Soddisfatti in ufficio. Ecco il segreto

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Qual è il motivo di principale soddisfazione sul luogo di lavoro? Orari flessibili, maggiori responsabilità, stipendi più alti?

Niente di tutto questo secondo il rapporto sulla job satisfaction, realizzato da Kelly Service, società di consulenza per le risorse umane.

Dal sondaggio che ha coinvolto più di 120mila persone di 31 Paesi (7mila in Italia) emerge che il rapporto con il proprio capo è l’elemento chiave per essere soddisfatti sul luogo di lavoro.

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Gli italiani non mostrano una particolare considerazione per il loro diretto responsabile: stando ai dati siamo i lavoratori più “infedeli”, quelli cioè che abbandonano più spesso un lavoro per un altro. Mentre i più “fedeli” sono i norvegesi.

Il rapporto si sofferma, inoltre, su quello che un dipendente vorrebbe dal suo capo per vedere aumentata la sua soddisfazione e entusiasmo:

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  • Il 51% vorrebbe più opportunità formative;
  • il 47% desidererebbe maggiore chiarezza sulle mansioni da svolgere;
  • il 24% gradirebbe poter operare con maggiore autonomia;
  • il 21% vorrebbe che il proprio lavoro venisse riconosciuto e valorizzato.

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Spesso si afferma che i dipendenti non lasciano l’azienda, lasciano il capo. Per questo motivo, il datore di lavoro dovrebbe agire attivamente per trattenere e attirare i talenti, migliorando la comunicazione con i propri dipendenti e offrendo maggiori opportunità di formazione. Infatti, nonostante retribuzioni e benefit siano fondamentali per aumentare la motivazione dei dipendenti, è curioso notare che per la maggior parte degli intervistati svolgere un lavoro stimolante lo è ancora di più» ha dichiarato Cristian Sala, direttore generale e finanziario di Kelly Services Italia».

Redazione

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2 Commenti

  1. Smettiamola con questi falsi giochi psicologici.
    Un dipendente è soddisfatto in ufficio quando ha autonomia ed è pagato bene.
    Il capo c’entra in parte sicuramente, ma se uno ha uno stipendio da fame hai voglia ad essere soddisfatto.
    Viviamo quotidianamente la crisi, ci si tiene stretti il proprio lavoro per avere due soldi a fine mese. Le aziende lo sanno benissimo e la qualità dei salari e della vita lavorativa ne pagano la conseguenza.
    Chi non lavora sogna di farlo e chi lavora ha paura di perderlo e accetta situazioni particolarmente stressanti perchè la scelta è poca a meno di ridurre lo stipendio, accettare apprendistati assurdi o vivere di lavori determinati con contratti da un mese per volta.
    Dovremmo avere il coraggio di vedere certe cose.
    Lavoro stimolante ok, ma in Italia si è ricompensati ancora per questo ?

  2. Credo che chi ha condotto la ricerca abbia valutato la cosa dove la correttezza media del datore di lavoro è di gran lunga superiore a quella italiana. 31 paesi coinvolti. Regole più chiare e certe, ovvero minore falsità, sia dei lavoratori che dei capi. Si accetta meglio un capo odioso o salari bassi se c’è chiarezza.
    La soddisfazione lavorativa in Italia è figlia di tanti altri fattori. Il prof Avallone, psicologo del lavoro in Italia, nei suoi lavori, specie quelli sul benessere organizzativo e sui fattori psicosociali critici, indica il salario come responsabile di meno del 50% della soddisfazione lavorativa.
    In questa ricerca invece si esaminano persone che cambiano lavoro. Ovvero quelli che “possono farlo”. Gli altri schiavizzati sottopagati non sono il focus.

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