Sono l’inventore di Twitter sarò il sindaco di New York

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Voleva studiare Scienze politiche, ha fatto Informatica. Appassionato di mappe e città, ha disegnato Twitter pensando ai taxi. Ma la sua più grande aspirazione è diventare il primo cittadino della Grande Mela. Ritratto di Jack Dorsey, 36 anni

[blockquote align=”center” variation=”teal”]A 15 anni avevo già in testa l’idea alla base di Twitter. A quei tempi ero affascinato da tutto ciò che si muove in una città: i taxi, le ambulanze, i servizi di consegna. La mia passione erano le mappe. Ne avevo a decine, le studiavo, me le portavo ovunque.

Un giorno ho pensato: sarebbe bello trasferirle sullo schermo di un computer, e inserire dei punti che illustrino il movimento dei veicoli.[/blockquote]

A parlare così è Jack Dorsey, l’inventore di Twitter, il social network di messaggi da 140 caratteri con cui far sapere al mondo cosa stiamo facendo in un determinato momento.

Quando suo padre porta a casa il primo Ibm, Jack mette in pratica la sua idea.

Per far muovere i punti sullo schermo, passa ore ascoltando le frequenze radio di Polizia e ambulanze, e riporta a mano la loro posizione.

Ma ancora quei punti non hanno alcun significato: è soltanto quando troverà online i database pubblici dei taxi e corrieri di Manhattan e riuscirà a importarli nel suo programma che quei punti rappresenteranno i veicoli che circolano in città.

Ero estasiato: vedevo New York che pulsava, respirava davanti a me.

Dorsey è un uomo dalle idee semplici ma rivoluzionarie. Ma quello di Twitter non è stato un progetto concretizzatosi in poco tempo, ma un lungo percorso fatto di riflessioni, piccole sconfitte, cambiamenti di rotta, risalite.

È uno dei più grandi innovatori dei nostri tempi. Visionario, appassionato, curioso del mondo che lo circonda. Determinato e orientato all’obiettivo, ma profondamente semplice

dice a Millionaire uno dei maggiori esperti americani di tecnologia, David Kirkpatrick (www.techonomy.com), che ha incontrato Dorsey più volte.

Da Saint Louis a New York

Jack viene da una famiglia di piccoli imprenditori di Saint Louis, nel Missouri.

Sua madre aveva un coffee shop, suo padre una pizzeria, sono loro a trasmettergli la passione per l’imprenditorialità

spiega Kirkpatrick.

Mentre Jack frequenta la scuola, è proprio la mamma a trovargli il primo lavoro, uno stage in una software house di Saint Louis.

Il capo di questa società si chiamava Jim McKelvey. Era entrato nel locale della mamma di Jack raccontando di avere un disperato bisogno di un programmatore.
Intanto Jack decide di rimanere a Saint Louis e si iscrive alla facoltà di Informatica. La sua ossessione per i veicoli che circolano nelle città continua: inventa software per gli scambi di messaggi tra reti di taxi, corrieri, veicoli di emergenza. Molti di essi sono tuttora in uso in alcune compagnie di taxi.

Un giorno, navigando nel Web, si imbatte in una società di consegne veloci di New York, la Dms, e scopre un buco informatico nel sistema. Manda una email, dicendo di sapere come fare a risolverlo.

E aggiunge:

A proposito, io disegno software per la messaggistica veloce.

Il Ceo della società, Greg Kidd, lo chiama subito per un colloquio e gli offre un lavoro come capo programmatore.

È così che Jack, non ancora 21enne, si trasferisce a New York. E si iscrive alla New York University. Presto, come accade nella migliore tradizione dei grandi innovatori degli ultimi decenni (Gates, Zuckerberg e Jobs), Dorsey lascerà l’università.

L’occasione è il boom che Internet sta avendo in quegli anni.

È il 1998 e tutti si stanno lanciando in questo nuovo settore. Il centro del mondo è San Francisco, ed è lì che Dorsey e Kidd, che nel frattempo sono diventati amici, si trasferiscono per fondare la loro società: si chiama dNet, si occupa di servizi di consegne online.

I due soci trovano chi li finanzia, assumono un amministratore delegato, ma poi la bolla di Internet esplode e litigano con il Ceo, che li butta fuori dalla società.

Le passioni di un inventore

Dopo il fallimento di dNet, Jack ritorna a Saint Louis e per un po’ decide di allontanarsi dai computer. Si mette a fare l’illustratore di botanica, una passione che aveva sin da ragazzino, quando nei giardini della sua città ricopiava i fiori con la matita su un foglio di carta. Un’attività che secondo lui si avvicina a quella di disegnare programmi software: una perfetta integrazione tra arte e scienza.

Dorsey è una persona affascinata dal mondo che lo circonda. Ha moltissimi interessi, cosa piuttosto inusuale tra gli appassionati di tecnologia

dice Kirkpatrick.

Poco dopo, infatti, quando decide che il disegno non è la sua strada, va da un massaggiatore per farsi curare il polso dolente per il troppo disegnare e si innamora anche di questa professione.

Fa un corso, ottiene un diploma poi torna a San Francisco. Ma quando si accorge che in città c’è un’ampia offerta di massaggiatori, torna a occuparsi di software.

Jack, il tenace

Jack non ha mai smesso di pensare alla sua idea originaria

conferma Kirkpatrick.

Ogni innovatore ha bisogno di perfezionare la sua idea, di tornarci su più e più volte, di provare tante strade per realizzarla.

Così, questo ragazzo del Missouri che a quei tempi aveva i capelli da rasta, gli orecchini e l’anello al naso, passa notti insonni a disegnare e schematizzare il flusso dei suoi pensieri. Fino a che una notte di luglio del 2000 mentre si trova al Golden Gate Park ha un’illuminazione:

Fino a quel momento mi ero soffermato sulla comunicazione tra veicoli. Improvvisamente ho pensato: perché non fare la stessa cosa per i miei amici? Cosa succederebbe se in qualsiasi posto io mi trovi, possa prendere il mio cellulare e comunicare agli altri cosa sto facendo in quel momento e ricevere notizie anche da loro?.

Jack chiama questo ipotetico servizio Stat.us, perché avrebbe dato notizia sullo “status” di una persona. E lo implementa da solo.

Avevo uno dei primi Blackberry, ho messo a punto un programma con cui mandavo email in contemporanea a tutti i miei amici. Ma nessuno mi rispondeva e soprattutto nessuno aveva ancora un dispositivo mobile in grado di mandare email.

Insomma, i tempi per apprezzare questa idea non sono maturi. Bisognerà aspettare il 2006, quando scambiarsi messaggi diventerà un’abitudine consolidata e Jack conoscerà Biz Stone e Evan Williams, che gli permetteranno di mettere in pratica la sua idea.

Nasce Twitter e Jack toglie l’orecchino al naso

L’occasione di conoscere i futuri co-fondatori di Twitter si palesa quando Jack avvicina una società di nome Odeo.

Faceva podcasting e aveva bisogno di programmatori, Jack non fa fatica a essere assunto. Il caso vuole che proprio in quel periodo Apple stia lanciando iTunes, e il futuro per Odeo sia grigio. Un giorno il fondatore della società, Evan Williams, chiede ai suoi dipendenti di tirar fuori nuove idee.

ADorsey stava mangiando cibo messicano seduto su un’altalena del parco quando illustra ai suoi colleghi la sua idea di Stat.us

rivela il New York Times.

Williams comprende subito che l’idea è quella giusta e dà a Jack due settimane di tempo per costruire un prototipo del programma aiutato da un altro tecnico della società, Biz Stone.

Il progetto si chiamerà twttr, un nome ispirato all’allora già fortunato Flickr e ai cinque caratteri di lunghezza dei numeri brevi per l’invio degli sms negli Usa.

Avevo trovato le persone giuste. Williams e Stone erano blogger, capivano l’importanza dello scambio di messaggi

spiega Dorsey.

Twitter nasce dunque come progetto “laterale” all’interno di un’altra società. Intanto Jack frequenta un corso per stilisti. Quando nascerà Twitter, nel luglio 2006, Dorsey abbandonerà anche questa velleità. E quando, nel 2007, Dorsey è nominato Ceo e ha un round di finanziamenti da cinque milioni di dollari, si toglie l’anello dal naso.

Arriva Square

Dal 2007 al 2008 Twitter è il social network che registra il più alto incremento di utenti e di visitatori unici. Ma nell’ottobre 2008 Dorsey è estromesso dalla guida della società, ed è Williams a diventare Ceo.

Non era ancora maturo per guidare un’azienda, aveva fatto molti errori

racconta Kirkpatrick.

a ormai Dorsey pensa a se stesso come a un imprenditore, vuole trovare una nuova idea. E la trova parlando con il suo vecchio amico Jim McKelvey, colui che per primo lo aveva assunto con uno stage a Saint Louis. McKelvey nel frattempo si era dato alla vendita di oggetti d’arte e gli racconta che un giorno non era riuscito a incassare un pagamento di 2mila dollari perché non aveva il Pos.

Da questa chiacchierata nasce l’idea di Square, un sistema che consente a chiunque, dal dogsitter all’idraulico, di accettare pagamenti con carta di credito, utilizzando come terminale uno smartphone.

La tecnologia è semplicissima: un piccolo lettore di carte di credito (un quadratino bianco) che si riceve gratuitamente e può essere collegato al jack audio di un dispositivo Apple (iPhone, iPad o iPod Touch) o di un cellulare Android. Il pagamento è effettuato con poche mosse.

Se il business di Square è chiaro (la società trattiene una percentuale del 2,75% per ogni transazione, che include anche la commissione che va alla banca), un po’ più farraginoso è quello di Twitter. Afferma Kirkpatrick:

Gli Ads inseriti tra un messaggio non creano entrate sufficienti.

I ricavi di Twitter derivanti dalla pubblicità ammontavano a 45 milioni di dollari nel 2010 (contro gli 1,86 miliardi di Facebook).

Dorsey vede le sue creazioni come strumenti per conferire potere alle persone, mira a una democratizzazione del mondo.

In fondo, come ha rivelato l’anno scorso in un discorso a Stanford, quando si è trattato di scegliere l’università, era indeciso tra Scienze politiche e Informatica, perché vedeva enormi attinenze tra lo scrivere un programma politico e uno per computer. Poi ha scelto Informatica perché consente di controllare gli effetti del proprio lavoro in poco tempo.

Ma la sua maggiore aspirazione è quella di diventare sindaco di New York. Per continuare a sognare con la mappa della città.

La lezione di Jack

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  • 1. Disegna la tua idea

Se hai un’idea ma è ancora a uno stato iniziale, inizia a disegnarla. Tirala fuori dalla testa, mettila su un pezzo di carta. Guardala da una prospettiva diversa.

  • 2. Condividila: ti accorgerai se funziona

Quando Jack mandava i primi messaggi agli amici, non riceveva alcun feedback. Significava che a quei tempi non poteva funzionare. Forse non era ancora il momento giusto per implementarla.

  • 3. Aspetta il momento giusto

Non buttare via le tue idee, tienile da parte. Magari ci sarà un momento più favorevole per realizzarla.

  • 4. Riconosci la fortuna quando arriva

Succede che a un certo punto la fortuna arriva. Ma bisogna saperla riconoscere. Impara a sfruttare anche la crisi.

  • 5. Perfezionala continuamente

Twitter e Square sono progetti in continua evoluzione.

Vogliamo rendere Twitter più semplice e Square uno strumento credibile, di cui la gente si fidi. E in questo caso è molto importante l’estetica, l’interfaccia con l’utente

dice Dorsey.[/styled_list]

Tiziana Tripepi, Millionaire 3/2012

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