Quando imprenditività è sinonimo di arte

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A volte l’imprenditività si mostra nelle battaglie, altre volte nella decisione di mollare un lavoro certo per uno meno certo ma ricco di stimoli e di possibilità. Altre volte, semplicemente mettendosi in gioco e studiando per migliorarsi.

Questo è il caso di Mario D’Angelo e Fabrizio Trotta, due giovani ragazzi che, armati di macchina fotografica e pennelli, stanno cercando di dar forma alle loro passioni, proponendo al mondo una forma d’arte nuova, in un progetto che è ancora agli inizi e prende il nome di Marbaf.

Mario e Fabrizio hanno due vite completamente diverse.

Il primo, precario presso i vigili del fuoco e appassionato di fotografia e il secondo, artista e musicista che ha sperimentato nei suoi dipinti, riscuotendo grande successo, la cromoterapia (che sfrutta l’influsso positivo dei colori nella vita) e la cromoaromaterapia (che unisce ai colori, i benefici derivanti dagli odori).

Millionaire li ha incontrati per scambiare con loro due chiacchiere dinanzi una tazza di tè. Sentiamo cosa hanno da dirci.

Fabrizio, tu e Mario, avete delle storie con percorsi completamente diversi. Come vi siete conosciuti e com’è nato il progetto Marbaf?

F. Ci siamo conosciuti circa 5 anni fa e abbiamo scoperto di avere delle passioni in comune riguardanti l’arte. Mario ha iniziato a frequentare il mio laboratorio e, accomunati da un unico pensiero sull’astratto, abbiamo deciso di realizzare questo progetto artistico creando un connubio tra pittura e fotografia.

Parliamo un po’ di voi. Tu, Fabrizio, da laureato in informatica ad artista. Qual è stato il processo che ti ha portato a correre questo rischio?

[blockquote align=”center” variation=”blue”]F. In fondo non è stato un vero e proprio “salto” poiché, in parallelo al corso di studi, la mia vita è stata guidata da una forte passione, la musica.

Come molti ho cercato di pensare e provvedere a un futuro definito dai genitori più “sicuro”, seguendo un corso di laurea che mi offrisse una prospettiva di lavoro e fosse più consono alle mie attitudini logico-matematiche. Ma, come detto prima, non ho mai abbandonato la mia parte emotiva, intraprendendo un percorso che da una forma d’arte quale la musica mi ha condotto verso quella delle arti visive. Una passione cresciuta in sordina ed esplosa ad una età più matura.[/blockquote]

E tu invece, Mario, da precario nei vigili del fuoco, altra grande passione della tua vita, a fotografo. Cosa ti ha spinto a scegliere questa strada e com’è nata questa passione?

[blockquote align=”center” variation=”blue”]M. La passione per i Vigili del Fuoco è nata sin da bambino, avendo visto indossare questa divisa a gran parte della mia famiglia. Questo mi ha spinto a desiderare questo lavoro più di ogni altra cosa. Entrando da precario nel 2004 e avendo partecipato al concorso pubblico nel 2008, ad oggi, risulto vincitore, idoneo fisicamente al servizio precario ma non a quello permanente. Questo mi ha gettato nello sconforto assoluto, non riuscendo a capire l’assurdità dell’essere un buon Pompiere per 160 giorni l’anno ma non per 365.

Contemporaneamente, però, portavo avanti da tempo la passione per la fotografia, nata grazie alla Polaroid di mio nonno. Non mi considero fotografo ma semplicemente un appassionato. Da autodidatta mi sono impegnato a studiare la storia della fotografia e le foto di grandi artisti. Sto imparando a leggere la fotografia e aumentare il mio sapere su questa arte.[/blockquote]

A cosa avete dovuto rinunciare per inseguire il vostro sogno? Com’era la vostra vita prima di decidere di intraprendere la carriera di artista?

[blockquote align=”center” variation=”blue”]M. Ad oggi non credo di aver ancora rinunciato a qualcosa di importante tranne ad una buona parte dei miei risparmi . Non lo vedo come un sogno ma semplicemente una passione che cresce giorno dopo giorno e che mi affascina sempre più.

F. Quando si insegue un sogno in realtà si sacrifica sempre tempo e moneta, ma è un processo naturale e fatto consapevolmente e con piacere raccogliendo delusioni ma anche tante soddisfazioni. Si parla pur sempre di una passione, di un impulso primario e vitale, che successivamente si è trasformato in lavoro.[/blockquote]

Una domanda personale per te, Fabrizio, che dell’arte hai fatto la tua strada professionale. Com’è la vita di un artista in un periodo di così grossa crisi?

F. Non molto diversa da quella di prima, sempre volta a creare e lavorare. Aumentano indubbiamente le ansie per la situazione economica incerta e se da una parte caricano di meno felicità e ottimismo le opere, dall’altra spingono l’artista a dare di più e aumentano il turbinio emotivo dal quale a volte può nascere qualcosa di nuovo e grande.

Parlaci delle tue opere. In un unico lavoro sei riuscito ad unire la passione per la musica e per la pittura. Come hai fatto?

[blockquote align=”center” variation=”blue”]F. Come detto in precedenza provengo da un passato di arrangiatore/produttore musicale, ed era inevitabile che io trasferissi quel mondo in quello delle arti visive, per non sentire il distacco e manifestare anche ciò che mi appartiene.

Ho proposto in pittura la musica in quasi tutti i suoi aspetti, l’ideazione, la creazione, l’esecuzione, l’ascolto, la danza e i miti fino ad arrivare a dar vita alla playing- art; una forma d’arte dinamica, interattiva e velatamente ludica, volta al coinvolgimento pieno dello spettatore o fruitore nella creazione e sviluppo di una nuova opera attraverso il libero spostamento delle sezioni degli strumenti musicali in quanto calamitati sul supporto[/blockquote]

Marbaf, un altro grande progetto che stai portando avanti con Mario D’Angelo. Parlateci un po’ di questa forma di arte e di quali sono i vostri progetti.

[blockquote align=”center” variation=”blue”]F & M. Si parla spesso di astrattismo, solo come espressione pittorica, senza però riconoscere quanto di astratto c’è intorno a noi al di fuori di quanto rappresentato su tela. Ciò che vogliamo è, semplicemente, rendere evidente tutto ciò, cercando di dare un’identità all’astratto, renderlo riconoscibile perché presente quotidianamente sotto i nostri occhi con varie forme e cromie, nascondendosi in un muro scrostato, in una vecchia barca e in tutto ciò che c’è nel quotidiano.

Dunque i MarbaF nascono dalla forte esigenza di far dialogare in modo non convenzionale le due arti, generando una continuità tra l’espressione astratta della pittura e quella descrittiva della fotografia. I progetti futuri sono di proporre i nostri lavori a nuovi galleristi e a un pubblico sempre più vasto, per far conoscere la nostra visione astratta della realtà.[/blockquote]

Avete delle storie molto particolari. Quali sono state le vostre difficoltà? Riuscite a vivere di ciò che create?

[blockquote align=”center” variation=”blue”]F. Le difficoltà principali arrivano dalla scarsa fiducia di chi sta vicino e dalle istituzioni stesse che non credono nell’arte. Nella fase di start-up è stato difficile dedicarsi a tempo pieno a questa scommessa lavorativa, perché diviso tra vecchio lavoro e famiglia , investendo energie e notti insonni.

La vita artistica rimane pur sempre un sentiero impervio su cui muoversi, con poche prospettive di sbocco lavorativo vero e proprio. E’ chiaro che anche nella vita di un artista ci sono momenti di sconforto, per fortuna pochi, ma non ho mai rimpianto questa scelta anzi ne sono molto felice. Oggi dopo tanti sacrifici e rinunce sono molto soddisfatto, ritengo di essere molto fortunato riuscendo a vivere facendo ciò che mi piace, alla ricerca di traguardi sempre più grandi.

M. Le difficoltà come sempre, ed in tutte le cose, sono state quelle su “come iniziare” e “ da dove”. Una volta raggiunto questo stadio ed avendo le idee chiare tutto scorre più facilmente ma non senza nuove difficoltà. Nonostante il buon successo di critica e di pubblico, essendo il progetto ancora agli inizi, non riesco a soddisfare del tutto i miei bisogni ma rimango ottimista.[/blockquote]

Date alcuni consigli a tutti quei ragazzi che, come voi, vogliono vivere di arte.

[blockquote align=”center” variation=”blue”]F. Il mio consiglio è sempre quello di cercare di vivere una vita con meno rimpianti possibili, ricercare la felicità e inseguire le proprie passioni e attitudini, il tutto accompagnato da una buona dose di sacrificio e serietà. Una saracinesca chiusa, se non la si prova ad aprire, rimarrà per sempre chiusa.

M. Il mio unico consiglio è quello di dedicarsi con piacere, voglia e determinazione a ciò in cui si crede. Ben venga tutto ciò che ne deriva…… anche un 6 al supernealotto.[/blockquote]

 

Ti è piaciuta la storia di Fabrizio e Mario? Conosci altre avventure imprenditoriali simili che vuoi raccontare? Scrivici a red.millionaireweb@gmail.com

Giuseppina Ocello

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