagnavo 30 euro al giorno».

Oggi, Matteo è in Italia, viaggia da Nord a Sud con un mini camper per le tappe del suo road tour. È appena uscito il suo primo disco “Le chiavi di casa mia”. A produrlo sono stati i suoi fan: hanno raccolto 10mila euro sul sito di crowdfunding musicale, Musicraiser. Chi vuole comprarlo può farlo ai suoi eventi (al costo di 10 euro), oppure scaricarlo dal sito, su Amazon, iTunes, al prezzo di sei euro.

Millionaire l’ha intervistato.

Come è la vita on the road?

È una vita che mi fa stare bene, perché è quello che voglio. Ci sono giornate buone e altre storte. Mi impegna a livello fisico e mentale: non so mai dove dormirò la sera, vivo lontano da casa, dagli affetti. Ma poi quando canto la fatica scompare e mi sento sereno».

Il tuo è un gesto di ribellione? Cosa vuoi dimostrare?

Ho lasciato l’ufficio e sono partito non per criticare la società. Non mi sognerei mai di dire che la vita da dipendente è degradante. Semplicemente, non fa per me. Dietro il mio gesto c’è solo la volontà di rendermi felice, nient’altro».

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Quanto riesci a guadagnare?

Difficile fare una stima. In media, riesco a guadagnare 50 euro al giorno, a cui vanno tolte tutte le altre spese. Il trasporto ha un bel peso sul bilancio della giornata».

Viaggi molto, conosci tanta gente. C’è un episodio che ti va di raccontarci?

Quando ho iniziato non sapevo che sarebbe diventata la mia strada. Spesso ero vittima dello sconforto. Poi un giorno a Lione una bambina invita la madre a fermarsi ad ascoltarmi. Alla fine della canzone mi ha chiesto di abbracciarmi. Lì ho capito qual era il mio destino»

C’è ancora spazio di vivere di propri sogni?

Sì, soprattutto in un periodo di crisi economica c’è bisogno che le nuove generazione ripartano dalle loro passioni. Qual è l’alternativa, in fondo? Stage mal pagati o peggio ancora non retribuiti, che spesso tolgono la dignità? Meglio iniziare da te. Male che vada, puoi sempre dire “almeno ho provato a fare quello che amo”.

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Te la senti di dare un consiglio a un giovane che vuole fare musica?

Racconta qualcosa di unico attraverso la musica, di reale. Il pubblico ha bisogno di storie vere. E poi ricordarti sempre perché hai cominciato».

INFO: http://www.soltanto.net/soltanto.html

 Giancarlo Donadio

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